14 Gen

Lupo e lupetto, la recensione

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Amicizia, affetto, chiamatelo come volete, ma quello che Lupo e Lupetto scoprono di condividere è qualcosa di magico. Qualcosa che può far passare la fame perchè stringe il cuore e allo stesso tempo far gioire perchè lo riempie di qualcosa di nuovo e inaspettato. Lupo e lupetto, pubblicata in Italia dalla Clichy, è la storia di questi due teneri personaggi, raccontati dalla penna di Nadine Brun-Cosme e dalle lievi e simpatiche illustrazioni di Olivier Tallec.

 

 

È un racconto lento e silenzioso, perchè così ci si accorge di qualcosa che prima non aveva spazio nè senso dentro di sè. Un percorso quotidiano, fatto delle piccole abitudini di un lupo che vive solo sotto l’albero in cima alla collina, dove, sempre solo, si sveglia al mattino, fa i suoi esercizi ginnici tra i rami, coglie frutti quando ha fame, passeggia nel bosco e si addormenta la sera sotto la sua coperta di foglie. È l’arrivo di Lupetto, un piccolo cucciolo azzurro, a stravolgere la situazione. Non perchè spinga Lupo a modificare le sue abitudini, ma, al contrario, proprio perchè lo accompagna in tutto ciò che fa.

 

L’improvvisa compagnia crea inizialmente stupore e un po’ di cautela in Lupo, perchè la solitudine non è tale, per chi ha vissuto sempre e solo con se stesso. Ma la condivisione è ciò che fa scattare qualcosa in lui, che lo spinge a cercare in lontananza il puntino azzurro in sua attesa sotto l’albero, quando lui si allontana per passeggiare, e che lo riempie di rammarico quando al suo ritorno non trova più il piccolo, ma, semplicemente, la sua vita di sempre, ora piatta, regolare e triste.

 

Sono i gesti, di nuovo, che parlano per Lupo e della sua speranza di un ritorno. Scopre così l’attesa solitaria sulla collina, e di poter attendere molto più di quanto avesse mai creduto, così come dello spazio, grande, che nel suo cuore è ora occupato dal cucciolo. Quando si ritrovano è calda felicità. “Senza di te mi annoio”. A volte bastano poche, semplici parole per spiegare le sfumature di quello che, in fondo, non ha altro nome che “amore”.

 

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