24 Ago

#unLavoroperJacopo, trovare un'occupazione attraverso i social network

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1. Ciao Jacopo, abbiamo notato, grazie al potere di diffusione delle notizie dei social network, che hai avviato una singolare campagna di auto-promozione che ti vede protagonista nella ricerca di un lavoro , dopo che, sfortunatamente, ne hai perso un altro. Da come è nata l'idea di usare Facebook come una sorta di agenzia di collocamento?

 

Intanto grazie Daniela per questo spazio e un saluto a tutti i vostri lettori, ma soprattutto a chi si è interessato in questi giorni a #unLavoroperJacopo e che ha avuto la pazienza di leggere, anche solo fino a qui. Provo a fare una piccola premessa, sperando di non annoiare nessuno. Da una decina d'anni lavoro in contesti aziendali nell'ambito della comunicazione digitale, in pratica provo a far parlare le aziende con i propri clienti su canali nuovi, cercando di creare fra questi soggetti un rapporto nuovo, umano, e sempre all'interno di un reale scambio: una conversazione fra pari che non dimentichi di esser fatta da persone, seguendo le basi del Cluetrain Manifesto.

 

Nell'ultimo anno, per amore, ho lasciato la mia precedente occupazione in un'importante multinazionale GDO/GDS (NdR: Mediaworld) nel settore dell'elettronica di consumo (dove mi occupavo della loro piattaforma e-commerce sotto il piano tecnologico), per potermi dedicare interamente ad un progetto di personal branding online insieme alla mia compagna (NdR: Michelle Bonev), progetto che la vedeva coinvolta direttamente in quanto già personaggio pubblico in ambito cinematografico-televisivo.

 

Questa estate però ci siamo lasciati, e come purtroppo accade spesso in queste situazioni, quando cioè si mescolano sentimenti e professione, ci si trova a perdere sia la persona amata che il proprio lavoro. Così mi sono ritrovato, letteralmente da un giorno a un altro (ed in pieno agosto), da solo a dover ripensare da zero il mio presente, e soprattutto il mio futuro, sia personale che professionale. Nonostante il dolore per la fine di un rapporto, in cui avevo messo e scommesso tutto me stesso, e a quell'apparente sensazione di impotenza che hai quando senti di non poter cambiare la tua realtà, ti trovi comunque costretto a dover fare qualcosa, se non vuoi distruggerti nell'autocommiserazione, nel vittimismo, in ciò che poteva essere e non è stato. Così ho iniziato a fare l'unica cosa, la più tradizionale forse, che si può fare in questi casi: mandare curriculum. Tanti. Perché riprendere il lavoro mi avrebbe aiutato almeno a riempire il tempo per non pensare al resto. Ma non bastava. Così, sulla falsa riga di #unaMacchinaperRudy mi sono detto: perché non tentare di fare una campagna di buzz marketing sui social per provare a cercare un lavoro? E così, tra l'ironia e la provocazione, è nato #unLavoroperJacopo.

 

2. Il logo che hai creato, con l'hashtag #UnLavoroPerJacopo è stato ideato interamente da te? Qualcuno ti aiutato a diffondere la tua richiesta?

Come puoi immaginare, quando ti capitano cose così nella sfera personale e lavorativa, rotture e cambiamenti tanto bruschi e violenti, cioè quando d'improvviso perdi i tuoi punti di riferimento e le tue fondamenta vengono scosse, è difficile riuscire a dormire la notte. Almeno per me va così. Ma allo stesso tempo, quando sei messo al muro dalla tua vita, sei costretto per non morire a trovare energie che pensavi di non avere, ad essere in qualche modo più "creativo" per sopravvivere, se possiamo dirla così. Il logo è nato dopo una lunga serie di queste notti insonni, quindi, professionalmente parlando e in queste circostanze, in cui sei al tuo limite psicofisico, beh, non mi sento proprio di garantire sulla qualità grafica ed estetica del risultato, anzi. Ma credo che l’obiettivo sia stato comunque raggiunto: mi serviva qualcosa che fosse riconoscibile, che si prestasse a diventare meme, e che fosse facilmente "perculabile" per aumentarne eventualmente la diffusione. I memi più diffusi vengono sempre alterati (volontariamente e/o strumentalmente da chi li ha creati, o meglio ancora, spontaneamente dalla comunità) e nella maggior parte dei casi è proprio questo il fattore determinante per la loro diffusione e quindi del loro successo.

In ogni caso, anche questa volta la comunità è stata fondamentale. La risposta delle persone, soprattutto da un punto di vista umano, prima ancora che professionale, mi ha veramente disarmato, colpito. Moltissime persone mi si sono strette attorno come un cordone, proteggendomi anche da me. Mi hanno dato, anche solo con un like, un retweet, un commento, con una parola di sostegno, conforto, speranza, supporto in una chat, con un'email, con una telefonata, beh, ecco... un'energia nuova, diversa, che non conoscevo. Ma soprattutto chi di certo non poteva offrirmi un lavoro, ha tentato un’impresa ancora più ambiziosa: rimettermi in piedi, almeno per qualche altro giorno. Si sono immedesimati, si sono specchiati, si sono rivisti. Hanno letto oltre quello che avevo scritto, hanno visto dietro le parole che ho pubblicato, in quella che era per la loro vita una mattina qualsiasi, e hanno capito, sentito e solo alla fine condiviso. Quasi come un atto dovuto, quasi come se fosse per rimettere la bilancia in ordine, perché tutto tornasse ad essere giusto. Non so come spiegare bene questa cosa, ma è una cosa tipo così, ecco. Persone che fino a ieri erano magari solo un contatto su un social network, oggi posso chiamarli amici, di quegli amici che ci sono proprio quando hai bisogno di loro. Ecco, sì, qualcosa del genere, insomma.

 

3. Hai ricevuto proposte interessanti e non dopo esserti affidato a Facebook?

Nonostante il periodo estivo agostano, sono arrivati veramente tanti "interessamenti", ora speriamo di riuscire a concretizzarli presto in un lavoro. Ma anche se non fosse così, anche se il lavoro non dovesse arrivare da qui, non è importante. Dal 10 agosto 2014, giorno in cui ho pubblicato lo status su Facebook e il tweet su Twitter di #unLavoroperJacopo, sono passati poco più di 10 giorni, con quasi 500 retweet su Twitter e più di 1500 condivisioni su Facebook. E il merito è solo di tutte quelle persone che ancora credono che le cose più assurde possano accadere. Che esistano ancora dei sognatori. Ma soprattutto dimostra quanto il problema del lavoro e della relativa disoccupazione, non sia solo un problema generalizzato, ma sia oggi IL problema, e di come questo sia lo spettro che tutti combattono. Sono convinto che molte persone hanno esorcizzato, nella condivisione di questo messaggio, la paura di trovarsi nella stessa condizione. E le capisco, perché in questo modello sociale, senza una reale cultura del fallimento, ci hanno fatto credere che se perdi quello che hai, perdi tutto ciò che sei, ma trovandomi ora in questa condizione e quindi senza nessuna retorica, posso assicurare che non è così, ma che anzi è piuttosto facile il contrario. "Siamo tutti Jacopo", ha scritto uno sconosciuto condividendo il mio status. Forse siamo tutti solo molto più soli in questo mondo interconnesso, e se qualcuno svela ciò che è già sotto gli occhi di tutti, la verità ha un effetto domino inevitabile e ci si ritrova finalmente in tanti uniti dalla stessa parte. "Nel paese della bugia, la verità è una malattia" scriveva Gianni Rodari. Speriamo che il contagio, prima o poi, inizi sul serio anche su altri fronti.

 

C’è comunque una cosa che mi colpisce ancora, dopo tanti anni online: è come le persone sentano tutto, aldilà di quello che si voglia far loro credere; sanno già, senza alcun bisogno di spiegare, quello che è successo, quello che uno vive. Se stai bene, se stai male, se fingi o sei vero, se lo fai per interesse o se ci credi davvero. Fino a sapere esattamente cosa stai vivendo in quell'istante, senza nemmeno che tu abbia detto una sola parola. Non c'è scampo. Lo percepiscono, fino alla radice. Come se in fondo tutti sapessimo e sentissimo sempre la verità, oltre tutte le parole dietro cui ci nascondiamo, che ci possiamo dire, inventare, raccontare. Questa cosa è quasi come una magia. E ancora oggi mi emoziona, e ogni volta che accade e me ne accorgo mi fa sentire meno solo: "L'essenziale è invisibile agli occhi", scriveva Antoine de Saint-Exupéry ne "Il Piccolo Principe" e mai come in questo momento mi rendo conto di quanto sia vero.

 

4. Consiglieresti ai giovani e, magari, a chi ha qualche anno in più di utilizzare Facebook, o altri canali di condivisione sociale, per trovare un'occupazione?

Mi piacerebbe dire di sì. Nel senso, non so ancora come finirà tutto questo. Se il lavoro arriverà o meno tramite #unLavoroperJacopo. Ma in questo momento non credo sia fondamentale. Quello che conta forse è il passaggio, aver avuto l'opportunità di poter vedere tutte queste cose da un punto di vista diverso. Se ripenso a tutto questo e soprattutto alla tua domanda, mi viene in mente il monologo con Brad Pitt nel film "Il curioso caso di Benjamin Button" di David Fincher, ispirato all'omonimo racconto di Francis Scott Fitzgerald: "Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere. Non c'è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero."

 

Ecco, mi sento di dire questo a tutti, come oggi lo dico a me. E questo va oltre l’obiettivo di cercare e trovare un lavoro. Si può sempre ricominciare da sé.

 

5. Ai lettori e alle lettrici di LeiDonnaWeb, spiegheresti quale lavoro ti piacerebbe maggiormente svolgere?

In sintesi? Beh, mi piacerebbe poter mettere le mie competenze al servizio di qualcuno che è disposto veramente a crederci, e poter crescere insieme. Ma sono pronto anche a ricominciare, se serve. A cambiare tutto e cambiarlo ancora. A imparare cose nuove e disimparare ciò che credevo di sapere.

 

Per quanto possa valere, trovate il mio curriculum qui, magari a qualcuno interessa:https://www.linkedin.com/in/jacopopaoletti

 

In ogni caso grazie a Daniela e a tutta la redazione di LeiDonnaWeb per questa opportunità e ai vostri lettori per aver sopportato il mio sproloquio. Spero che le mie parole possano essere utili a qualcuno, come tutto questo è stato utile per me.

 

Jacopo Paoletti: Facebook -> https://www.facebook.com/jacopopaoletti84 

                       Twitter -> https://twitter.com/jacopopaoletti

 

 

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Daniela Caruso

Sono laureata in Culture Digitali e della Comunicazione (triennale) e Comunicazione pubblica, sociale e politica (magistrale). Sono appassionata di manga, tecnologia e make-up. Canto da quando avevo 6 anni e amo particolarmente il genere goth-metal. 

Attualmente coordino il progetto LeiDonnaweb e mi occupo della gestione dei social media del sito.

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