Elisa Santurri

Elisa Santurri

Donna e, in quanto tale, una e centomila. Moglie, madre, lavoratrice fuori e dentro le mura domestiche, sono un’inseguitrice di sogni con il pallino della scrittura da sempre. Appena messa in tasca la laurea in Scienze Politiche, mi sono ritrovata a scrivere di Cronaca nello storico quotidiano romano Paese Sera e da allora, pubblicamente o per il mio privato godimento non ho mai smesso di scrivere. Ho scritto in diverse forme e per gli argomenti più disparati. Per molti anni, essendo la mia professione principale quella di traduttrice, ho scritto in francese. Nel 2008, dopo essermi diplomata Sommelier, mi si sono aperte le porte del magnifico mondo dei vini e del cibo di qualità. Da un anno e mezzo collaboro per AROMA, la rivista gourmet della Capitale.

URL del sito web: http://www.aromaweb.it

È quello che è ha stabilito una sentenza della Corte d’Appello di Lecce spazzando così una volta per tutte ogni dubbio o incertezza in merito. Il caso è quello di un marito le cui telefonate, intercorse con due colleghe, ed ammesse come prove in giudizio, testimoniavano l’esistenza di un rapporto particolare tra di loro e di cui erano a conoscenza gli altri colleghi di lavoro. I giudici, chiamati a pronunciarsi sul caso, hanno dunque assimilato il concetto di fedeltà coniugale a quello di lealtà. Non è sufficiente astenersi dal non avere rapporti sessuali al di fuori del matrimonio ma non si deve tradire la fiducia dell’altro. Da un lato lo stupore dei matrimonialisti poiché oggi l’addebito per adulterio è raro (evidentemente però i giudici hanno tenuto conto del contesto in cui si è consumato l’adulterio visto che Martina Franca è un piccolo centro e le voci hanno sicuramente leso la moglie). Dall’altro la difesa considera invece l’addebito eccessivo ed anacronistico considerato che oggi le relazioni non sono più rigide e stereotipate. Della serie: chi non ha mai cercato la lusinga virtuale scagli la prima pietra. Quanti percorrono le strade dei social network in cerca di brividi virtuali e non tra in ufficio o tra le mura di casa la sera in un momento di distrazione del partner ? Non servono sondaggi per sapere che accade in coppie appena formate così come in quelle datate. Neanche quelle definite dall’entourage come consolidate ne sono esenti. Effetto inevitabile del mondo parallelo vissuto a colpi di clic su una tastiera, di dialoghi intessuti su un PC. Un mondo che permette di sognare, di evadere per le sue mille opportunità offerte con facilità estrema. Il limite è dettato proprio dal sogno il quale, finché resta tale, è legittimo. Il discorso cambia se si trasforma in realtà ovvero in un incontro.

 

Leggi Perchè gli uomini tradiscono 

 

La notizia è di oggi: un ragazzo su quattro subisce azioni e/o intimidazioni da coetanei. Il fenomeno è chiamato bullismo e si consuma tra le mura della scuola. Proprio in quel luogo ove i nostri figli trascorrono molte ore della giornata e in cui protezione e sicurezza dovrebbero essere parole chiave.
Bastano due o tre bulletti coalizzati a trasformare la vita di adolescenti (ma a volte il fenomeno tocca addirittura la scuola elementare) in incubo. Ma non in tutti i licei è così. Prendi ad esempio un istituto paritario di Roma, aggiungi una professoressa piena di entusiasmo e un gruppo di studenti volenterosi ed ecco che prende vita un progetto teatrale mirante alla denuncia e soprattutto alla prevenzione del bullismo. Il liceo in questione è il Visconti del quartiere Prati, la professoressa è Giovanna Pini e gli studenti sono ben 250. Secondo le testimonianze degli studenti/attori, questa non è solo un’esperienza che fa da contrasto al dilagare del problema, ma è anche formativa a livello personale. Eventuali insicurezze dei ragazzi si dileguano. Il carattere ne risulta rafforzato. Insomma, si cresce recitando. La compagnia teatrale del Visconti scaturisce dai laboratori di danza-canto, scenografia-costumi e organizzazione spettacolo, organizzati in seno al liceo, che calcherà il palcoscenico del Teatro Olimpico il 30 aprile prossimo. Andiamo numerosi ad applaudirli per dire stop al bullismo.


Ben 180 delle sue strepitose foto sono esposte al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 6 marzo scorso fino al 21 luglio prossimo. Dire che Newton sia un fotografo è riduttivo. Osservando le immagini che ha costruito, realizzato, esaltato, se ne ha la conferma.

Al centro di tutto, il corpo femminile.

Il nudo, mai volgare, viene proposto sia in chiave sensuale che provocatoria anche nel mondo della moda nel quale comincerà a lavorare a cavallo tra gli anni ’50 e ‘60. Donne dai corpi statuari, imperiosi o semplicemente dagli sguardi misteriosi vengono immortalate in pose erotiche, ambigue, estreme tali da arrivare a sovvertire le convenzioni. L’osservatore, inizialmente sorpreso, si ritrova a riflettere sull’immagine proposta e a dare una sua interpretazione. Di fronte al suo obiettivo, donne sconosciute, modelle, ma anche personaggi famosi. Charlotte Rampling fra queste. Anche lei in vestito adamitico, esaltata grazie alla sua bellezza naturale in un contesto baroccheggiante. La sua immagine, scattata da Newton nel 1973, apre l’esposizione in quanto suo primo nudo d’autore.

 

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Per Newton anche solo una caviglia, un polso, un fianco o uno sguardo ammiccante, sono capaci di trasmettere, un’infinità di messaggi. Con il suo modo di interpretare la Donna, ha rivoluzionato il concetto di fotografia di moda, divenendo uno dei più grandi fotografi del XX secolo. 

I suoi scatti sono stati pubblicati sui più importanti magazine di moda: Vogue, Elle, Vanity Fair, L'Uomo Vogue, Harper's Bazaar, GQ, Max e Marie Claire. Chanel, Gianni Versace, Dolce & Gabbana, Blumarine, Yves Saint Laurent e Borbonese si sono avvalsi della sua opera.

 

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È quello che afferma Frédéric Beigbeder nel suo libro intitolato appunto L’amore dura tre anni. Pubblicato nel 2003, ha riscosso un successo tale da spingere il suo autore a realizzarne la versione cinematografica. In un’età compresa dai 9 ai 99 anni, ossia tutti, desideriamo sapere perché, dallo stato di innamoramento e quindi dall’avere le farfalle nello stomaco e un entusiasmo assoluto, si passa all’indifferenza altrettanto assoluta. Perché, ci chiediamo, la stessa persona che ha suscitato in noi una passione travolgente fino a ieri, oggi, se solo ci sfiora ci provoca una sensazione di fastidio? Qual è il meccanismo per il quale si passa da frasi del tipo “Con lui posso parlare di tutto, ci intendiamo al volo” a “Inutile parlargli tanto non mi capisce”.

E dalle interminabili conversazioni si arriva ai silenzi che sfondano le orecchie. Da qui al tradimento, poi, il passo è breve. Ma partiamo dal principio. Il sospetto che l’Amore, anche quello a cui è stata attribuita la A maiuscola, non fosse eterno, prima o poi fa capolino anche nei romantici ed idealisti più incalliti. Pur non avendo mai aspirato e creduto al principe azzurro, presto o tardi ci si sbalordisce nel vedere crollare sodalizi sentimentali consolidati nei decenni.

 

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Nei nostri entourage le coppie non ancora scoppiate sono come mosche bianche. E, all’aumento smisurato di famiglie sfasciate, corrispondono greggi di figli disorientati che si ritrovano in nuovi nuclei familiari allargati. I single, intanto, avanzano a frotte. Ai sensi di colpa insinuati inevitabilmente nella nostra coscienza, si alternano alzate di testa nel momento in cui pensiamo che è meglio separarsi che continuare a scannarsi. Il matrimonio è, secondo Beigbeder la causa prima di tanto sfacelo. Dice risoluto: “Ci ho messo molto ad ammettere che mi ero sposato solo per gli altri, che il matrimonio non è qualcosa che si fa per se stessi.” Le convenzioni dunque sono controproducenti per l’Amore, ma anche nel caso di convivenza o di relazione tout court le cose non vanno meglio. In qualunque caso, continua “La nostra generazione è troppo superficiale per il matrimonio. Ci si sposa come si va al Mc Donald’s. Poi si fa zapping”.

Tutto si consuma in un trienno.

Il primo anno è tutto di passione. Nel secondo la passione si trasforma in tenerezza la quale si trasforma a sua volta in noia. Secondo lo scrittore francese l’unico Amore possibile resta quello non corrisposto. Tutto l’Amore che ci mettono a diposizione, che ci spiattellano sotto il naso non è niente in confronto a quello anelato. Viviamo dunque amando chi non ci ama, inseguiti da chi ci ama. Ciò nonostante, Beigbeder non ci priva dell’happy end non prima però di averci regalato una pillola di saggezza. Per restare innamorati “bisogna rifiutare la piattezza” e soprattutto “bisogna essere stati molto infelici. Senza apprendistato del dolore, la felicità non è solida”.

Voi cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza?

 

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