14 Gen

L’orso che non c’era, la recensione

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Poco prima della fine del 2014 e/o ha pubblicato un albo per bambini che è uno scrigno intarsiato di colori, ironia, immaginazione e filosofia frutto delle parole di Oren Lavie, alla sua prima pubblicazione, e delle illustrazioni di Wolf Erlbruch, autore di riconosciuti capolavori della letteratura per l’infanzia.

“L’orso che non c’era” è la storia di un orso che con tenera semplicità cerca la propria identità, ponendosi le grandi domande della vita. Lo fa vagando nella Fantastica Foresta, dove non solo scopre le molteplici sfumature del silenzio – di cui la più tenue è quella del cuore che guida la sua ricerca – ma dove incontra anche una serie di simpatici personaggi - la Mucca Mollacciona, il Ramarro Rilassato, il Penultimo Pinguino, la Taxi-Tartaruga – che lo conducono al segreto delle cose non dette.

 

 

Impara così che ci sono vecchi amici che riconoscono la nostra luce prima ancora che sia percepibile a noi stessi, che è più emozionante annusare la bellezza dei fiori più che catalogarla, che seguire il proprio cammino è un viaggio lungo, ma che la pazienza dei piccoli passi condurrà alla meta perfetta, che perdersi significa anche ritrovarsi e che per riconoscere se stessi basta guardarsi attentamente negli occhi, concedendo la giocosità di un occhiolino all’anima di cui sono specchio.

 

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Letto 2189 volte Ultima modifica il Venerdì, 16 Gennaio 2015 19:43
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