20 Gen

ZUMA, "Less is more": la recensione

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Il progetto ZUMA nasce per caso, come spesso accade. Incontri fortuiti, stima dell'altro, bisogni comuni di espressione. La sete di "essere suono" attraverso i suoni. La sala prove come tempio assoluto, lavorare con lentezza. Tre uomini e il loro silenzio, forse timidi, forse ammaliati da quell’idea di suono. Sette brani che nascono immediatamente, dopo sole 3 ore. Come fiori nel deserto. Non li cercavamo. Tre uomini diventano cinque. Diversi e identici. Affinità umane e chimica assoluta. Meno è più, lo scopriamo svuotando i brani fino a portarli al nucleo di ciò che vogliono comunicare. Ecco la nostra privatissima orchestra della polvere.
 
 
LESS IS MORE (Viceversa Records/Audioglobe)
 

La storia di Less is more è parallela a quella degli Zuma. Anzi, probabilmente decidiamo di suonare insieme proprio per dare vita a questo disco, dato che all'origine l'attività live non è stata per niente presa in considerazione. Crediamo che questo sia accaduto perché le nostre esperienze discografiche erano state quasi tutte dei "live in studio", una trasposizione in disco dei pezzi che avevano prima suonato dal vivo.

Le composizioni di Less is more invece, anche se nate comunque in sala prova, in questa sede restano solo degli appunti da completare poi in fase di registrazione ed ascolto.

La sede di Zen Arcade, lo studio di Marcello Caudullo, che all'inizio avevamo chiamato solo in veste di produttore e fonico è stata la sede dove le canzoni hanno assunto la loro forma attuale. I brani, rimasti a lungo delle bozze, sono maturati man mano con la collaborazione di Marcello che per primo ha imbracciato i suoi strumenti per colorare alcuna parti, di Tony del Mastro che ci ha regalato la sua tromba in "son of a beach" e di una quantità industriale di lapsteel che Carlo Natoli ci ha lasciato in regalo dicendoci "usate quelle che volete, scegliete le migliori".

 

Anche il lavoro sulle voci è stato completato man mano. La gestazione così lunga non è stata dovuta alla ricerca di chissà quale perfezione: le sezioni di registrazione, i missaggi, gli ascolti sono stati piacevolmente dilatati nel tempo, messi quasi a decantare in attesa del momento giusto per essere assaporati. Rain song e Ourselves hanno una storia diversa. Il primo brano è nato da un appunto registrato nel bagno di casa di Giuseppe durante una piovosa notte insonne, editato da Marcello e cantato da Dino. Il secondo è una lunga introduzione che abbiamo utilizzato come brano di apertura dei live. La sua registrazione ci è stata donata da Luca Recupero, incaricato tecnico del suono del live alla Lomax.

 

Il titolo del disco è una massima di Mies Van Der Rohe da lui riferita al design, una frase che usiamo spesso, sia in fase di composizione che riferita alle nostre vite: meglio poco ma di buona qualità.

 

Per seguire gli ZUMA potete collegarvi sul sito ufficiale www.zumamusic.it o sulla pagina Facebook: MoonTheZooma

 

Per ascoltare i brani collegatevi QUI

 

[a cura di Giuseppe Lombardo]

 

Letto 2659 volte Ultima modifica il Lunedì, 20 Gennaio 2014 00:21
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