Al giorno d'oggi la depressione è uno dei disturbi più gravi e diffusi che affliggono la vita di milioni di persone. Molti medici persuadono sul fatto che la depressione sia una malattia curabile, ma coloro che ne sono affetti spesso pensano che nulla possa aiutarli a superare quel grande insieme di emozioni negative e dolore fisico. Quelle persone, che hanno affrontato i più profondi sentimenti di disperazione e frustrazione, sanno già quanto sia terribile il velo della depressione. Capiscono che è estremamente difficile superare questo disturbo senza un aiuto esterno. Pertanto, se le persone più care e più vicine a voi sono depresse, dovreste sapere che il vostro sostegno e incoraggiamento sono significativi. Dovreste essere pronti a sacrificare il vostro tempo con loro, fare più cose possibili per riempire la loro vita con gioia e positività. Ecco, dunque, alcuni piccoli consigli validi che possono aiutarvi ad aiutare una persona che soffre di depressione. 

Molte volte siamo così concentrati sul discorso che stiamo affrontando con una persona, da dimenticare tutto il resto!

Quante volte, conoscendo qualcuno di nuovo e stringendogli la mano, siamo così concentrati a pronunciare il nostro nome da non prestare attenzione al nome altrui?
Quante volte siamo così coinvolti nel raccontare una nostra esperienza, da non renderci nemmeno conto che l’altra persona si è po’ stufata del nostro parlare e vorrebbe interrompere la conversazione? Oppure viceversa, siamo noi quelli un po’ stufi di ascoltare mentre l’altro interlocutore non si accorge della nostra noia! 
Osservare un pochino chi ci sta di fronte e, viceversa, prestare attenzione anche al nostro comportamento, può esserci di aiuto in molteplici situazioni: in una discussione col fidanzato per capire se sta mentendo o dicendo la verità, in un colloquio di lavoro per dare una buona impressione al selezionatore del personale, e così via, in qualsiasi tipo di conversazione ci capiti nella vita!
E’ una falsa credenza pensare che il contenuto di un discorso sia tutto esplicato dalle parole pronunciate. In realtà il senso di una frase cambia moltissimo a seconda del tono di voce adoperato, dal timbro, dall’espressione facciale stampata sul volto di chi pronuncia la frase, dal contesto, dalla posizione che assume il corpo di chi parla. 
Questo grafico ben rappresenta in percentuale quanto le componenti verbale, para-verbale e non verbale della comunicazione sono coinvolte nell’attribuzione di significato in un discorso:

 

comunicazione-non-verbale-grafico



Il livello VERBALE è quello delle parole.
Il livello PARAVERBALE è definito dalla qualità della voce: volume, tono, timbro, ritmo, velocità.
Il livello NON VERBALE è definito dall’atteggiamento del corpo: la postura, i movimenti, la respirazione, il colorito della pelle.
I livelli PARAVERBALE e NON VERBALE trasmettono informazioni pari complessivamente al 93% del contenuto trasmesso!!
Ecco perché è così importante prestare attenzione a tutto, meno che alle parole!

Ora, per concludere, vorrei fornirvi alcuni “trucchetti” per la lettura del comportamento altrui:
 Iniziamo dalla posizione da seduti: se la persona innanzi a voi è un uomo e si siede con le gambe aperte significa che è sessualmente interessato alla vostra persona; viceversa, se l’uomo si presenta con le gambe accavallate, significa che è ben poco disponibile all’incontro sessuale, quindi è poco attratto da voi.
 Se la persona con cui dialogate si gratta il naso (esattamente sotto le narici) significa che prova disgusto/disaccordo per quello che state dicendo. Se invece si strofina il naso con il dito per tutta la lunghezza dello stesso, significa che vi sta mentendo.
 Quando una persona si avvicina e vi toglie un “pelucco” di dosso, non offendetevi! Si tratta di un comportamento affettuoso, molto simile al grooming adottato dalle scimmie!!
 Quando un uomo/donna gioca con l’anello che porta al dito togliendolo leggermente per poi rimetterlo, significa che ha disponibilità sessuale verso di voi. Il togliere e rimettere l’anello è infatti immagine dell’atto sessuale.
 Quando una persona con cui dialogate distoglie gli occhi da voi per guardare un attimo attorno a sé, significa che non è interessata al vostro argomento e scruta l’ambiente per cercare eventuali “vie di fuga”.
 Se la persona con cui dialogate dirige la punta dei piedi leggermente verso la porta, anche in questo caso non è interessata al discorso e non vede l’ora di andarsene!

Potrei elencarvi una infinità di situazioni di questo tipo. Purtroppo non posso dilungarmi in questa occasione. Mi congedo lasciandovi un ultimo consiglio: pensateci bene prima di salire in automobile con chi guida con un cappello in testa! Chi guida con il cappello è una persona molto insicura di sé. Da un punto di vista Psicoanalitico, è come se volesse tornare nell’utero materno. Si tratta quindi, data la sua insicurezza, di una persona abbastanza pericolosa al volante.

 

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Bellezza, una parola che contiene tanti significati e valori che convergono all’interno di un solo ed unico sostantivo ed è proprio per questo che mi chiedo se sia possibile racchiudere tale concetto in una banale definizione generica. Ogni singolo individuo ha un modo unico e personale di concepire il bello: osservando un semplice paesaggio una persona potrebbe rimanere totalmente folgorata dal suo incredibile splendore ma non possiamo generalizzare questa sensazione e affermare che quella sia per tutti la bellezza poiché un altro soggetto potrebbe preferire il prestigio di un abito firmato o il fascino di un libro di racconti. La bellezza è percepita specialmente in base ai gusti delle persone e non tutti sono in grado di coglierne la reale essenza. Viviamo in una società che costantemente ci spinge a fare i conti con il tarlo della bellezza associata meccanicamente all’idea di perfezione. Ma cos’è la perfezione? Ma soprattutto, siamo sicuri che esista davvero? Paradossalmente potremmo affermare che ogni singolo difetto costituisce una forma di bellezza perché è proprio la diversità e la singolarità di quell’imperfezione a renderla così bella. Bisognerebbe superare la barriera delle apparenze e mostrare più curiosità nell’andare a fondo nell’anima di una persona e non ci si dovrebbe soffermare a quello che pensiamo.

 

 

Nella maggior parte dei casi il nostro cervello giudica la percezione di un fenomeno, la superficialità di un individuo, la sua facciata più visibile ma non sempre le nostre sensazioni sono fondate su un qualcosa di reale dunque spesso si dovrebbe approfondire quella che è un’impressione, bisognerebbe cercare di capire le motivazione che magari spingono una persona ad assumere un determinato atteggiamento o a compiere una certa azione ma soprattutto è necessario che si smetta di essere giudici pronti ad emanare sentenze condannando gli altri per paura di guardare in se stessi. Non esiste cosa che possa essere fissata in un’etichetta stabilita, non c’è alcun elemento che possa essere circoscritto ad un pensiero singolare, ci sono realtà che variano, che si trasformano in base a ciò che esse comunicano, che cambiano in base a come appaiono agli occhi degli altri. È proprio l’apparenza un elemento che contraddistingue la bellezza, un muro così sottile eppure così difficile da abbattere e parliamo di un’apparenza che va distinta totalmente dalla frivolezza e la vacuità ma ci riferiamo ad una maschera enigmatica che ogni persona indossa ed è soltanto chi riesce a scoprire cosa si nasconde dietro di essa che può affermare di aver trovato la reale bellezza. La bellezza non è solo l’involucro esteriore, è sinonimo di intelligenza, creatività, generosità, curiosità, fervore, coraggio: la bellezza è dentro ognuno di noi, la bellezza siamo noi.

 

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L'amore come l'arte di vivere liberi in coppia. 

Con quali nuovi propositi avete cominciato l'anno nuovo? Uno dei miei propositi per il 2013 è quello di andare in luoghi sconosciuti, conoscere nuove persone e leggere libri che istintivamente non avrei mai letto. "L'arte di...Amare e farsi Amare" di Omar Falworth è uno di questi libri. Ed è stata una piacevole sorpresa. Con uno stile semplice e diretto ed una forma destrutturata (da "nonlibro"), l'autore ci invita ad abbandonare qualsiasi idea preconcetta dell'amore e lasciarsi andare agli imprevisti che la vita ci porta.
L'amore, secondo Falworth, richiede maturità emotiva, sforzo, saggezza, intelligenza ed autoironia. Per amare in maniera dinamica ed a alti livelli non solo ci vogliono sentimenti sinceri e profondi ma anche una mente elastica e flessibile.
Molti vivono amori statici e bisognosi perchè condizionati dalla compensazione inconscia di proprie insicurezze o di propri bisogni emotivi irrisolti. Molti hanno bisogno di chi amano, quindi amano per ricevere e non per la gioia di dare fine a se stessa.

L'amore gioioso corriposto è invece dinamico e si trova ad un livello più alto perchè non nasce da insicurezze, dalla paura della solitudine o da bisogni emotivi. L'amore gioioso è quello che si prova quando si ama per dare, senza pretendere nulla in cambio e si è sinceramente felici della felicità del partner. E' un amore adulto che conosce poco la gelosia, i ricatti emotivi, le limitazioni della libertà propria ed altrui, le critiche distruttive o i tentativi di cambiare il partner come lo si vorrebbe. Implica "accettare pienamente il proprio partner e farsi accettare pienamente da lui", imparando a vedere i difetti dell'altro non come limiti ma come stimolanti differenze.

 

arte di amare e farsi amare


Falworth vede l'amore come l'arte di vivere liberi in coppia.
Il suo pensiero si riassume in queste suggestive parole, tratte dal libro stesso:

"Amare una persona è.../ averla senza possederla; / dare il meglio di sé / senza pretendere nulla in cambio; / desiderare di stare con lei, / senza essere spinti dal bisogno di alleviare / la propria solitudine; / temere di perderla senza essere gelosi; / aver bisogno di lei / senza esserne dipendenti; / aiutarla senza aspettarsi gratitudine; / essere legati a lei pur restando liberi; / essere tutt'uno, pur rimandendo se stessi. / Ma per riuscire in tutto ciò, / la cosa più importante da fare è.../ ... accettarla così com'è, / senza pretendere che sia come si vorrebbe".

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I 5 errori da non fare a lavoro. 

Che tu sia una novellina nel tuo posto di lavoro o una veterana di lunga data, ci sono alcune trappole che possono bruciare la tua vita professionale in breve tempo. Ecco quali sono e come evitarle.

- SOVRACCARICARTI. Ognuno di noi ha degli obiettivi professionali, ma sovraccaricarsi di lavoro per raggiungerli prima o per emergere non paga. Ogni meta si raggiunge camminando, e ogni cammino è fatto di singoli passi. Gestisci le tue attività suddividendole in compiti più piccoli, distribuiscili in modo equilibrato in rapporto al tuo tempo. Non cercare di fare troppe cose per impressionare il tuo capo: rischi da una parte di fare le cose male (si sa che la fretta non è amica della qualità) e dall’altra di non vedere il tuo lavoro valutato giustamente. In effetti, se ti affidano un progetto importante e tu lo termini in 2 giorni, la cosa potrebbe destare qualche sospetto. Vedere invece un lungo lavoro e molta dedizione è una garanzia di impegno e qualità, e senza dubbio sarà premiata. Senza contare che ti eviti tanto stress inutile.
- Lasciarti coinvolgere nel GOSSIP DA UFFICIO. La tentazione è forte, sapere intrighi e intrallazzi dei vicini di scrivania è come avere davanti un vasetto di Nutella. Però sappi che è un’abitudine pericolosa, che potrebbe creare litigi e incomprensioni. Meglio lasciar stare, sfoga la tua voglia di pettegolezzo con i vip delle riviste patinate, loro tanto non si offendono ?!
- RIMANDARE. All’estremo opposto del punto 1, c’è la procrastinazione, cioè il rimandare all’infinito un lavoro. Un compito noioso o difficile non migliorerà posticipandolo, quindi meglio iniziare subito. Vedrai che dopo la prima mezzora sembrerà meno tragico (ricorda il detto “chi comincia è a metà dell’opera”). Per renderlo meno faticoso, puoi provare a dividerlo in sotto-attività, più brevi e facili. Oppure puoi cercare di renderlo più divertente, magari mettendo un po’ di musica di sottofondo mentre lavori o facendolo di venerdì (essendo l’ultimo giorno prima del weekend tutto sembra più leggero).
- RICERCARE GRATIFICAZIONI. Sai bene ciò che vuoi, e possibilmente vorresti averlo subito. Ecco perché cerchi di svolgere i tuoi compiti in modo eccellente, però sbagli se ti aspetti di vedere riconosciuti i tuoi meriti all’istante. Alle volte ci vogliono mesi per ricevere un “Brava!”. Non scoraggiarti, non ti arrabbiare: lasciandoti andare a sentimenti negativi rovinerai l’atmosfera e la qualità del tuo lavoro. La gratificazione più importante è sempre quella che dai a te stessa: devi essere tu la prima ad essere contenta del lavoro che hai svolto, perché conferma le tue capacità e ti permette di accrescere la tua esperienza. Continua a dare il meglio e vedrai che tutti gli sforzi verranno premiati.

 

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- NON CURARE IL TUO ASPETTO. Conosci il detto “vestiti per il lavoro che vorresti, non per quello che hai”? Anche se le tue giornate passano dietro a una scrivania e hai poco contatto col capo o con i clienti, questo non vuol dire che puoi andare al lavoro in pigiama! Purtroppo, mai come nel lavoro l’abito fa il monaco. Per cui, senza esagerare, prendi l’abitudine di scegliere con cura i tuoi abiti e abbi sempre un aspetto il più possibile curato. Darai un ulteriore segno di professionalità e questo non potrà che giovare alla tua carriera!

 

Sai che esiste finalmente un sistema di Gestione del Tempo studiato apposta per le Donne?! Un metodo per organizzare il LAVORO, la CASA e la FAMIGLIA in modo da avere PIU’ TEMPO PER TE STESSA e per le cose che ami.

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