02 Apr

Ecco Manolito, la recensione

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Parliamo di novità, e lo facciamo in occasione della Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna 2014, evento che segna l’arrivo in Italia di un grande classico della letteratura spagnola per ragazzi quale Manolito Gafotas - per noi Quattrocchi - protagonista di otto romanzi umoristici della scrittrice spagnola Elvira Lindo e pubblicato in Italia da Edizioni Lapis.

 

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Ecco Manolito, sugli scaffali delle librerie proprio da marzo, è il primo volume della serie che proseguirà in autunno con il secondo Bentornato Manolito e il terzo Che forte, Manolito!, tutti illustrati da Emilio Urberuaga, che ha fatto di questo divertente bambino dagli spessi occhiali uno dei suoi personaggi più popolari. Benchè giunto in Italia solo ora, Manolito ha già una storia ventennale che lo vede nascere dalla fantasia di Elvira Lindo negli anni ’90 come personaggio radiofonico. Solo in seguito diventerà un caso editoriale tradotto in venti Paesi, oltre che protagonista di due film e di una serie televisiva spagnola.

 

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Ma chi è Manolito? Non è altro che un bambino come tanti, che vive nel quartiere popolare madrileno di Carabanchel Alto, al terzo piano di un palazzo insieme ai genitori, il fratellino minore e il nonno. Ma Manolito ha anche un’instancabile parlantina, tanto che la madre lo porta un giorno dalla psicologa, sperando che almeno lei esaurisca l’insaziabile necessità di Manolito di parlare in continuazione, causa dell’esasperazione materna. È quella stessa parlantina, insieme ad una buona dose di vivace creatività, intelligenza e perenne curiosità, che lo porta a delineare un mondo pieno di cose interessanti, dove ognuno e ogni cosa ha un soprannome, a cominciare dalla propria famiglia e amici. Così conosciamo l’Imbecille (suo fratello minore), il bullo Yihad, anche detto Capitan Merluzzo, Susanna-panni-sporchi, Lopez-orecchie-a-sventola e nonno Nicola, dotato di poteri che, anche se non proprio paragonabili a quelli di un Supereroe, gli valgono il soprannome di Superprostata, inconsapevolmente sfrontato ed innocentemente esilarante riferimento alle difficili condizioni di salute dell’anziano.

 

È così che, attraverso le parole spesso sgrammaticate di questo bambino impertinente e combina guai, che farebbero facilmente desiderare a qualsiasi adulto oggetto delle sue “attenzioni senza peli sulla lingua” di scomparire dalla faccia del “mondo mondiale” - come Manolito stesso lo definisce –, seguiamo le avventure che lo vedono passare dalle sedute da una psicologa sfinita da tanta loquacità, alle azzuffate con Yihad, all’incontro con un ladro, la gita scolastica, l’arrivo di un nuovo compagno di classe, i giochi al Parco dell’Impiccato – così battezzato perchè caratterizzato da un unico e solo albero rachitico -, il concorso di Carnevale, la festa di compleanno del nonno... Il tutto condito da una comicità che ha appassionato e continua ad appassionare grandi e piccoli.

 

Per chi ricorda ancora distintamente la propria infanzia, ma anche per chi la vede riflessa nei propri figli, o chi bambino ancora lo è, Manolito rappresenta un personaggio di una contemporaneità disarmante, un modo fresco e divertito di guardare alla quotidianità della società odierna attraverso gli occhi vivaci – o sarebbe il caso di dire quattrocchi– di un bambino che potrebbe essere ognuno di noi.

 

[Con la collaborazione di Lapis edizioni]

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