29 Mag

“Sottosopra”, la recensione

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Zoolibri ha recentemente pubblicato un albo per bambini di dirompente fantasia, così come travolgente è l’ironia che riempie ogni sua pagina, che strapperebbe una risata – che sia sotto i baffi o sonora, a voi la scelta - anche ai più seri e taciturni. I testi rimati e genialmente descrittivi di Cristina Bellemo incontrano le simpatiche illustrazioni dal sapore vintage di Maddalena Gerli in un matrimonio che stuzzica la fame per pagine fresche e sincere come queste. Al centro del racconto due paesi che sono l’uno l’opposto dell’altro, che dal fatto di trovarsi uno in cima ad una montagna e l’altro ai suoi piedi derivano il proprio nome. Ci vengono presentati così il Paese di Sopra e il Paese di Sotto, due piccoli centri resi ancor più distanti dalla mancanza di qualsiasi via di comunicazione - se non una stradina tutte curve in disuso da anni –, i cui abitanti non sanno nulla di quelli dell’altro.

 

Con la complicità di continui giochi di parole ricchi d’inventiva veniamo portati in un mondo del tutto fuori dell’ordinario e dagli strambi ritmi, per lo meno finchè un giorno qualcosa di molto insolito cambia il destino di queste due realtà così lontane tra loro: una bufera di vento, pioggia, neve, coriandoli e chi più ne ha più ne metta, trasporta tra le sue raffiche di vento una serie di oggetti dal Paese di Sopra al Paese di Sotto e viceversa, creando agitazione e sconcerto, oltre che un disordinato “sottosopra” che assume il suono di una parola magica capace di unire finalmente i due paesi.

 

 

Proprio da uno sconquasso come quello provocato dalla tempesta nasce infatti la necessità di un incontro tra gli abitanti di Sopra e di Sotto, il cui risultato è non solo la scoperta di nuovi amici con cui intrattenersi organizzando feste, partite di chiacchiere condite da caffè e tè sorbiti piano e baratti di prodotti dei rispettivi orti, ma l’inizio di una nuova vita comune, molto più allegra e varia di prima. Una favola divertente per raccontare la diversità, ma soprattutto il sapere – e volere – trovare un punto d’incontro, facendo di ciò che a primo acchito separa, quella luce necessaria a dar vita a qualcosa di ricco e completo.

 

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