“Grazie ‘inserire grado di parentela/persona a vostra scelta’ per questa splendida trousse! Non sembra per niente presa sulle bancarelle avendo un marchio giappocinesecoreano! Chissà quanto l’avrai pagata! Ma non dovevi! … “

…Ben detto! Non dovevi! Perché comprandomi un prodotto del genere mi inviti con piacere a contrarre qualche irritazione sulla pelle! Della serie “ciambelloni intorno agli occhi: tratto da una storia vera” o “la ragazza chiazza: il film”.
Se fortunatamente avete ricevuto cosmetici affidabili, buon per voi. Per coloro che hanno ricevuto una serie di cosmetici dalla visibile scarsa qualità, o per coloro che posseggono grandi quantità di cosmetici, scopriamo se sia il caso di tenerli o meno nel nostro beauty case!

- Dietro i vostri cosmetici, c’è raffigurato un barattolino dove sopra sono scritti dei numeri seguiti da una “M”. La M sta per Mesi, il numero sta per quanti mesi può essere utilizzato. I mesi in cui può essere applicato quel cosmetico partono dal momento in cui lo aprite per la prima volta e lo utilizzate. Sappiate che è un periodo approssimativo, in ogni caso tenete conto che i trucchi in crema hanno una durata inferiore a quelli pigmentati.
- Se una volta applicato il prodotto sentite la pelle pizzicare, o gli occhi prudere, è buona norma togliere il trucco e magari controllare la sua scadenza. Potrebbe essere sintomo di una pelle stanca perché magari avete dormito poco, ma potrebbe anche riguardare una vera e propria allergia o un rigetto di un determinato cosmetico scaduto!
- Tenete sempre i cosmetici in luoghi freschi. Evitate di portarli al mare perché sotto il sole si rovinano prima e rischiano di sprigionare oli che di norma dovrebbero farlo durare ma rischiate così di fargli fare l’effetto contrario.

 


OMBRETTI e CIPRIE: In media durano un anno, alcuni anche di più. Quelli in crema possono durare addirittura la metà del tempo di quelli in polvere.
Il vostro ombretto e la vostra cipria dovrebbero fare un biglietto solo andata per il cestino quando:
1. Si forma una patina scura e opaca sopra. (cosa che può anche succedere se magari il pennello che avete usato era inumidito)
2. Emana un odore, quasi acido, differente da quando l’avete aperto per la prima volta.
3. Non possiede più la sua compattezza ed è più polveroso. Perciò, quando lo andate ad applicare, non riuscite a stenderlo in modo omogeneo e forma delle chiazze.

ROSSETTI: La loro durata dipende dalla loro composizione. Possono durare anche più di un anno. Alcuni gloss a lunga durata possono durare anche solo dei mesi. Essendo cosmetici in crema, sono una calamita per i batteri. Tenetene sempre cura e cercate di non prestarli a destra e a manca.
Il vostro rossetto deve fare le valigie per il cestino quando:
1. La sua consistenza è cambiata e risulta più liquida, granulosa o appiccicosa da come risultava prima.
2. Presenta macchie di colore scuro.
3. Emana un odore acido.

MATITE: La durata delle matite varia per il solito discorso della loro composizione. Vi accorgete subito quando una matita non va bene al vostro occhio perché se l’applicate all’interno dell’occhio e pizzica va immediatamente cambiata o gettata.
La vostra matita raggiunge dritta dritta il cestino senza passare dal via quando:
1. Emana odore cattivo.
2. Non colora più. Sappiate che le matite non vanno spinte per far si che colorino. Se dovete farlo non è più una matita che adempie al suo lavoro di make up!

FONDOTINTA e CREME: la durata del fondotinta di solito è di un anno. Qui c’è da stare molto attente. Perché è un prodotto che viene applicato ed esteso su tutta la pelle del viso. Perciò, se vecchio o scaduto, potrebbe causare un’irritazione coi fiocchi.
Il vostro fondotinta fa un salto mortale nel cestino quando:
1. Se agitato prima dell’uso (cosa da fare sempre prima della sua applicazione) presenta ugualmente striature e non un colore omogeneo.
2. Emana un odore sgradevole.
3. Se il prodotto trasuda liquido oleoso sulla superficie o risulta grumoso. Ciò significa che gli ingredienti della formula si stanno separando perdendo così la sua funzionalità.

SMALTI: La durata dello smalto dipende soprattutto dalla manutenzione dello stesso. Sbattete gli smalti prima dell’uso. Se vi capitano sotto mano per caso ma non dovete usarli, sbatteteli comunque. Richiudeteli sempre per bene e ogni tanto ripulite l’avvitatura del collo della boccetta.
Il vostro smalto va al patibolo nel cestino quando:
1. Anche diluito con l’acetone o il diluente la sua consistenza è pastosa e risulta quasi impossibile stenderlo.
2. Il pennellino è rovinato e secco e vi impedisce di applicare lo smalto sull’unghia.

Ora passate in rassegna i vostri cosmetici e cercate di eliminare quelli che presentano le situazioni qui sopra descritte. Ricordate che ogni cosmetico se tenuto con cura può avere una durata e una funzionalità maggiore della norma. Tenete la sacchetta dei vostri trucchi, le trousse e i beauty case in luoghi freschi e asciutti. Evitate di esporle a fonti di calore e mi raccomando, diavolette, non riciclate il regalo scadente!

 

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Questo mercoledìVeg dedichiamo la nostra attenzione a un argomento molto dibattuto e che nel corso di quest’anno potrebbe mettere un punto e andare, definitivamente, a capo, con un periodo tutto nuovo e migliore nel campo della sperimentazione. Prima di schierarsi da una parte o dall’altra, è bene sapere alcune cose. Circa 500 milioni di animali sono immolati ogni anno nei laboratori di sperimentazione. Il 60% è usato dalla ricerca farmacologica, il restante 40% si divide tra la ricerca medica (studio delle malattie) e i test: psicologici, bellici, didattici e sui cosmetici. Capitolo a parte per i test sulla tossicità che sono effettuati in tutte le categorie e rappresentano, complessivamente, il 75% di tutti gli esperimenti. I laboratori privati sono i più prolifici nella pratica vivisettoria (60%), seguono le università e le scuole di medicina (33%) e i laboratori pubblici (7%). In questi luoghi, gli animali possono essere, impunemente: avvelenati, devocalizzati, ustionati, accecati, mutilati, affamati, decerebrati, congelati, infettati e sottoposti a scariche elettriche. La Direttiva 2010/63/EU, quella che l’Iniziativa Cittadini Europei vuole far abrogare, approvata dal Parlamento europeo l’8 settembre del 2010, elenca e quindi appoggia, tra i metodi di soppressione degli animali, anche: la dislocazione del collo, la distruzione del cervello, l’uso del biossido di carbonio, il colpo della percussione alla testa, la decapitazione, il colpo a proiettile libero con fucili o pistole, l’elettrocuzione e il dissanguamento. Ricordando che il “modello animale”, nella sperimentazione, non è predittivo per l’uomo, viene da chiedersi: ma tutto quest’orrore è realmente necessario? Perché si continua a perpetrare? E ancora: può l’opinione pubblica, che già dal 2006 e con una percentuale dell’86% contraria (dati Eurispes) ai metodi vivisettori, fermare questa poco etica e antiquata metodica sperimentale?  Andiamo per ordine. Negli ultimi anni, gran parte del mondo scientifico va denunciando la fallacia e la pericolosità della sperimentazione in “vivo”. Nel 2009, a Roma, il documento finale del “VII Congresso Mondiale sui metodi alternativi e la sperimentazione animale”, stabilì che esistevano nuovi metodi per ottenere risposte più affidabili, esaustive, rapide, economiche e annunciò la fine della sperimentazione animale. Anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche, NRC (USA), annuncia la necessaria e graduale scomparsa dei test condotti sugli animali, sostenendo che siano poco affidabili. E non a caso, New Scientist, British Medical Journal, Scientific American, Nature, tutte riviste scientifiche tra le più lette e accreditate, danno sempre maggiore spazio alla contestazione sulla sperimentazione animale, aprendo dibattiti sulla nuova e valida sperimentazione in “vitro”. E’ proprio questa l’alternativa CrueltyFree alla vivisezione.

 

vivisezione

 

Nel 1885 si scoprì che le cellule potevano essere tenute in vita al di fuori del corpo. Da allora, le tecniche per far crescere e mantenere in vitro queste cellule di tessuti e organi, sia umani sia animali, si sono enormemente evolute, tanto che oggi è possibile utilizzare tessuti propriamente umani, per conoscere meglio il funzionamento del nostro organismo, studiare le malattie e testare nuovi farmaci, evitando così di infierire sugli animali vivi.  Le strutture che si occupano delle colture in vitro di cellule, tessuti e organi adatti alla ricerca, recuperandoli dai “rifiuti sanitari” (scarti chirurgici, tessuti di donatori non adatti ai trapianti e tessuti post-mortem), sono le Banche di Tessuti Umani. È evidente che operare attraverso la sperimentazione in ”vitro“, e non in “vivo”, sia meno crudele, dannoso e anche più economico, visto l’utilizzo di materiale di “scarto” ... forse, saranno gli interessi economici, più degli altri, a ostacolare il superamento della vivisezione? ... Comunque, la comunità civile da aprile 2012, ossia da quando un milione di firme ha fatto sì che i cittadini europei possano partecipare, direttamente, all’attività legislativa dell’Unione Europea, obbligando la Commissione ad analizzare le loro richieste e a essere ascoltati, può ora schierarsi e cambiare in concreto il corso della storia. Come? Con una semplice e indolore FIRMA, attraverso l’Iniziativa dei Cittadini Europei Stop Vivisection. Per firmare www.stopvivisection.eu 

 

Quando utilizziamo un detergente, così come qualsiasi altro prodotto a contatto col nostro corpo (bagnoschiuma, shampoo, anche il dentifricio) dobbiamo fare attenzione agli elementi che compongono il prodotto: alcuni sono dannosi per la salute della nostra pelle. 

Nell’Inci (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) gli ingredienti del prodotto sono scritti in ordine decrescente di concentrazione. Al primo posto viene indicato il componente contenuto in percentuale più alta.

 

Vediamo insieme come leggere l'etichetta sulla confezione del detergente:

Ottimi componenti sono i polideceni, i derivati dagli zuccheri, i tensioattivi vegetali. 

Non devono esserci SLES o SLS (sodio laureti ere solfato o sodio lauril solfato), componenti altamente schiumogeni che delipidizzano lo strato superficiale della pelle (strato corneo), compromettono la funzionalità di alcuni enzimi altrimenti importanti per l’equilibrio idrolipidico. 

Non devono esserci derivati del petrolio, che hanno a lungo andar un’azione macerante e occlusiva della pelle (non devono perciò comparire: petrolatum, paraffinum liquidum, carbomer, akrilates copolimer). 

Non deve comparire la scritta EDTA (stabilizzante chimico usato nei cosmetici, altamente inquinante). 

Non devono comparire triclosan (antibatterico potente, irritante ed allergizzante).

Tra i conservanti non devono essere presenti: himidazolidynurea, phenoxyethanol, katon, BHA e BHT (si sono dimostrati disturbatori endocrini).

Non devono essere presenti etossilati altamente allergizzanti: due molecole di ossido di etilene formano diossina.

 

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Spesso tendiamo ad acquistare prodotti economici per rinunciare a prodotti specifici farmaceutici a causa degli alti costi, ma è sufficiente prestare una maggiore attenzione ai detergenti esposti nei normali supermercati o nei negozi dedicati alla cura della persona, per reperire prodotti validi a prezzi più contenuti. Cerchiamo sempre di scegliere la tutela della nostra salute!

 

Per saperne di più: Come evitare i prodotti di bellezza con derivati chimici

 

Per i prodotti di bellezza venduti nell’Unione Europea, l’11 marzo, è una data storica. Per un duplice motivo. Il nuovo regolamento europeo sui cosmetici prevede infatti da un lato il divieto di sperimentazione sugli animali in tutte le fasi di produzione nonché l’importazione di materie prime e di ingredienti testati su animali fuori dall’Unione Europea e, dall’altro, introduce l’obbligo per le case produttrici di fornire ai consumatori una maggiore trasparenza. 

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In particolar modo, le aziende da ora in poi dovranno comunicare alla Commissione europea l’eventuale impiego di nanomateriali nei propri prodotti prima della loro immissione sul mercato ed indicarli in etichetta. Ciò va ad ulteriore garanzia del consumatore poiché essi sono nanostrutture che non svolgono alcuna azione biologica sulla pelle. Il legislatore europeo è finalmente intervenuto dopo decenni di lotte da parte delle associazioni animaliste ma anche in seguito alla sempre più crescente pressione da parte dei consumatori. Un evento questo che non poteva passare in sordina.

 

Vivisezione: una pratica giusta?

 

Nello scorso articolo vi abbiamo illustrato gli ingredienti utilizzati per i cosmetici da evitare poiché nocivi per la nostra salute. Oggi anche in seguito ad una ricerca più approfondita, vi illustrerò i 5 prodotti più utilizzati nel nostro quotidiano, prodotti famosi, che ahimè pullulano di sostanze tossiche come siliconi, petrolati, e parabeni.

 

Al quinto posto, abbiamo creme per la cura del corpo e del viso, a base di paraffinun liquidum (petrolato) e siliconi. Questi prodotti ci regalano la sensazione di una pelle liscia ed idrata, ma questo è solo l’effetto momentaneo creato dai siliconi e dalla paraffina che creano una patina sulla nostra pelle, che a lungo andare diventa secca e arida.

 

Al quarto posto, ci sono i cristalli liquidi (o semi di lino). Questi prodotti per capelli, contengono si semi di lino, ma in bassissime percentuali, poiché sono composti per lo più da siliconi che come per la pelle, creano una patina sul capello rendendolo lucente e nascondendo la scomoda realtà di capelli sfibrati, disidratati, secchi, con doppie punte, conseguenze di tanti trattamenti come tinte o la piastra, a cui i nostri capelli sono sottoposti! Inoltre a causa di questi prodotti i nostri capelli si sporcano con maggiore facilità e i siliconi in particolare causano le doppie punte.

 

Al terzo posto vi sono gli shampoo di noti brand, i quali sono ricchi di siliconi, sale, tensiottivi e sostanze allergizzanti che rilasciano la formaldeide, una sostanza dichiarata come cancerogena. Prodotti dunque aggressivi per i nostri capelli che di conseguenza divengono secchi e che possono provocare irritazioni, prurito e la tanto odiata forfora!

 

Al secondo posto, ci sono i burro cacao composti di cera microcristallina e paraffinum liquidum, sostanze che possono essere anche ingerite dopo averle spalmate sulle nostre labbra le quali saranno sempre più secche e screpolate, oltre a causare la formazione di punti neri e brufoletti intorno al labbro.

 

Al primo posto, l'olio delicato per la cura della pelle dei più piccoli. Composto quasi esclusivamente da paraffinum liquidum, oltre a seccare la pelle può irritarla, causando la formazione di punti neri e brufoli.

 

Stiamo, dunque, molto attente a ciò che acquistiamo e che utilizziamo per la cura del nostro corpo, alziamo la guardia soprattutto verso i brand famosi, che costano tanto ma che in verità non sono tanto migliori dei prodotti più economici anzi sono ugualmente tossici.

 

Per controllare i prodotti che avete in casa potete consultare sempre il biodizionario online: www.biodizionario.it