04 Set

Non trattateci come uomini! Specialmente al lavoro

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Donne e lavoro. Donne e famiglia. Donne e…tutt’e due. Siamo in un’epoca in cui all’interno delle coppie si lavora entrambi, e anche alla donna si possono aprire (anche se ancora in maniera limitata) prospettive di carriera. E si pone il problema della gestione della casa e della famiglia, non solo in un’ottica di bilanciamento nell’organizzazione della coppia, ma anche di valorizzazione della donna-mamma sul posto di lavoro. Sono temi di cui si parla, però ancora troppo poco. Il discorso va rinforzato perché il nostro Paese veda veramente un cambiamento, ormai necessario. Ne parliamo con Tea Camporesi, consulente di carriera.

 

E: Tea, secondo te perché in Italia la situazione della donna divisa tra lavoro e famiglia è ancora così complessa? Come mai si fatica ad avere una struttura sociale/aziendale, ma anche una mentalità, che permettano un salto avanti?

T: La “donna che lavora” è un fenomeno relativamente nuovo, a cui non ci si è ancora del tutto adattati. Infatti, per millenni, il suo ruolo è stato quello di prendersi cura della casa, dei figli e del marito, mentre a quest’ultimo spettava il compito di mantenere la famiglia. La “donna in carriera”, poi, è ancora più destabilizzante, perché va a occupare posizioni di potere, prestigio e denaro da sempre esclusivo appannaggio degli uomini, che si sentono perciò minacciati e praticano un ostruzionismo a scopo difensivo. Per la donna che lavora, quindi, sembrano esserci in linea generale due versioni: il ruolo gregario (lavora per arrotondare il bilancio, ma poichè la leadership economica e professionale è del marito, casa e figli restano di pertinenza femminile) e il ruolo da “uoma” (punta a carriera, prestigio e potere, quindi sacrifica la famiglia e si comporta come un uomo, spesso divenendone la parodia).

In Italia la situazione è aggravata a mio parere da due motivi principali: una classe dirigente molto anziana e refrattaria ai cambiamenti e un ventennio di celebrazione di veline-letterine-olgettine che ha svilito tutte le donne, ostacolando la percezione del loro valore e delle loro capacità.

Le donne in Italia sono ostacolate perciò sia dagli uomini, che difendono il loro potere sul lavoro e in casa, sia dalle altre donne, che ripropongono lo stereotipo della donna-oca. Però finalmente qualcosa anche qui si sta muovendo…

 

E: Nella tua esperienza di consulente, ti capitano donne che vivono questo disagio? Quali problemi affrontano e cosa consigli loro?

T: Sì, lavoro sia con le donne-gregario che con le donne-uomo. Le prime in genere si sentono frustrate sia sul lavoro, perché vengono considerate poco (e spesso sottovalutate e scavalcate dai colleghi maschi) sia in famiglia, perché non riescono a dedicarsi ai figli e alla casa quanto le casalinghe e perciò si sentono in colpa; spesso sono addirittura criticate dal marito stesso. Le donne gregario vanno quindi guidate verso la non-perfezione: è impossibile lavorare a tempo pieno, avere la casa perfettamente pulita, il frigo pieno, l’energia e la totale disponibilità a giocare con i figli e seguirli nei compiti, trucco e parrucco sempre perfetti e magari anche essere amabili e disponibili in camera da letto. Col mio percorso di consulenza le aiuto a trovare il meglio in tutto ciò che fanno e a concentrarsi sulle positività e a essere più buone con sé stesse.

Le donne che hanno investito tutto sulla carriera si rivolgono a me perché sono ad un punto della loro vita in cui si chiedono se ne sia valsa la pena (questo accade in genere al termine di una relazione, quando si ritrovano single) e cercano rassicurazioni o nuovi stimoli, oppure in un momento di crisi lavorativa (perdita del lavoro o mancata promozione), che per loro è maggiormente destabilizzante: si tratta di aiutarle a riprendere fiducia in sé stesse e a riscoprire e rivalutare il loro lato femminile (leggi come migliorare il proprio rapporto con il lavoro).

 

E: Anche il riconoscimento della professionalità della donna, e della sua peculiarità professionale rispetto all’uomo (che si può inserire in un’ottica di diversity management) fatica a instaurarsi in Italia. Come mai?

T: Ci sono delle cause oggettive, dovute al fatto che gli uomini abituati a considerare le donne come uguali-ma-inferiori devono cambiare punto di vista e ripensarle come diverse-ma-di-pari-livello.  E poi ci sono delle cause soggettive, dipendenti cioè dalle donne stesse, che spesso sono le prime a sminuirsi: non chiedono promozioni o aumenti e aspettano che vengano loro offerti, non corrono mai rischi professionali proponendosi per nuovi incarichi senza essere certe di possederne tutti i requisiti, non provano a portare avanti le loro idee e a difendere le loro posizioni e rinunciano in partenza.

Fortunatamente il tema della diversità, dopo decenni di conformismo e omologazione, sta assumendo sempre più rilevanza e lascia ben sperare se non per questa generazione di giovani, ancora molto confusa e gestita da vecchie cariatidi, per la prossima.

 

E: Quale suggerimento sentiresti di dare a una donna che vive un disagio professionale, vuoi perché discriminata per il sesso o perché è vicina a una maternità che potrebbe bloccarne la carriera? Come potrebbe affrontare i suoi responsabili e colleghi?

T: Per quanto riguarda la discriminazione di genere, innanzitutto è la donna che per prima deve uscire dall’angolo in cui è lei stessa a relegarsi (leggi come migliorare le proprie competenze e cacciare fuori la leader che c'è in te): tante donne purtroppo occupano sempre le posizioni più marginali ai tavoli delle trattative o nelle sale conferenza, intervengono pochissimo rispetto agli uomini e dissentono ancora meno. Per quanto riguarda la maternità, un paio di considerazioni: è vero che quanto più piccola è l’azienda e quanto più unico è il ruolo ricoperto, tanto più problematico è per il datore di lavoro il congedo di maternità, ma una gestazione dura nove mesi, quindi ci sarebbe tutto il tempo per organizzarsi, eventualmente anche con il telelavoro o un part-time da casa, solo che manca la volontà di farlo. Infatti, molto spesso è la donna stessa che rinuncia alla carriera, ancora prima di restare incinta: nel momento in cui decide di fare un figlio, smette di darsi da fare, non accetta nuovi incarichi, non si propone per nuove iniziative, solo perché in un futuro magari ancora lontano dovrà assentarsi: il risultato è che lei stessa si pone come una risorsa “povera”, svolgendo solo compiti routinari e rendendo il suo lavoro noioso. Però in questo modo demotiva sia il datore di lavoro nei suoi confronti, sia sé stessa, in quanto dopo il parto avrà ben poca voglia di riprendere un lavoro poco soddisfacente. Il consiglio quindi è di non bloccarsi preventivamente la carriera e di considerare la maternità anche come fonte di arricchimento professionale: stimola comunque competenze trasferibili, quali una migliore organizzazione del tempo e delle priorità, aumenta l’autostima e la determinazione. Anche in questo caso, guardare i lati positivi.

 

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E: Alle volte sembra che sul lavoro alle donne venga chiesto di adottare atteggiamenti più maschili, per avere successo o per essere semplicemente riconosciute. Che fare quando si vive una forzatura del genere?

T: La prima cosa che mi verrebbe da dire è: cambiare azienda e cercarne una più moderna! Ma anche in questo caso, invece che lamentarsi e basta, le donne possono favorire il cambiamento, puntando proprio sulle loro qualità tipicamente femminili: maggior intuito, attenzione al dettaglio, capacità organizzativa e attitudine al multi-tasking.

 

E: Per chiudere un ultimo consiglio. Che fare quando si subiscono pressioni da parte maschile in ambito lavorativo o famigliare?

T: Dunque, in linea di massima per l'ambito lavorativo consiglio di puntare su una comunicazione efficace e positiva: evitare gli atteggiamenti polemici (il risultato è di venire considerate in preda a sbalzi ormonali incontrollabili) e quelli lamentosi (passeremmo per piattole frignone). Chiedere chiaramente, ma con un bel sorriso, il perché di eventuali atteggiamenti prevaricatori spesso è sufficiente per destabilizzare il maschio "alpha“ e fargli capire che non siamo disposte a farci sopraffare. Se crediamo in noi stesse e nelle nostre capacità, la nostra autostima aumenta e traspare anche all'esterno, liberandoci dallo stereotipo di femmina debole e bisognosa dell'uomo-guida.

Verso il marito ipercritico, molto dipende dal marito e dalle circostanze: a volte la critica nasconde un senso di inadeguatezza nei nostri confronti. Quando si rende conto che tra azienda e casa lavoriamo il triplo di lui, ha paura di essere sminuito e ci attacca. In questo caso, dovremmo cercare di essere un po' meno wonder woman e chiedere il suo aiuto: così magari riusciamo anche a delegargli qualcosa! Spesso ci facciamo prendere da una smania di perfezione che interessa solo noi: in genere gli uomini non badano affatto a certi dettagli sui quali noi ci fissiamo, dovremmo imparare a rilassarci e divertirci di più, esattamente come fanno loro (e chissenefrega se la casa non è uno specchio o se la cena viene dalla rosticceria!).

 

E: Se le nostre lettrici volessero rimanere in contatto con te, come possono farlo?
T: Innanzitutto visitare il mio sito: www.consulenzadicarriera.com e contattandomi direttamente via mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonicamente al numero 0039 347 0045864

 

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Letto 3328 volte Ultima modifica il Mercoledì, 04 Settembre 2013 16:29
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Eleonora Mauri

Studiosa da tempo delle tematiche di crescita e miglioramento personale, i miei primi scritti li dedico al mondo femminile.

Unendo la mia esperienza personale a quella di altre donne intorno a me, coltivo il sogno di realizzare una serie di ebook per aiutare le donne di oggi: divise tra casa, lavoro, marito e figli, con pochi aiuti e tante responsabilità.

Ho sviluppato negli ultimi anni grazie anche all’esperienza lavorativa un’ottima capacità comunicativa, che viene rispecchiata nel mio stile di scrittura: semplice, chiaro e diretto.

Sai che esiste finalmente un sistema di Gestione del Tempo studiato apposta per le Donne?! Un metodo per organizzare il LAVORO, la CASA e la FAMIGLIA in modo da avere PIU’ TEMPO PER TE STESSA e per le cose che ami.

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