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Donne e Violenza. 

Fin dalla nascita dell'ordine sociale il maschio funge da predatore naturale e la femmina da preda, non solo può essere soggetta a piacimento a una conquista fisica che non può essere ripagata con la stessa moneta stupro contro stupro, ma per giunta le conseguenze di questo brutale scontro possono essere la morte, il ferimento, per non parlare della nascita di un bambino a carico della madre.
Le donne sono perfettamente consapevoli della loro vulnerabilità, della loro condizione di vittime lo dimostrano il fatto di avere imparato la parola stupro, alcuni regole preventive come i corsi di legittima difesa, gli spry antiaggressione pronti in
borsetta, scegliere di non avventurarsi in viali bui e isolati, nei parcheggi di sera.
In questo modo mostrano una certa consapevolezza dei rapporti di potere esistenti tra uomini e donne, anzi ne vengono istruite fin da bambine. Le favole sono colme di terrore, che sembra incombere soltanto sulle bambine. Susan Brownmiller nel suo saggio parlò di Cappuccetto Rosso come parabola dello stupro, di come ci siano paurose figure maschili nel bosco, i lupi, di come siano indifese le persone di sesso femminili difronte a loro, di come sia meglio non avventurarsi nel bosco. Di certo conoscere il pericolo aiuta a prevenirlo, ma il solo fatto di conoscerlo significa che c'è, esiste.
La violenza maschile nei confronti delle donne si riallaccia alla sessualità maschile e a come gli uomini intendano il loro rapporto con le donne. Nella violenza sessuale cosi come nella prostituzione è implicita una sessualità maschile naturalmente e quindi normalmente aggressiva, “che spetta alle donne controllare non provocandola“, nel caso della violenza sessuale o soddisfacendola nel secondo. Al di la degli studi dei criminologi, il comportamento scatenante della vittima molto spesso rappresenta il modo il cui il lo stupratore fa ricadere la colpa sulla vittima. Esistono infatti miti maschili sullo stupro, che rappresentano le opinioni della maggior parte degli uomini e la natura del potere maschile è tale che sono riusciti a convincere molte donne. ”Tutte le donne voglio essere stuprate, nessuna donna può essere violentata senza la sua volontà, se l'è voluto, se stai per essere stuprata meglio che ti rilassi e ci provi gusto.”
In questo modo la sessualità femminile è normale e naturale in confini molto più ristretti della sessualità maschile. Non a caso le donne chiamano molestie ciò che gli uomini definiscono gioco innocuo. Sguardi denudanti, espliciti commenti, fischiettii, su una donna che sia estranea, che sia una collega potrebbero essere interpretati come una forma diretta di potere esercitata dall'uomo sulla Donna e in questo caso molestia, oppure solo un gioco. Secondo gli uomini questo gioco è una conseguenza di mancata empatia con il genere femminile. La donna bersagliata è solo l'oggetto sessuale piuttosto che l'altro giocatore in questo gioco, la partecipazione della donna, la consapevolezza del suo ruolo sembrano davvero non avere nessuna importanza.
Questo offuscamento della soggettività della Donna, e il rifiuto degli uomini di considerare gli effetti del suo comportamento mostra che gli uomini siano piuttosto confusi quando una donna protesta ciò dimostra come ci sia una differenza tra il genere femminile e quello maschile sull'opinione di molestia sessuale dimostra come ci siano ancora marcate differenze di genere. A tal proposito studi condotti nei campus universitari mostrano come una delle motivazioni principale degli stupri perpetrati alle ragazze del Campus, molto probabilmente è proprio la loro identificazione in un oggetto utile a scopi sessuali. 

 

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Nonostante i progressi compiuti dal punto di vista legislativo i casi di violenza sessuale denunciati risultano ancora pochi, per paura o vergogna e o mancanza di fiducia nelle istituzioni da parte della vittima. Si potrebbe addirittura affermare che è cambiato davvero poco tra il prima e il dopo della riforma nonostante oggi la violenza sessuale sia stata riconosciuta un crimine contro la persona e non contro la morale e si sia assunto il consenso come discriminante tra sessualità e violenza,  tra lecito e illecito, la violenza inizia laddove non ci sia consenso, dove non ci sia un rapporto di parità tra le parti.

La violenza sessuale è un fenomeno che continua a esistere nella nostra società oggi come ieri se non più di ieri. 
Si potrebbe concludere che il suo legame con la violenza fisica, e quindi l'essere in qualche modo connaturata nell'uomo la rende tutt'oggi una lunga battaglia per le Donne.

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La Corte di Cassazione ha ANNULLATO la sentenza di assoluzione riguardante Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l'omicidio di Meredith Kercher, la giovane studentessa inglese uccisa il 2 Novembre 2007 a Perugia. 

E' stato quindi accolto il ricorso del Procuratore Generale che aveva chiesto l'annulamento della sentenza a causa di "un raro concentrato di violazioni di legge e di illogicità" dove "il giudice ha perso la bussola, frantumando gli elementi indiziari". La Knox e Sollecito erano stati condannati in primo grado a 25 e 26 anni di reclusione, prima di essere assolti in appello perché "il fatto non sussiste".

Ricordiamo che al momento l'unico condannato è Rudy Guede, incastrato da un'impronta insaguinata vicino al corpo di Meredith, che sta scontando una pena di 16 anni di reclusione, in seguito a rito abbreviato, nel carcere di Viterbo. 

Amanda Knox, che dagli Usa continua a processare la sua innocenza, è stata anche condannata a 3 anni di reclusione per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, da lei accusato dell'omicidio, condanna che tuttavia ha già scontato. 

 

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Alla lettura della sentenza non erano presente nemmeno Raffaele Sollecito (oggi 29 enne) che tramite i suoi avvocati si dice "deluso", mentre Francesco Maresca, l'avvocato della famiglia Kercher, si è limitato a rispondere ai cronisti con un pugno alzato in segno di vittoria.

In Usa la notizia è diventata subito "breaking news" sulle principali reti, vestendosi di aggettivi che vanno da "incredibile" a "sensazionale". C'è da dire che in patria, la Knox è stata vista squasi empre come la ragazza innocente e sfortunata ad incappare nelle reti di una giustizia poco funzionante come quella Italiana...

Si aggiunge quindi un nuovo colpo di scena ad una vicenda che si è caratterizzata da subito per le calunnie e i dubbi riguardanti le varie persone coinvolte. La strada per la giustizia parte da un nuovo processo che si terrà a Firenze e che ci auguriamo abbia tempi più brevi e sentenze più certe.

 

Un video per dire no alla violenza contro le donne.

La violenza contro le donne è un tema di scottante attualità. Secondo il Telefono Rosa, nel 2012, sono state 98 le donne vittime della violenza famigliare. Anche l'Istat conferma: solo il 15% degli omicidi ha avuto come vittima un uomo. Così ha fatto grande scalpore l'azzeccata campagna di sensibilizzazione comparsa in maniera anonima su Youtube e divenuta immediatamente virale.
Il video che ha impazzato per la rete si intitola “One photo a day in the worst year of my life”, ossia “Una foto al giorno nell'anno peggiore della mia vita”.

Nel filmato compare una giovane donna croata che nei differenti fotogrammi appare colpita dalla violenza di qualcuno: nel video si suppone che questo qualcuno appartenga ai suoi affetti, se si possono definire tali, e culmina con una richiesta d'aiuto: “Aiutami, non so se arriverò a domani”.

 


Naturalmente il video è finto, ma dietro la finzione si nasconde una grande verità, quella delle donne che subiscono violenza fisica e psicologica da parte di mariti, compagni, padri, a volte fratelli. E, cosa peggiore, sono costrette a tacere, per la paura, per l'imbarazzo o per entrambe. Perché molte donne finiscono per credere che ciò che subiscono sia colpa propria.
La speranza è che questo video contribuisca a gettare l'ennesimo sassolino in un'oceano di omertà, di terrore, quello che circonda questi casi che divengono tristemente di cronaca, ma solo quando è troppo tardi.


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LeiDonnaWeb.it è nato per creare una comunità dove le Donne potessero parlare dei loro argomenti preferiti, scambiandosi informazioni e consigli preziosi su come affrontare la vita. 

Vogliamo dare voce a chi, purtroppo, non riesce a farsi sentire e spesso ci siamo impegnati per accendere i riflettori sulla violenza sulle Donne, pratica molto comune e dolorosa. Abbiamo perciò deciso di pubblicare una toccante lettera inviata alla giornalista Selvaggia Lucarelli (che ringraziamo pubblicamente) che tutte le donne dovrebbero leggere. 

 

Selvaggia buonasera.
Mi ritrovo in una calda sera estiva a scriverti, come se tu, attraverso e tue schiette considerazione riguardo il caso di Anna Laura, potessi essere in grado di esorcizzare il mio di incubo.
Credo che siano molte le donne che in queste ore abbiano deciso di utilizzare il tuo coraggio, la tua non paura del giudizio a mero scopo egoistico e terapeutico.
Sono Paola, ho 37 anni e un incubo: la mia violenza subita, inconfessata e impunita.
Non mi aspetto una risposta, non mi serve.
Il mio lato malato, succube e fortunatamente passato, ha bisogno di un atto di egoistico di protagonismo e so, che nel solo gesto di scriverti otterrò ciò che aspetto da anni: l'essere ascoltata senza giudizio.
E cosi ritorno Paola, 22 anni e la paura come compagna fissa.
La relazione, via di fuga ad una famiglia in condizioni economiche disperate, il peso di una coppia genitoriale anaffettiva e spenta dall'anoressia di una madre e dall'alcolismo di un padre assente e depresso.
Ritorno Paola, 22 anni una valigia e il mio primo appartamento, la prima relazione presa al volo, come a determinare la mia indipendenza.
Lui, l'uomo, l'ex tossicodipendente, incapace di affrontare la vita dopo la dipendenza di sei anni alla comunità.
La sottile dipendenza psicologica, non la spiego non serve, l'ho subita e subita.
Perdoni, cambierò, lo faccio per amore... parole trite, conosciute ad ogni donna che sente quella forza che si chiama salavataggio.
taglio corto, i fatti coincisi: segregazione, interruzione dei contatti familiari e di amicizia, senso di inadeguatezza e colpa...
legame forte e gravidanza: calcipugnisberle, una sequenza interminabile intervallata da pentimenti "ho bisogno di te..."
Fino a che...
Sono consapevole di scrivere in modo inconcludente e sgrammaticato, non mi interessa, non rileggerò e non correggerò questa mia missiva, non mi interessa farlo.
il punto é un'altro!
una coltellata al viso, riparata dal mio avambraccio, il sangue e una trentina di punti
"un incidente, un vetro rotto, mille scuse, nessun supporto"
ero all'ottavo mese di gravidanza.
il calore tra le gambe, il sangue e le contrazioni.
la mia bambina, partorita morta (non scrivo senza vita, MORTA UCCISA AMMAZZATA) queste sono le parole giuste.
partorita senza aiuto con solo la speranza di poterla vedere, pochi secondi per incidere un ricordo diverso dal dolore e dl sangue.
Per la legge non una bambina, ma uno scarto, finita tra tonsille e appendiciti, gambe amputate e tumori asportati.
Ma lei é L., é mia, solo mia.
nessuna denuncia né condanna, nessuna giustizia,
L. é nata per darmi la forza di scappare e la certezza che questo non accadrà più, non a me né a nessuna donna che incontrerò.
Sono Paola, ho 37 anni, mi occupo di donne che subiscono violenza, non per vendetta, ma per amore verso di loro.
non sono contro la violenza sulle donne (espressione semplicistica e abusata) sono contro gli uomini violenti.
Paola, che ogni notte rivive i suoi 22 anni.

 

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Storia di paura e di violenza di cui ci giunge notizia dall'Inghilterra, dove una giovane donna ha finalmente trovato il coraggio di denunciare lo stupro che ha subito 12 anni fa quando aveva soltanto 19 anni. La violenza fisica fu perpetrata ai danni della donna dinanzi alla sua figlioletta di soli 8 mesi. Lo stupratore, Neville Williams, aveva deciso di festeggiare il suo 42esimo compleanno stuprando una donna e lo fece rovinando la vita di una giovane donna. 

 
L'uomo entrò in casa della donna a Birmingham e la violentò con brutalità e la terrorizzò dicendole che se avesse chiamato la polizia l'avrebbe stuprata nuovamente. Dopo anni finalmente l'uomo è stato arrestato e condannato a 10 anni di reclusione. Finalmente giustizia è stata fatta.