Un video per dire no alla violenza contro le donne.

La violenza contro le donne è un tema di scottante attualità. Secondo il Telefono Rosa, nel 2012, sono state 98 le donne vittime della violenza famigliare. Anche l'Istat conferma: solo il 15% degli omicidi ha avuto come vittima un uomo. Così ha fatto grande scalpore l'azzeccata campagna di sensibilizzazione comparsa in maniera anonima su Youtube e divenuta immediatamente virale.
Il video che ha impazzato per la rete si intitola “One photo a day in the worst year of my life”, ossia “Una foto al giorno nell'anno peggiore della mia vita”.

Nel filmato compare una giovane donna croata che nei differenti fotogrammi appare colpita dalla violenza di qualcuno: nel video si suppone che questo qualcuno appartenga ai suoi affetti, se si possono definire tali, e culmina con una richiesta d'aiuto: “Aiutami, non so se arriverò a domani”.

 


Naturalmente il video è finto, ma dietro la finzione si nasconde una grande verità, quella delle donne che subiscono violenza fisica e psicologica da parte di mariti, compagni, padri, a volte fratelli. E, cosa peggiore, sono costrette a tacere, per la paura, per l'imbarazzo o per entrambe. Perché molte donne finiscono per credere che ciò che subiscono sia colpa propria.
La speranza è che questo video contribuisca a gettare l'ennesimo sassolino in un'oceano di omertà, di terrore, quello che circonda questi casi che divengono tristemente di cronaca, ma solo quando è troppo tardi.


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L'Italia, un paese per Donne?

 

Le donne, in Italia, oggi. Che situazione vivono? Come vengono valorizzate al lavoro? Come vengono supportate a coniugare lavoro e famiglia? Tante domande già vive da tempo che ancora non sembrano trovare giuste risposte. Il recente risultato elettorale, che ha nuovamente cambiato la composizione dell’esecutivo, rimette le carte in tavola. Sarà il momento della svota? Ne parliamo con Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato per il PD. Valeria si definisce una sindacalista pragmatica, riformista e femminista. È stata anche una delle fondatrici di Se non ora quando?, partecipando all’organizzazione della manifestazione del 13 febbraio 2011.

E: Come vedi la situazione in Italia al giorno d’oggi?

V: Viviamo una situazione molto complessa. La crisi ha messo il paese in ginocchio, sono venute alla luce negli ultimi anni tutte le debolezze di sistema che ormai penalizzano l’Italia, e l’instabilità emersa dalle elezioni ha reso la situazione ancora più difficile. Il percorso che abbiamo di fronte è stretto, ma chiaro: occorre coniugare cambiamento e responsabilità e procedere con decisione, segnando via via nuove strade nel panorama inedito che ci troviamo ad affrontare.

E: C’è chi dice che come quote rosa stiamo crescendo, chi invece vive il contrario. Tu come la vedi?

V: Per quanto riguarda il Parlamento, per la scelta di alcune forze politiche - il PD in primo luogo, ma anche il M5S - di mettere in lista molte donne, la presenza femminile è indubbiamente cresciuta, poco oltre il 30% in questa legislatura contro il 20% della scorsa. É un segnale importante, è certo un successo, ma anche  solo il punto di partenza. La maggiore presenza di donne tra chi rappresenta i cittadini alla Camera e al Senato deve diventare un elemento che rafforza quel percorso di cambiamento di cui parlavo, per liberare il potenziale femminile in tutti i settori, e permettere che le donne non siano solo una quota, seppur crescente, ma un fattore di forza, competitività, etica per tutto il Paese. Le donne, se lo scelgono, possono cambiare la politica, le priorità, le regole. E, quindi, costruire un Paese nuovo, per donne e uomini.

E: Secondo te, una donna che si trova in un ambiente maschilista può farsi strada o è una battaglia persa?

V: Sicuramente ogni donna deve sempre cercare di farsi strada: provare a dimostrare il proprio valore, impegnarsi al massimo, lavorare e mettere alla prova il proprio talento vale sempre la pena. Ma la battaglia per rendere la cultura del paese meno maschilista - nei luoghi di lavoro, nei media, nel modo generale di pensare al futuro - è una battaglia che le donne devono fare insieme, coinvolgendo sempre più anche gli uomini. Vorrei una relazione vera e forte tra le donne delle Istituzioni, delle Associazioni e della società. Ogni donna deve provare a farsi strada, sempre: ma dobbiamo battere il maschilismo. Perché ogni ragazza che si affaccia al mondo del lavoro deve sapere che il suo paese, che l’Italia punta su di lei, e che potrà vedere premiato il suo impegno.

 

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E: Sul ruolo e l'immagine delle donne nel mondo della politica si sentono tante opinioni. Tu che la vivi direttamente, cosa ne pensi?

V: Sicuramente negli ultimi anni, dalla rappresentazione che la politica ha dato delle donne, non c’è di che sentirsi rappresentate. Abbiamo assistito davvero all’umiliazione delle donne, della loro dignità oltre che della loro immagine. Ci sono però anche tante donne che quotidianamente lavorano nelle Istituzioni e nelle associazioni di rappresentanza e si impegnano in politica con passione e competenza, dando sia l’esempio dei risultati raggiunti sia allargando con le battaglie comuni le opportunità per tutte le donne. Io ho lavorato molte volte nella mia vita in ambienti fino a quel momento molto maschili, e sono sempre riuscita ad affermarmi con il lavoro, l’impegno, lo studio, la massima collaborazione con gli uomini, la solidarietà e la passione delle battaglie con e per le donne.

E: Hai qualche consiglio per chi tra le lettrici non riesce a farsi strada perché donna?

V: Continuare a credere nelle proprie capacità, lottare per una società dove il merito è premiato e dove la differenza di genere è un dato acquisito. Ricordare a colleghi, capi o interlocutori professionali di ogni genere che i dati parlano chiari: secondo Banca d’Italia dove ci sono più donne si produce più valore e c’è meno corruzione. E che i generi sono due: DONNE e UOMINI. Quindi, c'è bisogno del doppio sguardo su tutto. Ma voglio che quelle lettrici e quelle donne che non riescono a farsi strada perché donne possano soprattutto oggi non sentirsi sole. Allora consiglio loro di scegliersi una delle tante donne che siedono in Parlamento, una di quelle elette nella lista che hanno votato o una qualsiasi che ispira la loro fiducia. Le scrivano, ci contattino, mi contattino, chiedano il nostro supporto perché siamo in Parlamento anche per questo.

E: E se una donna volesse cercare all’estero, che paesi consigli?

V: Credo che ciascuna e ciascuno sia libero di scegliere dove meglio poter realizzare i propri progetti, e capisco che oggi molti giovani pensino che altrove le proprie potenzialità possano meglio esprimersi e possano essere meglio valorizzate. Ma credo anche che oggi, proprio perché siamo di fronte ad uno scenario inedito e perché dobbiamo orientare al cambiamento l’azione del Parlamento e del governo, mi piacerebbe che tante ragazze scegliessero di puntare sull’Italia. Non è un auspicio sentimentale né la volontà di fare la morale a chi vuole andare via, ma un impegno rispetto al lavoro che dovremo e che dovrò fare: far tornare la voglia di puntare sull’Italia e di avere fiducia nel nostro futuro comune.

E: Famiglia e carriera: secondo te sono davvero conciliabili? Pensi che il sistema italiano potrebbe fare di più per aiutare le donne in questo senso?

V: Sì, certo che sono conciliabili, ma non in Italia oggi. Il sistema potrebbe e dovrà fare molto di più: dai servizi, come gli asili o quelli di cura, per liberare il tempo delle donne (e insieme creare lavoro) a una diversa e condivisa divisione dei compiti tra i genitori. Dal maggiore uso del part time alla fine delle dimissioni in bianco. Dalla maternità garantita per tutti i contratti di tipo subordinato o para-subordinato a un avanzamento culturale che renda la differenza di genere davvero un elemento diffuso del senso etico, sociale e produttivo del Paese. Insomma, un Paese civile si misura davvero sulla condizione di cittadinanza piena delle donne.

 

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Se ormai le donne non sono più in stragrande maggioranza propense a rimanere regine del focolare domestico, ma a voler essere indipendenti e in carriera, sembra altresì vero che le donne che cercano di progredire nello spietato mondo del lavoro, siano più propense al tradimento. Gli uomini sono dunque affiancati sempre più da donne intraprendenti che vivono il sesso in maniera più libera, fidanzate o sposate che siano.

 

A giungere a questo risultato sono stati alcuni ricercatori dell’Università di Tilburg, in Olanda. Gli studiosi hanno preso in esame un campione di 1561 professionisti, analizzandone il comportamento. Di queste persone il 6% occupava posizioni dirigenziali, il 58%, invece, svolgeva compiti diversi. Ancora il 22% occupava mansioni di supervisione, mentre il 14% era impiegato nel settore amministrativo e negli uffici.

 

Le domande dei ricercatori si sono soffermate su quelli che sono i desideri e le ambizioni di queste persone. Lo studio si è rivolto dunque verso argomenti come la carriera, l’onestà, la fiducia in se stessi. Sembra che siano i livelli di autostima e di potere a determinare l’inclinazione al tradimento. Joris Lammers, coordinatore dello studio e famoso psicologo, ha affermato:

 

"Sempre più donne si trovano in maggiori posizioni di potere e sono considerate uguali agli uomini, il oro familiare comportamento potrebbe anche cambiare. Questo può portare a un aumento dei comportamenti negativi tra le donne che in passato sono stati più comuni tra gli uomini".

 

E voi amiche, cosa ne pensate?

 

Sarà poi vero che noi donne alla guida siamo come dire predisposte si... ma a combinare casini?

In ambito di manovre, parcheggi, paletti, sarà vero che siamo delle schiappette, rispetto alla maestranza dei signori maschietti automobilisti?

Beh diciamo che per la stragrande maggioranza dei casi e fin dai tempi più remoti la guida fa parte di uno di quei compiti sociali rispettivamente affidato agli uomini. Da qui il pregiudizio che una donna non sia naturalmente adatta alla guida, quando di naturale in un compito sociale c’è come dire ben poco.

Certo è che magari con tutti i casini per la testa noi donne siamo molto più distratte, e gli uomini lo sono di meno. Poi è vero ci trucchiano in auto, badiamo al bottone della camicetta , controlliamo la lista della spesa, l’orario, pensiamo alle mille e una cosa ancora da fare , e tutto questo mentre guidiamo. Per noi il tempo è prezioso ,andiamo sempre di fretta, ed è fondamentale fare le cose contemporaneamente. Se avessimo dei tentacoli al posto delle braccia sarebbe tutto molto più semplice, ma comunque adagiamo il nostro modo di fare, agire e pensare in modo da iniziare e terminare tutto e anche nel migliore dei modi. In questo gli uomini si che sono imbranati, cosi come dicono di noi alla guida delle loro auto gelosamente custodite, quando si tratta di fare più cose contemporaneamente, quando gli dai più comandi contemporaneamente si bloccano e hanno bisogno di un reset. C’è da dire poi che noi donne siamo anche molto più insicure, rispetto ai signori uomini che sfoggiano la loro bravura , premendo il piedino sull’acceleratore, senza contare poi che il fattore paura , la cosiddetta amaxofobia, incide molto sulla guida , costringendo a volte molte donne e rinchiudere per sempre la patente in un cassetto e addio guidare. Forse sarebbe il caso di parlare di misure, la donna ha poche percezione dello spazio, e questo comporta la difficoltà nella guida. Gli uomini hanno maggiore percezione degli spazi, maggiore sicurezza e anche meno fifa di noi donne. A queste condizioni dichiarare che per l’uomo sia più semplice guidare mi sembra scontato.

 

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Queste teorie però possono essere confutate dal fatto che esistono infatti molte giovani donne pilota. Quindi non si può generalizzare che tutte le donne rappresentano un pericolo costante quando guidano, se esistono donne che dimostrano di cavarsela meglio degli uomini sul sedile della loro auto. Non soltanto, in termini di paure, ansie, ma anche di attenzione, precisione, prontezza, riflessi scattanti e azzardando manovre poco rassicuranti.

Quindi cari uomini non si tratta di bravura o meno, predisposizione o meno, si tratta sempre di una questione di compiti rispettivamente affidati alla donna e all’uomo che nonostante una psedo uguaglianza raggiunta dobbiamo ancora tollerare, il pregiudizio.

I ruoli sociali costruiti per l'uomo e per la donna sono muri che una legislazione non sarà mai in grado di superare, nemmeno se oggi le donne possono partire per la guerra


Sarà una questione di punti di vista o di sensibilità, ma sta di fatto che ci sono alcune frasi che gli uomini temono possano essere pronunciate da noi donne. Ecco quali sono le frasi più odiate dagli uomini:

 

1.  “Amore! Mi accompagni a fare shopping?”

 

Di sicuro una delle frasi più temute, tanto da provocare panico e sudore freddo solo al pensiero di ore interminabili nei camerini e file per la cassa!

 

2.  “Dobbiamo parlare!”

 

E panico fu! Questa frase è di sicuro una delle più odiate, e non solo dagli uomini!

 

3. “Hai un pessimo senso dell’umorismo!”

 

Guai a pronunciare queste parole! Potreste subire gravi conseguenze! Ovviamente per modo di dire!

 

4. “Sai amore sulla quella rivista ho letto che..”

 

Diciamoci la verità, quanto può interessare al nostro lui che Belen e Corona si sono lasciati?

 

5.  “Se tu provassi almeno a spiegarmelo, forse potrei capire meglio il tuo lavoro…”

 

Parlare della sua occupazione lavorativa in maniera seccata rappresenta una delle cose più irritanti per gli uomini.

 

6. “Amore questo non è il clitoride!”

 

Calo dell’autostima immediato! Di sicuro non fa piacere agli uomini subire una tale umiliazione che fa sorgere dubbi sulla propria virilità!

 

7.  “Stasera trasmettono il mio programma preferito…”

 

Attenzione a pronunciare tali parole se proprio quella sera trasmettono anche la partita della sua squadra preferita!

 

8. “Trovi le mie amiche attraenti?”

 

Imbarazzato non saprà cosa rispondere e verrà di conseguenza accusato di essere un bugiardo di prima categoria!

 

9. “Parliamo del nostro futuro…”

 

Molti uomini non amano affrontare questi discorsi, trovano l’argomento alquanto stressante.

 

10.  “Di la verità, a tua madre non piaccio per niente!”

 

È quasi come dire “È tua madre la strega, schierati dalla mia parte!”, una delle frasi che sicuramente gli uomini odiano in assoluto.

 

11.  Con quante ragazze sei stato?”

 

Di solito gli uomini non amano parlare del proprio passato, per le reazioni che noi donne potremmo avere nei confronti di una frase innocente che potrebbe esser fraintesa.

 

12. “Amore, che giorno è oggi?”

 

A quel punto si scatenerà n panico poiché non ricorderà in alcuno modo, che proprio quel giorno ricade il vostro “MESEVERSARIO”.

 

13.  “Tesorino, piccino, pulcioso, piccini piccio!!!”

 

Vocina da bambina e occhietti a cuoricino, il baby talking è odiato da qualsiasi uomo, il quale non avrà mai il coraggio di dirvelo guardandovi negli occhi!

 

14. “Forse l’ho buttato, non ricordo dove sia..”

 

Soprattutto se si tratta di qualcosa per lui molto caro, potreste innescare la sua “ira funesta” .Mettetevi nei suoi panni! Se avesse gettato via il vostro rossetto di Chanel appena acquistato?

 

Ogni uomo chiaramente reagisce a suo modo di fronte a certe situazioni, ma ve ne sono alcune come quelle tra queste citate che gli uomini proprio non digeriscono!

E voi cosa ne pensate?