05 Dic

Le Ragazze di Emma Cline, la recensione

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Avevo moltissima voglia di raccontarvi di questo romanzo, Le ragazze (The Girls). I web rumors e le più influenti voci della rete lo hanno definito come un capolavoro e nella mia testa è così che me lo immaginavo.

 

In verità, ammetto di essere rimasta abbastanza delusa. La storia prende spunto da fatti realmente accaduti in un’America cruda e violenta alla fine degli anni Sessanta, quando lo psicopatico Russell raccoglie attorno a sé un manipolo di adolescenti e bambini dando inizio ad una vera e propria setta.

 

Sono loro le ragazze del titolo: affamate di amore, insoddisfatte di tutto, felici di nulla. Tra questi c’è anche Evie, affascinata prima di tutto da Susan, una delle più fedeli amanti (in tutti i sensi) di Russell. La loro esistenza è fatta di stenti, rubando ed elemosinando: sopravvivono in una fattoria lontana dal mondo reale.

 

Questi ragazzi, ma soprattutto ragazze, vedono in Russell un Salvatore; per un motivo o per l’altro, hanno deciso di allontanarsi dalla vita che tutte le persone “normali” conducono. Sono i disadattati della società, adolescenti che, più di altri, si sentono distanti da quelli che possono essere i passatempi, le gioie e le soddisfazioni di tutti.

 

In verità non mi va di definire gli adepti di Russell in rapporto ad altre persone ipoteticamente “normali”: Evie e gli altri non hanno nulla di anormale, sono ragazzini come tanti altri, forse solo più vulnerabili e sensibili. Il problema di questo romanzo sorge proprio qui: dietro alla setta di Russell, dietro ai torbidi racconti degli incontri con le sue fedeli bambine vittime di abusi, non c’è molto altro.

 

Certo, l’autrice esordiente Emma Cline ha dimostrato di saperci fare con le parole: al di là delle esagerazioni alla Cinquanta sfumature di Grigio, la scrittura è ottima e riesce a catturare il lettore che si immedesima facilmente con i sentimenti provati dalla giovane protagonista.

 

La storia, però, finisce qui. Senza lanciarmi in spoiler che rovinerebbero la lettura al prossimo, devo dire che i personaggi che condiscono questa storia sono un po' insipidi (al di là dei protagonisti). Susan non è così misteriosa come appare e perde di definizione di pagina in pagina, rivelandosi per la ragazzina viziata e piagnucolosa che è, così come tante altre sue compagne.

 

Forse è proprio questa noia quella che dà il via a tutta la storia e senza una piccola cittadina di provincia e una famiglia sfasciata, niente di tutto questo sarebbe andato come è andato. Chissà. Se estrapoliamo l’idea dal contesto tenendo ben salda la bravura della Cline a scrivere e ad interpretare l’animo umano, sicuramente Le ragazze merita una promozione ad ottimi voti, proprio come decantato da penne più autorevoli.

 

Diversamente, non mi sento di dargli la sufficienza, non perché sia un brutto romanzo (molto breve per altro), ma perché gli manca quel qualcosa a renderlo per me davvero speciale. C’è un’esasperazione della trasgressione fine a sé stessa, mentre in altri romanzi tutta questa violenza aveva un potere catartico, un potere che qui, secondo me, manca.

 

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Letto 389 volte Ultima modifica il Lunedì, 05 Dicembre 2016 13:53
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Daniela Povigna

Laureata in lingue e letterature moderne all'Università di Genova amo follemente la lettura. Nel tempo libero viaggio (troppo poco), coltivo piante (con poco successo) e preparo dolci e torte (con molto più successo!). Sono curiosa di tutto e mi annoio del niente. Ho molto a cuore le tematiche ambientali e un quaderno pieno di sogni da realizzare. 

 

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