13 Feb

Due mostri, la recensione del libro

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C’è voluto a dir poco qualche anno, ma finalmente anche questa storia, nata nel 1985 dalla fantasia di David McKee e pubblicata in Italia da Edizioni Lapis, sarà a giorni reperibile sugli scaffali delle nostre librerie. Due mostri è una di quelle favole che fa insieme sorridere e riflettere, che parla di opposti e della via che tutto unisce, anche se si tratta di due panzute creature dalle strane sembianze.

 

I due mostri protagonisti di questo racconto non si conoscono, anzi, non si sono neanche mai visti: uno è rosso e l’altro blu, uno ha zanne aguzze e l’altro un corno sul naso, il primo orecchie a punta e il secondo una strana coda a forma di freccia. L’unico elemento che hanno in comune è la montagna sotto la quale vivono, uno da una parte e l’altro dall’altra. Un buco nella roccia è il passaggio, il mezzo attraverso il quale, ogni tanto, si parlano.

 

 

È così che, a causa di pareri discordanti, che sfociano in improperi sempre più acuti, cominciano a litigare. Una lite senza fine che sfocia in un lancio di sassi sempre più grossi e pesanti, fino a che della montagna che li divideva e che aveva prestato la sua roccia al loro cieco astio, non rimane più nulla.

 

Il pretesto per i loro scontri, incredibile a dirsi, un bel tramonto dalle calde sfumature. È il giorno che se ne va o la notte che arriva? Come spesso accade, la ragione sta nel mezzo e, soprattutto, dipende da che lato si voglia considerare la questione. Ma i due mostri sono troppo accecati dal malumore che riempie le loro bocche di improperi e li abbandona a notti oscure e insonni, per rendersene conto. E a volte bisogna toccare il fondo per poter trovare la strada per risalire in superficie.

 

La montagna che li divideva, rasa al suolo dal loro furore, diventa, nella sua assenza, quello che apre loro gli occhi, offrendo una visuale ora senza limiti e spazio ad un cielo libero da ostacoli. Per la prima volta i due mostri si siedono vicini, rivolti al lato del tramonto che fino ad allora era visibile solo all’altro.

 

Il bello delle favole è che non invecchiano mai e l’insegnamento di questa potrebbe essere quello della vita. Perchè il confronto è difficile, soprattutto se parte da punti di vista tanto diversi. A volte può portare a perdere la calma, e allora essere obiettivi è quasi un’impresa. Basterebbe ricordare solo una cosa, di mettersi nei panni dell’altro, e guardare attraverso i suoi occhi. Spesso l’unico modo per capire che si potrebbe essere molto più vicini di quanto si pensi, anche quando le montagne che ci separano appaiono massicce e puntute.

 

Letto 2807 volte Ultima modifica il Giovedì, 13 Febbraio 2014 14:26
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