Angela Leucci

Angela Leucci

Journalist, writer, go-go dancer, snake charmer, gay icon.

URL del sito web: https://angelaleucci.blogspot.com

La prova costume: mettiamo alla prova i marchi?

 

Dove vivo io è praticamente arrivata l'estate. Ho tirato fuori le mie Camper aperte e ho iniziato a vagliare l'ipotesi di andare al mare. Così, ho iniziato a peregrinare per i negozi alla ricerca di un nuovo costume da bagno, un bikini per la precisione, magari a pois. Ne ho trovati tantissimi, in moltissimi colori diversi, ormai i pois sono la moda del momento, non è stato difficile. Il problema era un altro: il pezzo di sotto mi andava sempre bene, quello di sopra mai. Come se un po' tutti i marchi dei negozi visitati avessero perso di vista le proporzioni dell'anatomia femminile. E nella maggior parte dei casi, spalline e fasce posteriori non erano neppure adattabili. Anche laddove si potevano acquistare bikini spaiati.
Un negozio via l'altro, sempre la stessa storia. Che non accade solo in estate, anche in inverno quando devo scegliere un nuovo cappotto o una nuova giacca. Faccio un piccolo sondaggio tra le mie amiche su Facebook e scopro di non essere la sola ad avere questo problema. Inizio a credere che la mia non sia semplicemente sfortuna, ma piuttosto un modus operandi con cui i marchi agiscono di continuo.
Non bastavano le taglie che sembrano essere sempre più fatte su misura delle adolescenti nei cartoni animati giapponesi?
Ma non è la moda che dovrebbe adattarsi all'utenza? Non parlo di tendenze, che come Miranda Priestly insegna sono state create da qualcuno decisamente migliore di noi, qualcuno che ha scelto un maglioncino ceruleo in mezzo a un mucchio di roba. Parlo di taglie. È così complicato creare costumi da bagno adattabili a tutte le forme?

 

bikini-uncinetto


Alla fine ho preso una decisione: comprerò qualche pezzo di sotto del bikini e i pezzi di sopra me li farò da me all'uncinetto (i pezzi di sotto di impregnano troppo di acqua e rischierei di restare nuda in spiaggia se fossero anche questi in cotone), nonostante qualche amico mi ha consigliato di andarmene al mare in topless. Sperando che un giorno il mondo della moda cambi rotta.

 

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Amicizia e donne: un binomio incompatibile? Piccola riflessione a partire dal mondo animale. 

In questi giorni, le mie due gatte sono impegnate in un complicato processo di conoscenza. Paura e litigi sono però già alle spalle: in pochi giorni entrambe hanno iniziato a giocare, come avessero vissuto sempre insieme. Così mi sono messa a riflettere su quello che è il luogo comune sulle amicizie femminili. Sono in tantissimi a pensare che non esistano o siano molto rare. E in questi tempi di individualismo diffuso, di narcisismo che non raramente sfocia nella più assoluta sociopatia, non sembra strano da credere.
Per le gatte, la molla che le divide, almeno inizialmente, è la gelosia. Per le donne è forse la competizione. Nelle relazioni, nel lavoro, in qualunque campo della propria vita. Per gli uomini è più semplice, forse perché sono giustamente ancorati a un cliché, quello derivante dall'epopea di Gilgamesh: Gilgamesh incontra Enkidu, si battono e poi diventano amici. Il loro sentimento poggia sull'esperienza comune della lotta, in cui anche se uno dei due prevale, finisce per risparmiare la vita dell'altro. Questo cliché, quasi sempre ravvisabile nelle relazioni maschili, e anche nei teen drama statunitensi. Ma, come sempre, le relazioni, di qualunque tipo, sono molto più complicate di qualunque sceneggiatura.

A ben guardare, la più grande difficoltà rappresentata nelle amicizie femminili è appunto la competizione, che si traduce spesso in sospetto iniziale, pregiudizio, e poi, a meno che le cose non cambino, in un rapporto di circostanza determinato dalle convenzioni sociali, in cui ci si malsopporta, ci si parla alle spalle o si cerca, nei casi peggiori, di danneggiare l'altra persona.

 

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Fortunatamente, come spesso accade, si tratta di casi limite: il mondo pullula di buone amiche, ma siamo noi in primis a cercare a naso quelle che fanno per noi, in base al nostro vissuto, al nostro stile di vita, al nostro modo di essere. Tutto il resto meglio lasciarlo alle convenzioni sociali. E alla circostanza.
E se la ricerca dell'amicizia femminile non dovesse andare a buon fine, prendetevi una gatta. Sarà vostra amica incondizionatamente.

 

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Piccolo prontuario su come comportarsi con le relazioni giunte al termine

A volte, quando una relazione, una storia d'amore, anche se è stata suggellata dal sacro vincolo del matrimonio, termina, resta sempre un po' d'amaro in bocca, anche qualora sia consensuale. Non importa quello che ci ha fatto o non ha fatto l'altro, che sia un tradimento o semplicemente sentimenti che non ci sono più. Per la maggior parte delle persone serve allontanarsi, pensare che l'altro non esista più: è un ciclo abbastanza ordinario, è questo il modo in cui la vita va avanti.
Per cui, dopo che ci si è asciugate le lacrime, dopo aver trascorso una sorta di periodo di decompressione dall'ex: cosa fare? È giusto ritornare a frequentare i propri ex, si può essere amici, si può davvero voltare pagina?
La risposta è sì, con un se e con un ma.
Partiamo dal presupposto che il tempo guarisce tutte le ferite dell'animo: il rancore non è mai positivo e provoca persino l'insonnia. Il rancore non porta a nulla, fa solo consumare dentro. Ci si fa una tisana di verbena odorosa e si decide di essere felici. Punto.
Per molte delle cose che capitano è di gran lunga meglio lasciar correre, o perdonare anche, ma solo quando ne valga la pena. Il mondo è tondo (o quasi, è un ellissoide di rotazione schiacciato ai poli): diciamo che sedersi sulle sponde del fiume e attendere il cadavere del proprio nemico è un po' passato di moda. Suvvia, non siamo eroine di Quentin Tarantino.


Il buon consiglio dovrebbe dirci però che in fondo i nostri ex si incontreranno di nuovo sul nostro cammino. Potranno anche far qualcosa in nostro favore, potranno semplicemente aver bisogno di un parere sul proprio lavoro o altro, e questo accade soprattutto se si vive in un piccolo centro. Per cui bando a tutto ciò che è stato, ben rammentando però che una nuova relazione sarebbe impossibile perché la precedente è finita, ma ricordando anche e soprattutto i momenti belli con l'altra persona. Perché forse ne potranno tornare altri, di natura né sessuale né sentimentale, ma di condivisione, forse anche una birra con le nuove compagnie, una battuta, una risata al momento giusto, progetti lavorativi comuni, e così via.
Chi non è stato un buon marito o un buon fidanzato, si potrebbe rivelare un buon amico in senso lato. Ed è quello che ci mostra come la vita cambia per adattarsi al nostro cambiamento. In tutti i casi.

 

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Piccola riflessione su come le attrici statunitensi riescano a essere sempre belle e a lavorare nel campo del cinema e della TV anche quando gli anni passano inesorabili

Una serata prefestiva a guardare American Horror Story. Un capolavoro che non mi fa rimpiangere il non essere in giro. La seconda stagione volge al termine e la protagonista in entrambe le stagioni è Jessica Lange. 64 anni, non esattamente una giovanissima, tante le rughe sul volto, mai toccate da un chirurgo plastico. Mi sembra ieri che la guardavo su Tele+1 nel film “Music box – Prova d'accusa”, uno dei tanti film di cui ho memoria in quegli anni di gioventù. Ora la Lange ha le rughe, non interpreta più personaggi sensuali e affascinanti, ma ruoli da cattiva, almeno in questa serie televisiva. Ed è sempre più brava.
Eppure la Lange non è la sola a potersi vantare di lavorare ancora alla sua età. Certo, Goldie Hawn, ne “Il club delle prime mogli” faceva satira su come esistessero solo tre età per lavorare a Hollywood, “bambola, procuratore distrettuale e a spasso con Daisy”. Ma questi ultimi due ruoli, seppur ricorrenti tra le attrici non più giovanissime, non è che non le valorizzino, anzi.

 

Jessica-Lange


Poi guardo quello che avviene in Italia. Forse una sola attrice, ma si tratta davvero di un caso straordinario, di una donna bella come quando aveva vent'anni, Sofia Loren, che può vantare di essere ancora un'attrice di grido. Qualche altro caso c'è, ma si tratta di fatti sporadici, di ospitate, nulla di continuativo, un appuntamento fisso come per un telefilm. Per lo più, passati i quaranta, le attrici italiane riscoprono il teatro, peraltro con risultati davvero ragguardevoli. Ma viene da chiedersi: perché? Se sono ancora brave e belle (in fondo, il teatro perdona molto meno che il cinema o la televisione), se hanno talento da vendere, perché non tornano sugli schermi: è una questione di produzione, di pubblico o cosa?
La bellezza passa, me lo diceva sempre la mia mamma quando ero bambina. Ma quanto effettivamente noi pubblico avvertiamo la discrepanza tra la bellezza e la bravura. La Lange potrà avere anche qualche rughina, ma sfido chiunque a dire che non è una bella donna. Così come per la Loren, per Diane Keaton, per la Hawn, per Diane Ladd, per Meryl Streep, giusto per citarne alcune. La bellezza passa davvero? Sicuramente questo avviene molto meno che in passato: le nostre antenate morivano giovanissime di parto, mentre noi abbiamo cosmetici, anticoncezionali, la vista corretta col laser. E allora perché cinema e TV non si adeguano anche in Italia a proporre sempre più cervelli, come quello della Lange, fatti di talento e di esperienza, anche se non minori di 40 anni?
Non ho risposte per questa domanda. È quasi più complicato che dire con certezza estrema che tempo farà domani.

 

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