Magia: questa è la filosofia adottata dalla nota stilista Roberta Redaelli per la realizzazione della sua nuova collezione EclètctikaUna collezione ispirata alla visione in prospettiva, al mondo dell’arte e della pittura, una collezione realizzata tramite stampe e jacquard inediti, in cui la rivisitazione della "Via di Tebe" del Palladio si fonde con scorci del quadro della pittrice comasca, di fama internazionale, Ester Maria Negretti, e con elementi architettonici tratti dalla modernità.

 

Una collaborazione che ha dell’assurdo, una fusione perfetta tra arte e moda che si fondono formando opere d’arte spettacolari, ispirate agli anni '50, ma caratterizzate dall’assidua ricerca di materiali hi-tech per la realizzazione dei capi; un mix unico dai risultati sorprendenti! Ancora più sorprendenti, se si pensa che per questa collezione è stato utilizzato anche un tessuto innovativo, il Sensitive® Ultra Light Firming, dalle proprietà rassodanti e antirughe.

 

Anche gli accessori si ispirano alla realtà contemporanea utilizzando materiali che richiamano l'architettura d'avanguardia, elemento che ritorna anche nella location scelta per lo shooting di campagna: la suggestiva e futuristica Piazza Gae Aulenti a Milano, piccolo gioiello tutto italiano. Una collezione strepitosa per una donna che vuole stupire e stupirsi allo stesso tempo.

 

 

Movida e Arte nella capitale Spagnola. 

Eccoci al secondo appuntamento (Leggi le meraviglie di Londra) con i nostri itinerari alla scoperta delle mete turistiche più gettonate degli ultimi tempi.
Oggi parliamo della capitale della movida spagnola : Madrid, una città incantevole e ricca di attrazioni.
Atterrati all’aeroporto di Barajas troviamo un eccellente servizio metropolitano che collega direttamente al centro in maniera molto rapida ed efficiente. Giunti nel cuore della città non resta che sistemare i bagagli in albergo per tuffarsi nelle meraviglie madrileñe. Ci sono alcuni hotel situati nelle prossimità dei siti principali della città e alcuni pur non essendo estremamente chic, forniscono un punto d’appoggio economico e strategico per poter visitare Madrid con la possibilità di tornare in camera per riposare qualora se ne avesse voglia.
Iniziamo la nostra visita turistica da Puerta del Sol, ingresso della città dove troviamo il kilometro 0 a partire dal quale vanno calcolati tutti i kilometri del paese. Nella piazza è collocato il simbolo della città ovvero la statua dell’ “oso con el madroño” vale a dire un orso che mangia, appunto, il madroño, una sorta di pianta. A Capodanno questa piazza si riempie di persone pronte a festeggiare la mezzanotte ascoltando risuonare 12 rintocchi dell’orologio della città e ad ogni rintocco si è soliti mangiare un chicco di uva passa come buon augurio.
Da Puerta del Sol non dista molto la Gran Vía, una delle strade principali della città che si dirama da Calle Alcalá dove c’è il caratteristico edificio Metropolis fino a Plaza de España vicina al Palacio Real e nella quale è situata la famosa statua del Don Chisciotte e Sancho Panza personaggi molto celebri della saga di Miguel de Cervantes. Altra piazza estremamente importante è Plaza Mayor caratteristica per i suoi portici e i bar con i tavolini dove è piacevole sedersi a gustare las tapas ovvero piccole porzioni di cibo spagnolo che accompagnano l’aperitivo.

 

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Madrid è una città di Arte e Cultura e sicuramente non può mancare nella nostra visita il rinomato Museo del Prado nel quale troviamo collezioni di dipinti conosciuti in tutto il mondo anche di grandi pittori italiani come Botticelli o Caravaggio, o, ancora il Museo Reina Sofia nel quale tra le tante opere è esposto il capolavoro picassiano: El Guernica. Se, invece, vogliamo dedicarci al relax senza dubbio il Parque del Buen Retiro è il luogo adatto. Passeggiando tra gli alberi di questo magnifico parco ci si imbatte nel Palacio de Cristal ovvero un palazzo interamente di cristallo e metallo e da provare è anche il giro su una barchetta nel lago che si trova proprio al centro di questo polmone verde. Madrid è, inoltre, una città nella quale potersi dedicare allo shopping come nel Mercado de San Miguel un mercatino che vende frutta, verdura, dolci e molto altro. Per la notte ci sono moltissime alternative non a caso si parla di movida spagnola e infatti questa splendida città è colma di localini nei quali poter bere sangria, una cerveza (birra) o un semplice caffè. Madrid è una città della quale ci si innamora, elegante ma allo stesso tempo giovanile, è indubbiamente una meta da aggiungere al nostro diario di perfetti turisti.
 

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Si chiama Petteet Clayton e ha 19 anni. Sta facendo discutere la notizia che lo vede protagonista e che è destinata a suscitare non poche polemiche. Il ragazzo, infatti, ha deciso che il prossimo 25 gennaio perderà la verginità con un suo amico in una galleria d'arte nell'ambito del progetto "Art School Stole My Virginity”. Si prevede un pubblico compreso tra le 50 e le 100 persone.

 

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Il giovane londinese, che frequenta il Central Saint Martinssul suo blog ha assicurato di non avere mai avuto alcun rapporto sessuale né con donne né con uomini e ha sostenuto che la verginità è un valore così grande da poter essere sacrificato solo in nome dell'amore per l'arte.

 

Il preside dell'istituto ha fatto sapere che il progetto non ha natura scolastica.

 


Si intitola “Io sono bellissima” il progetto della giornalista e scrittrice Loredana De Vitis, che sta facendo il giro del mondo: si tratta un progetto volto a rompere i cliché, che presto sarà oggetto di un saggio in uscita ad aprile dal titolo “Dall’essere me all’essere bellissima”, edito da Sabbiarossa Edizioni, sempre della stessa De Vitis. Perché ogni donna si è a volte sentita insicura, di fronte a uno sguardo non troppo benevolo, di fronte a una battuta maschilista, magari sul proprio peso: ma l'autostima dovrebbe reggersi su ben altro che sull'immagine che viene proiettata all'esterno, per concentrarsi su quello che l'interiorità ha da offrire. Abbiamo ascoltato Loredana De Vitis sulla genesi e il prosieguo di “Io sono bellissima”, da cui è nata anche una mostra recentemente esposta a Lecce.

Com'è nata l'idea del progetto?

Racconto spesso che “Io sono bellissima” è nato da un malessere e da una sfida. È la sintesi di alcuni anni di letture, analisi, riflessioni, pratiche, che a un certo punto, come passando attraverso un imbuto, sono venute fuori tutte assieme davanti allo specchio nella semplice espressione d’un sentimento: che noia! Adesso basta! Come credo accada a molte donne, a un certo punto mi sono sentita davvero stufa – esasperata! - di sentirmi dire come avrei dovuto essere, stufa di quel senso d’inadeguatezza nel quale tutto mi pareva complottasse per farmi rimanere. Roba pesante, tipo le battute di certi uomini, il dover stare continuamente attente a cosa mangiare, il sottoporsi a fatiche fisiche molto diverse da un po’ di sano e piacevole sport. La pelle, i brufoli, la massa grassa, la cellulite, i peli, i seni che dopo qualche anno vanno giù per forza. L’ansia della “perfezione” per come te la disegnano e che, ovviamente, cambia continuamente, per cui se a 20, 25 o 35 anni ce la fai (in modi sempre diversi naturalmente), arrivano i figli e non ce la fai di nuovo, e se poi ce la fai di nuovo arriva la menopausa e non ce la fai di nuovo per la terza volta. E se magari t’ammali a 20, 30, 40, 50 o 80 anni, proprio non ce la fai in ogni caso. Ma magari non ce la fai, come per me, perché le tue cosce sono fatte così, cicciotte all’attaccatura. Sono così e basta. Oppure c’hai la colite, solo quella. Non sei ingrassata e non sei incinta. C’hai solo un po’ di colite. Per non dire dell’infinito altro su cui un sacco di gente pensa di poter avere un’opinione da comunicarti e che dovrebbe risultarti rilevante. Insomma, bisognava uscirne. Presto. Avevo a lungo ragionato su quanto fosse importante dire a se stesse “non importa quello che pensano gli altri”, ma desideravo che questa presa di posizione razionale diventasse una consapevolezza emotiva.

E quindi, come hai tradotto queste conclusioni?

Mi serviva una strategia, utile per me e per ogni altra donna alla quale speravo magari di risparmiare qualche fatica inutile. Scrivere è il mio mezzo d’espressione, mi piace lavorare con le immagini e la tecnologia, ho un percorso femminista che mi ha insegnato a “partire da me”. La mostra e il progetto sono il risultato.

 

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Quanta strada occorre perché l'apparire venga messo in discussione dall'essere soprattutto per una donna?

Sempre troppa, credo, e soprattutto mai percorsa una volta per tutte. In ogni caso, non ce l’ho con l’“apparire” in quanto contrapposto all’essere, quanto con ogni meccanismo tenti di infilare e mantenere le donne nel ruolo dell’“oggetto”, invece che lasciarle in santa pace in quello che già sono: soggetti. Il difficile viene dal fatto che quei meccanismi sono antichissimi e pervasivi. Un equilibrio in perenne contrattazione tra il “dentro” e il “fuori”: questa è per me la bellezza. Alcuni la chiamano “consapevolezza” coprendola di un’aura quasi mistica, io dico che basta cominciare a pensarsi soggetti e il resto viene.

Quali sono i cambiamenti nella società che dovrebbero essere raggiunti a tuo avviso?

C’è un cambiamento che mi interessa per primo: come dicevo, che ogni donna dica “io” e pensi se stessa come soggetto. Questo cambiamento “dentro” porta con sé numerosi cambiamenti “fuori”. Il progetto insiste sulla definizione di se stesse come bellissime: “io sono”. E la bellezza è auto-percepita da ogni donna in modo diverso. Questo stare sulle proprie gambe significa pensarsi soggetti agenti e desideranti. Non siamo funzioni, appendici, ruoli complementari, ma semplicemente persone. Su queste basi il percepirsi “bellissime” s’allarga oltre i confini del corpo. Di molto.

 

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Lasciamoci accarezzare da una grande personalità...

quella di una donna che ha forgiato l’intero ‘900, scolpendolo, modellandolo in mani nodose, ma sapienti, inconsapevoli della propria forza: Louise Bourgeois.

Nata nel 1911 a Parigi, si trasferì presto a New York, attratta dal Surrealismo, ed emerse da subito come artista profondamente viscerale, libera da convenzioni, non solo attraversando il secolo scorso, ma correndoci dentro, incurante dei giudizi, seguendo il suo istinto, ululando alla vita attraverso la sua arte.

La sua audacia artistica si forgiava nella scultura di materia, ferro, legno, bronzo, marmo, tessuti affermando “Tutto quello che produco è ispirato ai primi anni di vita. Ogni giorno devi disfarti del tuo passato, oppure accettarlo, e se non riesci diventi scultrice”.

Un’intera vita a raffigurare e modellare giganteschi ragni, emblema di una madre tessitrice, talvolta ingombrante ma presente, paziente, negli angoli reconditi dei suoi ricordi sempre vivi, sempre rabbiosi a prescindere dalla maturità, dal peso degli anni... Insomma una di noi, una che cerca ma non trova, e inevitabilmente continua a cercare… fino la fine.

 

 

Una personalità indomita fino ai suoi 98 anni, sempre tesa ad un appagamento mai sopito, forte nella sua ricerca, al punto che dichiarava che l’arte non fosse una terapia, ma un atto di sopravvivenza, una garanzia di salute mentale. Il motore che la induceva a lavorare era la rabbia e l’accuratezza dei ricordi la induceva a rintracciare la fonte della propria ansia. E mentre noi donne siamo alla ricerca di un bravo psicanalista... capace di sciogliere le nostre resistenze, lei si serviva della scultura, come momento di congiunzione con i propri dolori, attraverso la memoria, quella che non si lava, quella che non ci concede tregua, anche quando gridiamo pietà.

 

 

Questo Louise faceva... ”non è un’immagine che cerco ma un’emozione, l’emozione di volere, di dare, di distruggere"... e non ha mai smesso, usando l’arte come mezzo di completezza, per lasciarsi accarezzare dagli incubi della sua infanzia, di un padre che penalizzava il maschio che lei non era, e quei ragni cosi enormi, talvolta ciclopici, ancora oggi acquisiscono capienza e danno voce al proprio silenzio, e di tanto in tanto zittiscono i rumori del passato...