21 Mar

La gatta vagabonda, la recensione

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La gatta vagabonda è la storia di un’attesa. Ma anche di un nuovo inizio. Insomma, in poche parole, del saper attendere ricominciando poi con nuova energia. E non è forse un caso che sia una gatta a mostrarci la via. I gatti, si sa, sono animali nobili e dallo spiccato sesto senso, maestri nell’arte dell’adattarsi, riuscendo – in questo – a trarre il meglio dalle risorse a disposizione. Un’altra volta la Natura insegna, e non piccoli accorgimenti, ma pilastri su cui dovrebbe essere retta la vita anche degli uomini, spesso così caotici, avvezzi a chiedere sempre di più, e a ottenerlo in ogni modo.

 

La penna dell’autrice estone Aino Pervik, accompagnata dalle illustrazioni di Catherine Zarip, insieme per l’edizione pubblicata da Sinnos Editrice per la collana I tradotti, racconta di una gatta abituata a vagabondare che, scoprendosi incinta, decide di fermarsi per donare ai propri quattro cuccioli un luogo caldo e accogliente dove venire al mondo. La scelta ricade su un nido di cicogna abbandonato, perfetto avamposto sulla cima di un palo, lontano da possibili nemici. Tranne uno però. Sarà un temporale, infatti, a costringere la famiglia a scendere a terra, e a farlo di tutta fretta, per trovare riparo sotto un ponte. Il passaggio tra cielo e terra vede dei gattini traballanti su zampette inesperte diventare cuccioli curiosi pronti all’avventura.

 

 

È allora che mamma gatta decide di riprendere a viaggiare per il mondo, questa volta, però, in compagnia della sua nuova famiglia. La gatta vagabonda è una storia leggera, animata da uccelli, soffioni e quattro piccoli gatti accompagnati dalla mamma, leggeri, anche loro, come la libertà che li accomuna. È un invito a non rinunciare a se stessi, assaporando il viaggio attraverso il nostro destino per quello che è, senza ridurlo alla sua destinazione, che è forse solo l’inizio di un altro viaggio. Basta ascoltare le vibrazioni della coda ed essere pronti a saltarci dentro.

 

[Con la collaborazione di Sinnos Editrice]

 

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