11 Dic

La leggerezza perduta, recensione

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Ci sono situazioni per cui ci si chiede se ci sia un segreto, una via da seguire che mostri il sentiero giusto, che permetta di evitare quegli ostacoli che distolgono dal raggiungimento della felicità. Topipittori ha pubblicato un libricino – frutto dei testi di Cristina Bellemo e illustrazioni di Alicia Baladan - che appare proprio come un piccolo scrigno medievale di cui trovare la chiave. Quando si riuscirà a leggere tra le righe - è proprio questo il ricercato passepartout - il piccolo tesoro che contiene al suo interno avrà quel gusto pieno della rivelazione.

 

La favola narra di un castello, e non proprio uno qualunque. La struttura fa pensare ad una fortezza a tutti gli effetti, con i suoi giochi di torri, guarnigioni di soldati e ponte levatoio. Ma c’è un particolare che lo rende fuori dagli schemi e cioè il fatto di trovarsi su una nuvola. La sua funzione difensiva sembra così perdere senso, ma non è questo l’importante, sarà un dato che aggiungerà una nota divertita al racconto.

 

In una realtà infatti già a primo acchito piuttosto stramba, non stupisce che il re che domina il castello lo sia ancora di più. È così che conosciamo Celeste Centoventitrè, coerente nel nome con una dinastia reale che da sempre abita il cielo e di cui lui è il centoventitreesimo successore. Ma la principale caratteristica del re è quella di essere a dir poco distratto – con la testa tra le nuvole si potrebbe dire, e niente sarebbe più aderente alla realtà raccontata che un’espressione del genere.

 

 

Nonostante la sua distrazione, quando stoviglie e soprammobili cominciano a cadere dai loro ripiani, Celeste si rende conto di quello che sta succedendo: il castello sprofonda, pendendo da un lato, e la soluzione più ovvia pare liberarsi del superfluo, che andrà apportunamente riunito e catalogato nel Museo del Superfluo, edificato sulla nuvola accanto.

 

Così dalla torre più alta vengono liberati gli oggetti più strani: macchine per grattarsi la schiena, frullatori per montarsi la testa, bombole per gonfiarsi d’orgoglio, presse per stendere le rughe, finchè il castello comincia ad allegerirsi talmente da prendere quasi il volo. Il risultato raggiunto - migliore di quanto sperato - convince qualcuno a recuperare prima piccoli, poi interi sogni, amori, desideri.

 

E per di più la fortezza continua a rimanere esattamente lì, alla stessa altezza, senza appesantirsi di un grammo, mostrando ai visitatori provenienti da ogni dove l’importanza di scegliere consapevolmente per il meglio. La leggerezza - con la sua consistenza di aria e luce - è uno dei migliori modi per essere felici, e ancora una volta ce lo dimostra una favola per tutte le età come questa, anche quando si tratta di concetti complessi come quello di «crescita sostenibile». Questo il tesoro, incorniciato da una copertina luminosa come l’insegnamento che il libro custodisce.

 

Con la collaborazione di L’IBRIDO, Napoli.

 

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