18 Mar

L'amore dura davvero tre anni?

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È quello che afferma Frédéric Beigbeder nel suo libro intitolato appunto L’amore dura tre anni. Pubblicato nel 2003, ha riscosso un successo tale da spingere il suo autore a realizzarne la versione cinematografica. In un’età compresa dai 9 ai 99 anni, ossia tutti, desideriamo sapere perché, dallo stato di innamoramento e quindi dall’avere le farfalle nello stomaco e un entusiasmo assoluto, si passa all’indifferenza altrettanto assoluta. Perché, ci chiediamo, la stessa persona che ha suscitato in noi una passione travolgente fino a ieri, oggi, se solo ci sfiora ci provoca una sensazione di fastidio? Qual è il meccanismo per il quale si passa da frasi del tipo “Con lui posso parlare di tutto, ci intendiamo al volo” a “Inutile parlargli tanto non mi capisce”.

E dalle interminabili conversazioni si arriva ai silenzi che sfondano le orecchie. Da qui al tradimento, poi, il passo è breve. Ma partiamo dal principio. Il sospetto che l’Amore, anche quello a cui è stata attribuita la A maiuscola, non fosse eterno, prima o poi fa capolino anche nei romantici ed idealisti più incalliti. Pur non avendo mai aspirato e creduto al principe azzurro, presto o tardi ci si sbalordisce nel vedere crollare sodalizi sentimentali consolidati nei decenni.

 

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Nei nostri entourage le coppie non ancora scoppiate sono come mosche bianche. E, all’aumento smisurato di famiglie sfasciate, corrispondono greggi di figli disorientati che si ritrovano in nuovi nuclei familiari allargati. I single, intanto, avanzano a frotte. Ai sensi di colpa insinuati inevitabilmente nella nostra coscienza, si alternano alzate di testa nel momento in cui pensiamo che è meglio separarsi che continuare a scannarsi. Il matrimonio è, secondo Beigbeder la causa prima di tanto sfacelo. Dice risoluto: “Ci ho messo molto ad ammettere che mi ero sposato solo per gli altri, che il matrimonio non è qualcosa che si fa per se stessi.” Le convenzioni dunque sono controproducenti per l’Amore, ma anche nel caso di convivenza o di relazione tout court le cose non vanno meglio. In qualunque caso, continua “La nostra generazione è troppo superficiale per il matrimonio. Ci si sposa come si va al Mc Donald’s. Poi si fa zapping”.

Tutto si consuma in un trienno.

Il primo anno è tutto di passione. Nel secondo la passione si trasforma in tenerezza la quale si trasforma a sua volta in noia. Secondo lo scrittore francese l’unico Amore possibile resta quello non corrisposto. Tutto l’Amore che ci mettono a diposizione, che ci spiattellano sotto il naso non è niente in confronto a quello anelato. Viviamo dunque amando chi non ci ama, inseguiti da chi ci ama. Ciò nonostante, Beigbeder non ci priva dell’happy end non prima però di averci regalato una pillola di saggezza. Per restare innamorati “bisogna rifiutare la piattezza” e soprattutto “bisogna essere stati molto infelici. Senza apprendistato del dolore, la felicità non è solida”.

Voi cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza?

 

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Letto 3626 volte Ultima modifica il Lunedì, 18 Marzo 2013 18:31
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Elisa Santurri

Donna e, in quanto tale, una e centomila. Moglie, madre, lavoratrice fuori e dentro le mura domestiche, sono un’inseguitrice di sogni con il pallino della scrittura da sempre. Appena messa in tasca la laurea in Scienze Politiche, mi sono ritrovata a scrivere di Cronaca nello storico quotidiano romano Paese Sera e da allora, pubblicamente o per il mio privato godimento non ho mai smesso di scrivere. Ho scritto in diverse forme e per gli argomenti più disparati. Per molti anni, essendo la mia professione principale quella di traduttrice, ho scritto in francese. Nel 2008, dopo essermi diplomata Sommelier, mi si sono aperte le porte del magnifico mondo dei vini e del cibo di qualità. Da un anno e mezzo collaboro per AROMA, la rivista gourmet della Capitale.

Sito web: www.aromaweb.it