Alfredo un giorno incontra un alce e decide di farne il suo amico speciale. Così gli dà un nome – Marcello – (con tanto di etichetta di riconoscimento appesa alle corna) e comincia a seguirlo ovunque, elencandogli le regole da rispettare per diventare un provetto animale da compagnia. Istruire Marcello è però ben difficile, soprattutto perchè l’alce non sembra molto convinto di voler seguire gli insegnamenti del bambino. Per di più, Alfredo si rende conto con grande disappunto che qualcun altro pensa di essere il propretario dell’animale, scoperta a dir poco terribile che il bambino fa quando incontra una vecchietta che non solo chiama Marcello a sè con il nome di Rodrigo, ma che lo conquista con mele succose distogliendolo dai faticosi tentativi di Alfredo di dimostrare il possesso dell’indifferente e goloso animale.

 

 

È proprio dopo questa deludente scoperta che Alfredo rimane bloccato nella foresta di notte, obbligato ad affrontare tutti quei mostri che animano le sue più oscure paure e che prendono forma dal bosco frondoso. Quando, dopo ore di riflessiva solitudine, capisce che forse non sarà mai davvero proprietario dell’alce, Marcello arriva a metterlo in salvo, riconquistando la simpatia e la fiducia del suo piccolo amico.

 

In un incantato paesaggio montano in cui si muovono i divertenti personaggi disegnati con pochi ed elementari tratti che rendono la loro ironia ancor più esilarante e la loro dolcezza ancor più vera, Oliver Jeffers, autore ed illustratore di questa simpatica storia pubblicata in Italia nel 2013 da Zoolibri, ci presenta l’incontro di due mondi: quello umano e quello animale, affrontando tematiche che sarebbero in qualsiasi “manuale del bravo bambino” alle prime prese con il mondo e la vita: il rispetto per gli altri, il confronto con le proprie paure, la scoperta del mondo reale. Tutti insegnamenti che portano Alfredo ad accettare l’alce per quello che è, senza però per questo smettere di sperare che Marcello segua le sue strambe e dettagliate istruzioni. Quello che cambia è che ora il bambino lo fa senza spazientirsi troppo, anche se il grosso animale preferisce fermarsi a sgranocchiare qualche mela succulenta o trotterellare libero e spensierato nella foresta tra alberi e laghetti.

 

Dopo il suo primo libro "Oh-Oh!", storia ultrapremiata di un gufetto distratto, Chris Haughton torna a farci sorridere con un nuovo racconto. Questa volta il protagonista è George, un cane che ce la mette proprio tutta ad essere bravo, come gli raccomanda il suo padrone Harry prima di uscire. Ma come tutti i cani George è anche molto goloso, giocherellone e curioso e la casa può essere luogo di infinite tentazioni che mettono a dura prova i suoi seppur ottimi intenti. È così che mentre trotterella spensierato tra una stanza e l’altra, George vede qualcosa in cucina. È una torta, e George adora le torte. Il dubbio è lancinante, il coloratissimo cane dalle lunghe orecchie non è più tanto certo di quello che aveva promesso al suo padrone.

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«Cosa farà George?» è la domanda che ogni volta blocca il cane dal grosso muso e sguardo spaesato giusto prima che si abbandoni alla tentazione. Così mangia una torta intera, gioca a perdifiato con il suo amico Gatto rincorrendolo per ogni dove, scava una profonda buca nella terra del grosso vaso in salotto. Non a caso il titolo del libro - pubblicato in Italia da Lapis Edizioni - è proprio "Oh no, George!", delusa constatazione dell’impari lotta tra desiderio e libertà. Quando Harry torna a casa, è tutto a soqquadro: George aveva promesso, ma non ha saputo proprio resistere e, triste, si scusa. Quando però Harry decide di portarlo a fare una passeggiata, il grosso cane trova anche lì mille tentazioni ad aspettarlo: una coppia che fa un picnic con un’enorme torta, tanta terra da scavare, Gatto arrampicato su un albero da inseguire ovunque. Ma George ha imparato la lezione, e tira dritto, estremamente soddisfatto del suo autocontrollo. Non è detta però l’ultima parola, perchè un profumo allettante si materializza davanti ai suoi occhi vogliosi e increduli sottoforma di cassonetto dell’immondizia.

 

Cosa farà quindi George questa volta? L’esilarante sguardo perso nel vuoto del cane potrebbe parlare da solo, così come fa la massima con cui l’autore riassume la morale di questa divertente storia: "La libertà non consiste nel realizzare i nostri desideri, quanto nella rimozione del desiderio. Nessuno è libero se non è padrone di se stesso". Forse George non sarebbe poi del tutto d’accordo...

 

 

 

Amicizia, affetto, chiamatelo come volete, ma quello che Lupo e Lupetto scoprono di condividere è qualcosa di magico. Qualcosa che può far passare la fame perchè stringe il cuore e allo stesso tempo far gioire perchè lo riempie di qualcosa di nuovo e inaspettato. Lupo e lupetto, pubblicata in Italia dalla Clichy, è la storia di questi due teneri personaggi, raccontati dalla penna di Nadine Brun-Cosme e dalle lievi e simpatiche illustrazioni di Olivier Tallec.

 

 

È un racconto lento e silenzioso, perchè così ci si accorge di qualcosa che prima non aveva spazio nè senso dentro di sè. Un percorso quotidiano, fatto delle piccole abitudini di un lupo che vive solo sotto l’albero in cima alla collina, dove, sempre solo, si sveglia al mattino, fa i suoi esercizi ginnici tra i rami, coglie frutti quando ha fame, passeggia nel bosco e si addormenta la sera sotto la sua coperta di foglie. È l’arrivo di Lupetto, un piccolo cucciolo azzurro, a stravolgere la situazione. Non perchè spinga Lupo a modificare le sue abitudini, ma, al contrario, proprio perchè lo accompagna in tutto ciò che fa.

 

L’improvvisa compagnia crea inizialmente stupore e un po’ di cautela in Lupo, perchè la solitudine non è tale, per chi ha vissuto sempre e solo con se stesso. Ma la condivisione è ciò che fa scattare qualcosa in lui, che lo spinge a cercare in lontananza il puntino azzurro in sua attesa sotto l’albero, quando lui si allontana per passeggiare, e che lo riempie di rammarico quando al suo ritorno non trova più il piccolo, ma, semplicemente, la sua vita di sempre, ora piatta, regolare e triste.

 

Sono i gesti, di nuovo, che parlano per Lupo e della sua speranza di un ritorno. Scopre così l’attesa solitaria sulla collina, e di poter attendere molto più di quanto avesse mai creduto, così come dello spazio, grande, che nel suo cuore è ora occupato dal cucciolo. Quando si ritrovano è calda felicità. “Senza di te mi annoio”. A volte bastano poche, semplici parole per spiegare le sfumature di quello che, in fondo, non ha altro nome che “amore”.

 

C’è voluto a dir poco qualche anno, ma finalmente anche questa storia, nata nel 1985 dalla fantasia di David McKee e pubblicata in Italia da Edizioni Lapis, sarà a giorni reperibile sugli scaffali delle nostre librerie. Due mostri è una di quelle favole che fa insieme sorridere e riflettere, che parla di opposti e della via che tutto unisce, anche se si tratta di due panzute creature dalle strane sembianze.

 

I due mostri protagonisti di questo racconto non si conoscono, anzi, non si sono neanche mai visti: uno è rosso e l’altro blu, uno ha zanne aguzze e l’altro un corno sul naso, il primo orecchie a punta e il secondo una strana coda a forma di freccia. L’unico elemento che hanno in comune è la montagna sotto la quale vivono, uno da una parte e l’altro dall’altra. Un buco nella roccia è il passaggio, il mezzo attraverso il quale, ogni tanto, si parlano.

 

 

È così che, a causa di pareri discordanti, che sfociano in improperi sempre più acuti, cominciano a litigare. Una lite senza fine che sfocia in un lancio di sassi sempre più grossi e pesanti, fino a che della montagna che li divideva e che aveva prestato la sua roccia al loro cieco astio, non rimane più nulla.

 

Il pretesto per i loro scontri, incredibile a dirsi, un bel tramonto dalle calde sfumature. È il giorno che se ne va o la notte che arriva? Come spesso accade, la ragione sta nel mezzo e, soprattutto, dipende da che lato si voglia considerare la questione. Ma i due mostri sono troppo accecati dal malumore che riempie le loro bocche di improperi e li abbandona a notti oscure e insonni, per rendersene conto. E a volte bisogna toccare il fondo per poter trovare la strada per risalire in superficie.

 

La montagna che li divideva, rasa al suolo dal loro furore, diventa, nella sua assenza, quello che apre loro gli occhi, offrendo una visuale ora senza limiti e spazio ad un cielo libero da ostacoli. Per la prima volta i due mostri si siedono vicini, rivolti al lato del tramonto che fino ad allora era visibile solo all’altro.

 

Il bello delle favole è che non invecchiano mai e l’insegnamento di questa potrebbe essere quello della vita. Perchè il confronto è difficile, soprattutto se parte da punti di vista tanto diversi. A volte può portare a perdere la calma, e allora essere obiettivi è quasi un’impresa. Basterebbe ricordare solo una cosa, di mettersi nei panni dell’altro, e guardare attraverso i suoi occhi. Spesso l’unico modo per capire che si potrebbe essere molto più vicini di quanto si pensi, anche quando le montagne che ci separano appaiono massicce e puntute.

 

Una delle ultime pubblicazioni di Lapis Edizioni è “Per Sempre”, un dolcissimo albo scritto e illustrato da Salina Yoon, che narra la storia dell’amicizia tra il piccolo Orso e un coniglietto di peluche abbandonato nella foresta, che il cucciolo decide di prendere con sé. Trovare un nuovo amico è sempre un momento speciale, ma ben presto Orso si rende conto che il piccolo coniglio ha probabilmente una casa di cui sente nostalgia, e qualcuno che lo ama che è alla sua instancabile ricerca. Deciso ad aiutarlo, e senza pensare alle conseguenze del suo gesto, tappezza allora la foresta di volantini, ma nessuno risponde alle sue segnalazioni.