04 Dic

Casa di fiaba, la recensione

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La casa è qualcosa di mutevole, prende le forme e le sembianze di chi ci vive dentro. Ad ognuno la sua, che sia di foglie, rami e nebbia. Che sia di ghiaccio o di terra, un nido o un guscio di noce. Che risuoni di canti e sogni, di passi e silenzio, che sia il rifugio delle parole o piena di sole e aria. Che sia una torre, una casa in mattoni, che sia un tappeto, un vestito, uno scrigno o una prigione. Una scatola magica, una casa smarrita o impossibile. Un palazzo, una stalla, una tana o una culla accogliente.

 

 

Trovare se stessi è un po' trovare la propria casa, un luogo dai sentimenti contrastanti, senso di stabile appartenenza e desiderio di cambiamento e nuovi mondi. Ma a volte l’ora e il qui sono quelli giusti e non potrebbero che combaciare. I contorni della propria storia sembrano definiti da un abbraccio che è esattamente quello adatto a noi, in quel dato momento.

 

Topipittori pubblica Casa di Fiaba questa dolce poesia del cercarsi e ritrovarsi, e del dare forma a questo senso di ricerca. Un percorso attraverso tutte le case possibili - che non c’è mai limite all’immaginazione - raccontate da Giovanna Zoboli e illustrate nelle innumerevoli fantasie di un mondo di marzapane da Anna Emilia Laitinen.

Perchè per quanti siamo ad abitare questo mondo altrettante sono le forme che diamo alla nostra casa. Ognuno ne ha bisogno. La troviamo in mezzo al petto e da lì la modelliamo per come sentiamo che ci appartenga. Uno specchio che parla di quello che siamo. E che a volte a parole è difficile esprimere.

 

[in collaborazione con la libreria Ubik]

 

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