Non capita tutti i giorni di imbattersi in una compilation tanto completa e ben realizzata come Harvest of the Heart-An Anthology Set. A proporla è Anthony Phillips, chitarrista virtuoso e membro fondatore del mitico gruppo dei Genesis. Con la celebre band che ha praticamente inventato e lanciato il prog in tutto il mondo Anthony ha militato qualche anno, giusto il tempo per realizzare album che hanno fatto la storia del rock come Trespass e From Genesis to Revelation per poi dedicarsi alla carriera solista, fatta di tanta buona musica, di dischi più commerciali e melodici alternati ad intensi soundtrack per film, sceneggiati e documentari della tv inglese.

 

Un cammino artistico decisamente eclettico e dedicato agli amanti della musica non easy listening, che viene meticolosamente ripercorso proprio in Harvest of the Heart-An Anthology Set. Divisa in due dischi e un dvd, la compilation contiene infatti una selezione delle registrazioni effettuate dal talentuoso chitarrista inglese dal 1969 ad oggi con ben dieci inediti.

Anthony Phillips è uno dei musicisti più apprezzati della scena prog rock fin dai tempi della sua militanza nei Genesis, dei quali è stato un membro fondatore e ogni sua release rappresenta un evento per moltissimi suoi ammiratori sparsi per il mondo.

Continua con successo la serie di re-release in versione rimasterizzata e arricchita di bonus tracks e contenuti speciali della discografia di Anthony Phillips da parte della Esoteric Records. Stavolta è il turno di Invisible Men un lavoro che risale agli anni '80 e che all'epoca lasciò un po' stupiti tutti gli ammiratori del mitico chitarrista inglese, membro fondatore dei Genesis, che erano abituati ad un taglio decisamente più impegnativo e sperimentale da parte del loro beniamino.

Ma Invisible Men, che all'epoca suonava forse esageratamente pop e sicuramente troppo facile all'ascolto, con il tempo è stato rivalutato dalla critica e dal pubblico e giudicato intelligente, decisamente piacevole e soprattutto, nonostante i tanti anni trascorsi, dal sound ancora molto moderno.

Come mai all'epoca decidesti di incidere Invisible Men, un album così diverso dal tuo solito?

In realtà non ho avuto scelta. E' stata la casa discografica che mi ha in qualche modo indotto a fare un disco di quel genere perchè nei primi anni '80 dovevi fare pop, non si sfuggiva alla regola. Mettici pure che all'epoca proprio non potevo preoccuparmente anche perchè avevo appena comprato casa e avevo bisogno di soldi, quindi dovevo lavorare e fare dischi. Certo, ammetto che ero un po' nervoso, mi chiedevo che cosa avrebbe pensato di Invisible Men il mio pubblico abituale. Mi rendevo conto che quello sarebbe potuto essere un passo falso nella mia carriera, ma come ripeto, non avevo scelta. Se non eri famosissimo non avevi chances per poter decidere come amministrare la tua carriera.

Quindi hai dovuto cedere...

Per forza, dobbiamo anche considerare che le case discografiche all'epoca dettavano totalmente legge. Il metodo dei dischi autorprodotti e realizzati con l'etichetta dall'artista stesso ancora non esisteva e per fare dischi, si sa, ci sono sempre voluti soldi:

soldi per la sala di registrazione, per gli strumentisti, per tutto insomma ed io non li avevo, quindi non c'era molto da fare.

Tra le canzoni che fanno parte del cd ce n'è qualcuna che vorresti sottolineare?

L'altro giorno mi ha chiamato mio cugino Jim il quale mi ha detto di essere rimasto molto colpito da un brano in particolare, Mysterious Constitution of Comets. Questo all'inizio doveva essere uno dei pezzi da inserire nella scaletta del disco, ma poi per motivi di spazio era stato messo da parte. Ricordo che per Invisible Men avevamo preparato ben 24 songs delle quali soltanto 15 sono poi state usate. Tutti i pezzi rimasti li abbiamo inseriti adesso in questa re-release.

In Inghilterra la crisi delle vendite in campo discografico si fa ancora sentire molto?

Devo dire di sì. Oggi come oggi le bands che guadagnano abbastanza soldi lo fanno principalmente grazie ai tour. In pratica si va in tour per promuovere l'album e non al contrario come succedeva un tempo. Il download selvaggio ha degradato il mercato musicale anche agli occhi della gente che ormai non vuole più pagare per la musica, ma nessuno si rende conto che senza soldi non si registrano dischi perchè incidere un cd implica un processo molto costoso. Oltretutto c'è da dire una cosa: negli ultimi anni purtroppo è cambiato il modo di pensare. La musica si ascolta principalmente come sottofondo, non per il piacere di ascoltarla, questo non è più il punto focale, quindi ritornando al discorso della crisi musicale va tutto bene se parliamo delle touring bands, ma ci sono tante realtà che stanno nel mezzo e che faticano veramente per tirare avanti.