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Il benessere interiore può essere frutto di molti piccoli accorgimenti quotidiani.

Eccone alcuni che io seguo da tempo:

 

•    Trovate il tempo (almeno una volta alla settimana) per chiudervi nella stanza che preferite della vostra casa e mettere un po’ di musica in sottofondo.

Io personalmente adoro chiudermi in camera mia; metto come sottofondo le opere di artisti come Allevi o Yiruma e mi leggo qualche pagina di un buon libro

Dopo un’oretta, ricomincio a svolgere le cose che “devo fare”; ma lo spirito è diverso, perché so di aver fatto del bene a me stessa.

 

 

•    Curate con dettagli accattivanti tutti i momenti della vostra giornata. Se siete davanti alla televisione, preparatevi un tè molto profumato che vi faccia compagnia,

sistemate i cuscini nel modo giusto, spegnete le luci o diminuitene la “tensione”. Imparate a curare i dettagli di ogni azione che svolgete, vi sentirete maggiormente in pace con voi stesse.

•    Non acquistate un bagnoschiuma qualsiasi; scegliete accuratamente la profumazione. Non comperate una tuta “da casa” qualsiasi; sentitevi belle in qualsiasi indumento.

Esprimete voi stesse e i vostri ideali tramite l’arredamento casalingo; la dimora di ognuno di noi è specchio del nostro essere.

 

 

Non lasciate che il tempo, gli impegni e le preoccupazioni vi facciano dimenticare l’importanza dello stare bene. Se una macchina funziona correttamente, produce meglio e più velocemente.

 

17 Feb

Equivoci del cuore

Pubblicato in Amore

Ovvero testimonianza di una tardoadolescente con grave sovraccarico emotivo.

L’errore che fanno molte donne è pensare di significare qualcosa per l’uomo per il quale vorrebbero significare qualcosa. Ora, il profilo psicologico che fornirò può trovare riscontro in molte femmine umane di questo pianeta, quanto invece rappresentare un caso da manuale:

(Non so perché, ma la seconda ipotesi mi sembra molto più vicina alla realtà…)

Donna, dalla ventina in su (siamo vaghi, sai mai che mi capiti tra le mani questo articolo in menopausa. Non credo reggerei), altezza media (...?...), mente non particolarmente eccelsa, decisamente negata per il calcolo, poco elastica, ma molto labirintica.

Una spiccata propensione al favoleggiamento e all’idealizzazione del prossimo, al feuilleton sentimentale con risvolti da romanzo d’appendice. Ottima ascoltatrice ed esperta di problem solving (altrui), una frana invece nel management di se stessa. Frivola, femminea, affetta da nevrosi affettiva che comporta un notevole dispendio d’affetto (impossibile ovviare alle ripetizioni) e una produzione emozionale che supera di gran lunga il fabbisogno quotidiano.

 

Frequenti esondazioni lacrimali.

Eccessivo interessamento per il simile umano.

Sporadici episodi di normalità.

 

Detto ciò, nella riflessione a seguire ci riferiremo al soggetto femminile in esame con il generico appellativo di “Lei”. Per comodità, discrezione, e senso del pudore. E una sottile e rassicurante speranza di poter parlare anche a nome di qualcun’altra. L’attore co- protagonista (involontario) sarà semplicemente “Lui”.

Lui e Lei si conoscono al supermercato (Lui lavora lì, Lei fa la spesa di frequente).
Vaghi approcci da parte di Lui nell’arco di sei mesi. Lei coglie poco, ma non disdegna, perché la vanità è femmina e l’insicurezza patologica. Avvicinamenti progressivi e costanti. Saluti sempre più calorosi, tra un rotolo di Scottex e un pacco di pasta. Frasi a mezz’aria, dense di significato.
Dal sei gennaio (significativo Giorno della Befana) tra i due inizia una tenera liaison, fatta di dolcezze scambiate e amenità.
Lui è un uomo: vive alla giornata e sembra sentirsi a perfetto agio, nell’indeterminatezza della situazione.
Lei è una donna: gli piacerò sul serio? Cosa vorrà veramente da me? Mi sta prendendo in giro? Quanto conto per lui? Mi starà pensando? Mi starà scrivendo? Mi starà tradendo? Si sarà già stufato? Poi decide di (sforzarsi) di mettere il cervello in stand by e godersi le piccole gioie della quotidianità.

 


Una quotidianità fatta di assenze, silenzi, sms non ricevuti, chiamate non ricevute, affetto lesinato, parole tirate fuori con le tenaglie, interesse tiepido e saltuario, attenzioni vacue, declinazioni di uscite, serate dedicate agli amici e alla birra (ma non a Lei), domeniche trascorse in compagnia del cane, svegliandosi all’alba delle quindici.

Lei fa dietrologia e introspezione: "Ok, è una storia agli inizi, mica pretendo già l’anello, anzi, massimo rispetto per la vita e gli spazi altrui, niente sms assillanti- sdolcinati- adolescenziali, niente pressioni, meglio la qualità del tempo che la quantità, et cetera", ma… (la qua- li- tà?…)
"Possibile che Lui non abbia un minimo, un briciolo, uno scampolo di voglia di vedermi, di sentirmi, un pizzico di slancio e/o entusiasmo nei miei riguardi, un pochino di iniziativa??? Non gli interessa stare con me? Mi è stato dietro sei mesi, e adesso?"

E adesso comincia il delirante flusso di coscienza di Lei che si chiede perché, perché, perché sia sempre attratta da individui che non le corrispondono (e non la corrispondono) neanche per sbaglio, perché non riesca ad arrabbiarsi, a pretendere attenzione, anzi, anzi! A uno squillo di Lui si getta sul telefono come un gatto sul lardo? Possibile che il bisogno di affetto e attenzione sia tanto grande da accontentarsi di poche gocce d’acqua come un’assetata? Delle briciole come un’affamata?

E intanto lui non c’è. Non c’è. Placido e tranquillo come fosse normale stare insieme e non esserci. Lui non c’è.

 

 

Segue conclusione:

Nell’ipotesi in cui Lei rappresenti un caso da manuale, allora il discorso è circoscritto a quel caso; nel caso in cui Lei si faccia vessillifera di un disagio femminile diffuso, allora si potrebbe presumere che, molto spesso (o quasi sempre?) noi donne combattiamo battaglie campali solo e soltanto con noi stesse, ci arrovelliamo e ci decerebriamo per non riuscire mai a cavar sangue da una rapa, riuscendo soltanto a stare peggio. Prestiamo attenzione ai dettagli, alle piccole cose, ma in fondo a che serve? Di cosa difettiamo? O in cosa eccediamo?

Intanto si ama e si soffre, e ci restano nel cuore dei crateri lunari.

Colonna sonora:

Anna Oxa Un’emozione da poco
Carmen Consoli Amore di plastica

 

Leggi: Trovare l'uomo giusto dipende da noi

 

Aaah ragazzi. È primavera. È giunta, ordunque. Si è posata su di me con dolcezza, un refolo d’aria sulla pelle, facendomi trascorrere una notte di sonno intermittente e sofferto, inframmezzato da arsura e violenti starnuti, pruriginose lacrimazioni oculari, dovute stavolta non alla lotta impari tra cuore e cervello, bensì a cause fisiologiche del tutto prevedibili, come l’allergia.

 

Maledetta primavera.

È confortante (o sconcertante) rendermi conto che potrei raccontare la mia vita con le canzoni. Mi piace pensare di essere una persona musicale.

Musica fanciulla esangue. 

Ecco, l’ho fatto di nuovo.

Uno dei mie enormi (titanici) problemi è la totale incapacità di gestire il marasma di citazioni che mi sciamano nella testa, planando come uccelli impazziti (Hitchcock?): svolazzano, si beccano, sbattono contro le pareti della mia modestissima scatola cranica, spazio troppo angusto per poterle contenere tutte.

Non amo molto le persone che parlano per citazioni.

Forse perché invidio loro la battuta brillante ad hoc per ogni occasione.

Io sono più quella delle reazioni a scoppio ritardato.

A volte troppo ritardato.

A volte proprio non ho reazioni.

Io ci provo, a mettere in stand by il cervello per scegliere una e dico una cosa a caso dalla discarica metafisica che è la mia testa, ma vado in tilt e tutto si risolve in autismo. (Musica fanciulla esangue è lo stralcio di una poesia di Dino Campana, La Chimera, è bellissima, soprattutto quando lui dice Io poeta notturno vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo).

No, esco dalla parentesi, non si può lateralizzare una cosa così.

Sono estemporaneamente colta da uno dei miei (perigliosi) momenti di esaltazione mistica.

Nei pelaghi del cielo.

Ma come si fa, dico io, come si fa a dire una cosa così bellissima.

I pelaghi del cielo, mamma mia, è da paura. Non credo di essere all’altezza di riuscire a immaginare un cielo marino. O un mare Celeste.

(Una roba simile l’ha detta più tardi Andrea Zanzotto, parlando di cieli di fango, ma in tutt’altro contesto).

Dev’essere troppo da poeti, l’unione di cielo e terra. Non credo di esserne degna.

Ma come sarebbe, se uno venisse da me (in una delle mie consuete crisi death metal di lotta impari tra cuore e cervello) e ponesse fine a queste sofferenze astratte e concrete giocandosi la carta dei pelaghi celesti?

Ecco, svanito come un fuoco fatuo il momento di estasi mistica (prima però vengo travolta da una serie di suggestioni e immagini vivifiche e anche orrifiche e iperletterarie sui fuochi fatui e sulle leggende del folklore celtico).

Segue atterrimento e relativo impantanamento nel liquame informale (altra citazione) della mia solita realtà reale, il richiamo all’ordine del mio cervello, lui, l’imperativo categorico, simpatico come un clistere, fastidioso come l’Arbre Magique alla vaniglia, subdolo come lo shopping, appiccicoso come una Big Babol.

E mi sovviene che non solo è del tutto improbabile che l’Uomo Perfetto si presenti alla mia porta giocandosi l’asso pigliatutto (sì, stracciami il cuore, uccidi il nemico del cervello, ti prego) del pelago celeste, ma è altrettanto fosco che mi offra anche solo un deca al bar. 

Starnuto.

Che fretta c’era, stramaledettissima primavera, potevi startene dov’eri.

Altro starnuto.

 

Innovativo, stravagante, insolente, esilarante, imprevedibile e accattivante: Mannarino 

Questi sono solo alcuni dei mille aspetti della musica di Alessandro Mannarino, esordiente cantautore romano, che sta cavalcando incessantemente negli ultimi due anni i palcoscenici musicali e televisivi (è stato autore della sigla di Ballarò e interprete di un ruolo nel film “Tutto l’amore del mondo”).

Le sue canzoni richiamano storie lontane, ballate popolari, uscite con gli amici, pianti d’amore, il rumore del vento sulla pelle, il brivido di un’emozione che ci sfiora per abbandonarci immediatamente dopo…

Nei suoi dischi ritroviamo tanti piccoli specchi in cui rifletterci, dal “Bar della rabbia”, in cui gli incostanti, i ribelli ritrovano una loro descrizione stessi, a “Statte zitta” la più dolce ballata d’amore degli ultimi tempi, un amore pieno, sanguigno, ma anche sgarbato e sofferto, a “Vivere la vita” un inno alla vita stessa e un invito al "carpe diem’’.

Sono storie di sbronze, di botte e di passioni. Ma anche di morte. Perché, secondo lo stesso Mannarino, il filo del suo ultimo disco (Super Santos) è proprio "il bisogno di una ipotetica fine del mondo per parlare di altre piccole fini del mondo, personali e intime". 

Ma forse ancor più amara è la conclusione della "Serenata silenziosa", sussurrata in punta di voce, per ricordarci che "questo è er tempo in cui chi ce guadagna è chi sta zitto". L'apocalisse è vicina, insomma, ma almeno ci sarà la consolazione che "le lacrime dell'inferno servono a qualcosa, nutrono la terra e fan crescere una rosa", come recita il valzer accorato di "Merlo Rosso", cantata in duetto assieme alla voce suadente di Claudia Angelucci.

Celebri sono i suoi concerti, intesi non come una classica riproduzione live di un disco, ma proprio come spettacolo, intrattenimento, coinvolgimento, divertimento allo stato puro.

 

 

I suoi stornelli (romaneschi alcuni) sono un ceffone in faccia alla società moderna, ai radical snob, per dimostrare che la semplicità non è sinonimo di banalità, ma proprio in quella sta il segreto della felicità, insomma lo slancio del cuore conta più della forma.

Il tutto forse è legato alle sue origini di ragazzo di borgata, nei cui vicoli immaginava passeggiare una Gabriella Ferri, in cui venivano intonate le poesie musicate di De Andrè, in cui le influenze cosmopolite convergevano tra loro nei vari incroci delle strade.

Questo è Mannarino, tutto e niente, serio e divertente, profondo e scontato; la sua particolarità risiede nella sua anima eclettica e istrionica.

E noi non possiamo fare altro che farci guidare dalla sua musica…

 

Due date alla Royal Albert Hall per Ligabue

E' tra gli artisti italiani più amati dalle donne, e non solo, come dimostrano i 2.300.000 fan su facebook. Ecco spiegata la delusione quando aveva annunciato di stare lontano dai riflettori per un pò di tempo a seguito del trionfale tour successivo all'uscita dell'album "Arrivederci Mostro", che l'ha portato a suonare a Campovolo di fronte a 120.000 persone (bissando poi l'anno dopo per il concertone "Italia Loves Emilia")
Ma si sa, il richiamo del palco è troppo forte e così, a sorpresa, Ligabue ha annunciato che terrà 2 concerti nella splendida cornice della Royal Albert Hall di Londra il 4 e il 5 aprile prossimi.
La notizia è stata comunicata in anteprima agli iscritti al BarMario, il fanclub ufficiale dell'artista emiliano, mandandoli letteralmente in fibrillazione, sottolineando che l'invito è arrivato direttamente dagli organizzatori inglesi che vogliono uno spettacolo fortemente orientato al rock, accompagnato da una scenografia minimale. L'ideale per far risaltare la bellezza del teatro/sala che negli anni ha ospitato i più grandi musicisti rock, dai Led Zeppelin ad Elton John passando per Paul Mc Cartney, Jimi Hendrix e Bob Dylan.

La richiesta di due nuove date, è stata avanzata a seguito del concerto che Ligabue ha tenuto alla Royal Albert Hall il 25 Maggio 2012, che ha fatto registrare un Sold-Out insperato per un artista italiano in Gran Bretagna, nazione con una grandissima cultura rock/pop.

 

Ligabue-royal-albert-hall-2013

 

L'occasione è ghiotta per le fan italiane di Ligabue, che potrebbero approfittare del concerto per un weekend lungo nella capitale europea dello stile, per visitare le numerose boutique dei giovani stilisti a Brick Lane o i mercatini della stravagante Camden Town, da sempre sospesa tra il super moderno e il vintage.

 

Ecco le modalità di prevendita 

 

LIGABUE LIVE - ROYAL ALBERT HALL (LONDRA, UK)
GIOVEDI' 4 E VENERDI' 5 APRILE 2013

La prevendita partirà Giovedi 24 Gennaio dalle ore 10
Solo su Ticketone

Da Venerdi 25 Gennaio ore 10
Sul circuito inglese della Royal Albert Hall