17 Mag

Apologia della frottola

Pubblicato in Amore

Quando è davvero necessario usare una bugia per salvarsi da situazioni asfissianti.

Le bugie hanno le gambe corte. Ma la gastrite è peggio.

(da una saggia affermazione di qualcuno, captata in fila alla posta, mentre pagavo la bolletta del gas)
È primavera e love is in the air. Everywhere I look around. Va beh che più che all’amore mi fa pensare a quanto sia bello camminare in una valle verde ma, in effetti, nulla vieta che si possa passeggiare mano nella mano a piedi nudi tra l’erba tenera.

Appunto. Ecco.

Le tue amiche hanno organizzato una cena tra coppie in cui tu saresti l’unica… “scoppiata”?


Oppure


Le tue amiche hanno organizzato un fine settimana in una spa per festeggiare l’imminente matrimonio di una di loro e scambiarsi amenità e chiacchiere su quanto sia bello l’amore e quanto sia gratificante la vita di coppia?
Niente paura! Se con qualche piccolo accorgimento seguirai la Filosofia di Pinocchio eludendo abilmente il Senso di Colpa che, come una piovra, potrebbe agguantarti senza lasciarti possibilità di fuga, allora i tuoi problemi saranno (momentaneamente) risolti!

Perché farti venire la colite spastica prefigurandoti il ruolo di candelabro che inevitabilmente ricoprirai seduta al tavolo mentre le tue amiche, incollate ai loro maschi come telline ai gusci, elargiranno secrezioni salivari producendo rumori di risucchio molto simili a quelli dei gorghi?

E tu, incollata al tuo trancio di pizza ormai marmoreo, tirerai su col naso, quasi a voler prevenire un attacco di lacrimazione che, data la gravità del momento, rimarrà strozzato tra la trachea, l’esofago e la faringe?

Perché rimanere in religioso silenzio a contare le mattonelle del pavimento, i listelli delle cornici dei quadri appesi al muro, le striature degli infissi in legno, le ragnatele agli angoli del soffitto mentre le tue amiche, immerse in disquisizioni di carattere erotico-amoroso, ti faranno sentire come una medusa spiaggiata nella Sierra Leone?

Insomma basta. Anche tu hai diritto a uno straccio di dignità. Meglio bugiarde ma con la flora intestinale integra, che immolate in rispetto del nobile Senso di Lealtà Amicale, ma trafitte da parte a parte come il San Sebastiano del Mantegna.

Anche noi single abbiamo il sacrosanto diritto di tutelarci, dato che non godiamo della protezione di Amnesty International e, non potendo usufruire di quel senso di pienezza ebbra data dalla tempesta di serotonina amorosa, dobbiamo fare di necessità virtù, sviluppando gli anticorpi armati per farci largo in questa giungla di accoppiati.

E quindi la si spara grossa. La si studia per bene. L’immaginazione e la creatività non mancheranno di sicuro perché, in situazioni d’emergenza, la nostra mente lavora come galvanizzata dalla carica adrenalinica, prodotta dalla stessa spinta propulsiva ansiogena che è in grado tanto di paralizzarci, quanto di renderci attive come non mai. Comincio a rendermi conto di appartenere a quella categoria di persone che realizzano cose quando sono sotto pressione.

E quindi, perché non adattare le circostanze al proprio utile vantaggio, se le circostanze ci sembrano troppo minacciose? A fare la boa galleggiante, in mezzo a petulanza e tripudio d’ammmmore, anche no. Mi digitalizzo e mi ologrammizzo da qualche altra parte nella mia valle personale.

Porca miseria, c’è gente che ci costruisce una vita (di palafitte, però) sulle bugie. Una balla-salvagente ogni tanto che male farà?
È una questione di sopravvivenza e di salute: mi voglio troppo bene, e non permetterò che la melassa altrui mi renda diabetica più di quanto non faccia io stessa sfasciandomi di gelato.

E poi: perché dovrei io sentirmi tanto in colpa (forse perché ho la coda di paglia…) se racconto una frottoletta, una piccola bugia innocente per evitare situazioni imbarazzanti? Voi, amiche organizzatrici di serate tra coppie che vi sentite in dovere di invitarci comunque per educazione, sì, voi, ma non vi viene in mente che forse (data l’evidente evidenza della configurazione dei fatti) sarebbe mooolto meglio farvi la vostra serata tra di voi?


E invece ancora no, è colpa nostra: non sarebbe molto più semplice uscire comunque? Oppure dire candidamente (a scanso di arrampicamenti sugli specchi): no grazie, tra coppie mi vergognerei?

Invece no. Anche stavolta ci si mette cuorecervello a complicare le cose. Perché la strada più semplice è troppo banale. Bisogna incasinarsi, sempre e comunque. E, per l’ennesimo giochetto perverso, arriviamo a sentirci a disagio, quasi a vergognarci (!!!) di portarci appresso la nostra singletudine. Inverecondi processi mentali.

 



Anche perché trovare sotterfugi per sfuggire dalle situazioni è come ammettere che le situazioni ci stanno sfuggendo. E che perciò non siamo all’altezza di affrontarle.
E quindi non facciamo altro che marginalizzarci, quasi ufficializzando la nostra estraneità (ma esistono riserve naturali per zitell… Pardon, single? Perché nel caso faccio le valigie…), anziché fregarcene ed evitare di precluderci esperienze mediamente significative, come, ehm, la vita.

Ma tu, Grillo Parlante, Imperativo Categorico, stattene zitto e lasciami in pace a marinare nella mia mediocrità e fatti i cavoli degli altri.
E' vero, le bugie hanno le gambe corte, ma la gastrite è peggio. A meno di non ledere l’altrui incolumità, non tanto frequentemente da cadere nel paradosso del mentitore, non tanto copiosamente da non risultare più credibili nemmeno a noi stesse… Una bugia, ogni tanto, malaccio non fa.

 

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Social network, diavolo ed acqua santa dei nostri tempi. Bistrattati o idolatrati, sono lì, oramai, incuneati nella nostra vita, insinuati nelle nostre forme di pensiero, capaci di condizionare i nostri comportamenti quotidiani. E, se da un lato si sbandiera in ogni dove il diritto alla privacy, si legifera in difesa di quest’ultima, si stampano migliaia e migliaia di fogli a sua garanzia (ma non si dovevano ridurre le emissioni cartacee in difesa della Natura?), dall’altro, ci precipitiamo a raccontare i fatti nostri e di coloro che ci circondano.

Tutti, inclusi cani e gatti di casa, hanno un profilo su Facebook. Apparire, apparire, apparire a tutti i costi nell’affanno della rivendicazione di sé. Per alcuni un’ossessione. E allora capita che ancora non abbiamo preso il caffè del risveglio e già twittiamo il buongiorno ad una platea di sconosciuti.

 

 

Mi sono ritrovata iscritta a Facebook nel 2008 senza esserne consapevole. Giuro. Ho risposto ad un messaggio ricevuto al mio indirizzo di posta elettronica inviato da un mio ex filarino adolescenziale conosciuto sul treno mentre andavo a trovare una mia cara amica livornese. Io romana, lui sardo. Un rapporto innocente, che si nutriva di lettere e cartoline e forse di un paio di incontri in tutto.

A quei tempi, erano gli anni a cavallo tra i 70' e gli 80' funzionava così. Ma tanto è bastato. Mi sono sentita lusingata dal ricordo rinnovato e in un batter d’occhio, eccomi nel clan universale di Facebook. Nella totale inconsapevolezza del suo funzionamento. Oggi è parte di me. Grazie ad un clic ho ritrovato amici persi nel corso degli anni. Ho manifestato il mio dissenso. Ho condiviso le mie gioie. Ho pubblicizzato la mia passione per il buon cibo e il buon bere. Qualche giorno fa ho ritrovato un compagno di università che non vedevo da… troppi anni e con il quale c’è stato un rapporto di grandissima amicizia. Ma di questo parlerò la prossima volta.

E tu? Chi hai rincontrato grazie ai social network?

 

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PRESSO - Kook Sharing Experience

Da qualche anno il concetto di food sta dominando e influenzando in modo pregnante le nostre vite, i nostri comportamenti sociali, i nostri stili di vita, i nostri hobby e le nostre passioni. Il cibo è diventato di moda, un argomento di tendenza, di cui tutti parlano e da cui a volte alcuni traggono ispirazione per inventarsi qualcosa di nuovo e originale.

E’ l’esempio di Presso – Kook Sharing Experience. 

 

Il solo nome, mi affascina, mi intriga e soprattutto mi incuriosisce e mi fa pensare ad un posto in cui si può cucinare e consumare della buona cucina in compagnia di amici. Ci siamo quasi, ma è molto, molto di più. Presso è un nuovo format dove i clienti possono affittare una cucina, un salotto dove poter preparare e consumare una cena, un aperitivo, invitando quanti amici si vuole, soprattutto se la propria casa è piccola. Il tutto senza il pensiero delle pulizie e della spesa. Non c’è dunque personale come nei locali tradizionali, ma i clienti fanno tutto da soli, come stessero a casa propria.


Non è fantastico? Quante volte abbiamo sognato di avere una casa grande solamente per invitare tutti i nostri amici?

 

 

Purtroppo a Milano le case sono sempre più piccole ed è davvero difficile organizzare una cena in tanti. Da oggi questo è possibile. Presso, situato in zona Paolo Sarpi a Milano, è la casa dei propri sogni, 350mq da condividere con i propri amici dalle 8.00 alle 2.00 tutti i giorni, il tutto arredato con grande gusto e curato nei minimi dettagli. Sono a disposizione tre “Case”, Luxury, Crossover o Urban, ciascuna con caratteristiche differenti, dove oltre a organizzare la propria cena, è possibile anche solamente rilassarsi leggendo un libro, sorseggiando un drink o un caffè, e guardando un film nell’home cinema privato. C’è addirittura un bagno spa… (sarei proprio curiosa di vederlo!).

Inoltre Presso dà la possibilità di personalizzare la propria serata grazie ad una serie di servizi optional: oltre a chef, pasticceri, food designer, camerieri, barman, è possibile richiedere arredatori, nutrizionisti, dietologi, attori, dj e persino la rassegna stampa personale.
L’idea nasce dall’inventiva di tre ragazzi con diversi background - architetto, ingegnere gestionale e antropologo che decidono di unire due delle principali eccellenze del Made in Italy, la cucina e il design, dando vita a Presso – Kook Sharing Experience.
Il progetto fu presentato nel 2012 al concorso Dall’idea all’Impresa, dove Valeria, Claudio e Ivan ricevono il beneplacito di Assolombarda. Da lì i tre creativi non si sono più fermati, dimostrando grande tenacia e coraggio nel realizzare un progetto completamente rivoluzionario. “Ma perché non aprite una pizzeria che fate prima?”, si sono sentiti dire tante volte per ben due anni, e “non ho capito esattamente come funziona”. Alla fine ce l’hanno fatta e il loro sogno è diventato realtà.
Adesso non resta che scegliere la casa dei propri sogni e vivere la propria kooking experience.
Per prenotazioni ed ulteriori informazioni consiglio di visitare il sito.

 

Una donna coraggiosa che ha deciso di trarre forza dalla sua malattia. Parliamo della 32enne Beth Whaanga che, dopo aver scoperto di avere un tumore al seno, ha dovuto subire un doppio intervento di mastectomia che le ha portato via i suoi seni. La donna, che nonostante tutto continua a sentirsi viva e soprattutto donna, ha deciso di pubblicare sul suo profilo Facebook (grazie all'aiuto della sua amica fotografa Nadia Masot) degli scatti in cui appare completamente nuda, anzi rivestita delle sole cicatrici dovute ai suoi interventi.

 
 

 

Ciò che appare sconfortante è che diverse decine di suoi amici su Facebook, anziché sostenerla e apprezzare il suo coraggio e la voglia di combattere per vivere, l'hanno criticata e rimossa dalle amicizie virtuali. C'è chi ha sostenuto che tali immagini siano completamente inappropriate o chi ha segnalato addirittura il profilo di Beth.

 

 

 

Nonostante ciò, Beth ha deciso di non cancellare le sue foto e anzi realizzerà nuovi scatti per avviare un progetto ai fini di una campagna di sensibilizzazione per le donne malate. Auguri Beth!

 

 

 

 

Le conseguenze dell’Irlanda


“Le conseguenze dell’Irlanda non è un sottotitolo, ma un avvertimento.
Chi legge entrerà in un mondo pieno di vento, di musica, di viaggio. E tanta, tanta pioggia”.

Queste sono le parole che Erriquez della Bandabardò scrive nella prefazione del libro.

“Dal verde chiaro al verde scuro” è il resoconto di viaggio di Francesco Memoli, un giovane scrittore di Cava de’ Tirreni.
Il libro, che ha vinto il Premio “Narra il saggio” delle Edizioni Miele del 2011 racconta, sotto forma di diario, l’avventura di quattro amici che, nell’Agosto del 2007, decidono di partire alla scoperta dell’Irlanda, facendo un viaggio on the road.

 

Ma perché proprio l’Irlanda?


Beh, forse perché il solo fatto di pensare all’ineguagliabile verde dei suoi prati, alla maestosità delle sue scogliere, all’atmosfera vibrante di ogni città suscita in noi un gran desiderio di libertà e di ricerca di emozioni forti.
Ed ecco che si parte, senza una meta precisa, con un solo obiettivo nella mente: trovare la pace dei sensi, riscoprire se stessi nella Terra di Smeraldo.
Un viaggio itinerante messo in moto dalla necessità di volersi lasciare la vita di sempre alle spalle, per poter rinascere come “battezzati” dal verde.

 

 

Una storia coinvolgente, che nasce dalla necessità di trasferire su carta le sensazioni che emergono continue, che non è possibile trattenere.
I volti dei quattro protagonisti incrociano mille altri volti lungo la strada. Tra fiumi di birra e di musica, sotto l’incessante pioggia, travolti da amori vissuti a metà, con il mare ed il vento che risuonano nelle orecchie, quando torneranno non saranno più gli stessi.
“Dal verde chiaro al verde scuro” è un libro adatto a tutti: ottima guida per chi l’Irlanda ancora deve visitarla; scrigno di ricordi per chi quei sentieri ha già avuto modo di percorrerli e si rispecchia in quello che legge.
Ciò che colpisce è lo stile semplice e diretto, che rende la lettura molto scorrevole. Interessante ed innovativo è il procedere per post-it, che spiegano alcuni termini che l’autore utilizza, tipici del dialetto campano, ma impossibili da sostituire se si vuole mantenere un linguaggio autentico.
Si parla d’Irlanda dunque, e delle conseguenze di un viaggio che ti cambia la vita per sempre.

“Un viaggio non è mai spostarsi, ma è un atto d’amore: tra te e la Terra che incontri, tra te e la tua parte migliore, figlia di quello che hai dentro, sposa della libertà. Ho messo le gambe nel cuore e le ho portate via!” – cit. Rein “Canzone dell’Irlanda Occidentale”.

 

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