Parliamo di novità, e lo facciamo in occasione della Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi di Bologna 2014, evento che segna l’arrivo in Italia di un grande classico della letteratura spagnola per ragazzi quale Manolito Gafotas - per noi Quattrocchi - protagonista di otto romanzi umoristici della scrittrice spagnola Elvira Lindo e pubblicato in Italia da Edizioni Lapis.

 

00000386.jpg

 

Ecco Manolito, sugli scaffali delle librerie proprio da marzo, è il primo volume della serie che proseguirà in autunno con il secondo Bentornato Manolito e il terzo Che forte, Manolito!, tutti illustrati da Emilio Urberuaga, che ha fatto di questo divertente bambino dagli spessi occhiali uno dei suoi personaggi più popolari. Benchè giunto in Italia solo ora, Manolito ha già una storia ventennale che lo vede nascere dalla fantasia di Elvira Lindo negli anni ’90 come personaggio radiofonico. Solo in seguito diventerà un caso editoriale tradotto in venti Paesi, oltre che protagonista di due film e di una serie televisiva spagnola.

 

buonalettura

 

Ma chi è Manolito? Non è altro che un bambino come tanti, che vive nel quartiere popolare madrileno di Carabanchel Alto, al terzo piano di un palazzo insieme ai genitori, il fratellino minore e il nonno. Ma Manolito ha anche un’instancabile parlantina, tanto che la madre lo porta un giorno dalla psicologa, sperando che almeno lei esaurisca l’insaziabile necessità di Manolito di parlare in continuazione, causa dell’esasperazione materna. È quella stessa parlantina, insieme ad una buona dose di vivace creatività, intelligenza e perenne curiosità, che lo porta a delineare un mondo pieno di cose interessanti, dove ognuno e ogni cosa ha un soprannome, a cominciare dalla propria famiglia e amici. Così conosciamo l’Imbecille (suo fratello minore), il bullo Yihad, anche detto Capitan Merluzzo, Susanna-panni-sporchi, Lopez-orecchie-a-sventola e nonno Nicola, dotato di poteri che, anche se non proprio paragonabili a quelli di un Supereroe, gli valgono il soprannome di Superprostata, inconsapevolmente sfrontato ed innocentemente esilarante riferimento alle difficili condizioni di salute dell’anziano.

 

È così che, attraverso le parole spesso sgrammaticate di questo bambino impertinente e combina guai, che farebbero facilmente desiderare a qualsiasi adulto oggetto delle sue “attenzioni senza peli sulla lingua” di scomparire dalla faccia del “mondo mondiale” - come Manolito stesso lo definisce –, seguiamo le avventure che lo vedono passare dalle sedute da una psicologa sfinita da tanta loquacità, alle azzuffate con Yihad, all’incontro con un ladro, la gita scolastica, l’arrivo di un nuovo compagno di classe, i giochi al Parco dell’Impiccato – così battezzato perchè caratterizzato da un unico e solo albero rachitico -, il concorso di Carnevale, la festa di compleanno del nonno... Il tutto condito da una comicità che ha appassionato e continua ad appassionare grandi e piccoli.

 

Per chi ricorda ancora distintamente la propria infanzia, ma anche per chi la vede riflessa nei propri figli, o chi bambino ancora lo è, Manolito rappresenta un personaggio di una contemporaneità disarmante, un modo fresco e divertito di guardare alla quotidianità della società odierna attraverso gli occhi vivaci – o sarebbe il caso di dire quattrocchi– di un bambino che potrebbe essere ognuno di noi.

 

[Con la collaborazione di Lapis edizioni]

Quest’anno, alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, è stato presentato un libro che è a metà strada tra il manuale e il racconto. Un testo per narrare la realtà in maniera giocosa attraverso uno strumento di esplorazione e conoscenza capace di stimolare la creatività del bambino: l’arte. L’esperienza dell’arte, il libro di laboratori e attività creative per l’infanzia nato da un progetto di educazione all’arte contemporanea realizzato dall’atelier Come Ti di Luna del Comune di Forlì, che dal 1970 si dedica alle scuole dell’infanzia del territorio, è un percorso di crescita per grandi e piccini.

 

Attraverso le pagine piene di forme, colori e testi esplicativi di riferimento - frutto dell’esperienza didattica di sei atelieriste, la responsabile pedagogica Vesna Balzani e la responsabile scientifica del progetto Cristina Francucci – educatori, genitori e insegnanti, così come tutti coloro che vogliano guidare i bambini verso l’arte - sono accompagnati nell’esplorazione degli strumenti a disposizione per far emergere la creatività presente in ogni bambino, in modo da dar vita ad un processo di evoluzione delle loro competenze visive che permetta lo sviluppo di tutti gli aspetti della loro personalità.

 

Ma com’è concepito questo percorso? Il concetto che caratterizza l’intero testo è l’importanza di approcciare la realtà attraverso i sensi - occhi, orecchie, mani - cosa possibile non solo attraverso i percorsi indicati ma anche attraverso i facilmente reperibili strumenti e materiali suggeriti. Il libro è suddiviso in tre capitoli organizzati secondo altrettante tematiche, che sono quelle tradizionali della storia dell’arte: il corpo, l’oggetto e la natura. Si è pensato quindi a tre sezioni che consentono di sviluppare l’esperienza di scoperta del bambino: una prima dedicata alla figura di un artista e alla sua opera (Yves Klein ed Henri Matisse per il primo capitolo, Giorgio Morandi e Daniel Spoerri per il secondo, Claude Monet e Piet Mondrian per il terzo) di cui viene fornita una breve descrizione.

 

Una seconda sezione, guardiamoci intorno, suggerisce piccole esperienze plurisensoriali nei confronti della realtà circostante collegate al tema, seguendo l’esempio dell’artista di riferimento, e infine una terza sezione è dedicata ai laboratori, e consente di mettere alla prova le capacità del bambino attraverso la sperimentazione di tecniche particolari per ottenere creazioni del tutto personali. A questo proposito ogni attività è corredata da materiali già pronti nel libro da poter comodamente fotocopiare, simboli in riferimento al da farsi, schede operative con descrizioni di materiali necessari e istruzioni d’uso, e consigli e approfondimenti per gli adulti.

 

 

 

Un testo, insomma, che appare come una preziosa guida per divertirsi e allo stesso tempo imparare dall’arte, per aiutare i bambini a crescere a contatto con se stessi e la propria realtà, ma accompagnare anche gli adulti verso una riscoperta del mondo circostante con gli occhi e lo stupore dei bambini. Non si dovrebbe mai dimenticare di essere stati piccoli. Questo è un libro che insegna a sviluppare quel modo di guardare alle cose fresco e senza pretese tipico dei giovani esploratori, e lo fa con l’aiuto degli adulti, ma solo quelli che saranno consapevoli del fatto che anche i bambini possono e sanno essere degli ottimi insegnanti.

 

Con la collaborazione di Lapis edizioni.

 

 

 

Zoolibri ha recentemente pubblicato un albo per bambini di dirompente fantasia, così come travolgente è l’ironia che riempie ogni sua pagina, che strapperebbe una risata – che sia sotto i baffi o sonora, a voi la scelta - anche ai più seri e taciturni. I testi rimati e genialmente descrittivi di Cristina Bellemo incontrano le simpatiche illustrazioni dal sapore vintage di Maddalena Gerli in un matrimonio che stuzzica la fame per pagine fresche e sincere come queste. Al centro del racconto due paesi che sono l’uno l’opposto dell’altro, che dal fatto di trovarsi uno in cima ad una montagna e l’altro ai suoi piedi derivano il proprio nome. Ci vengono presentati così il Paese di Sopra e il Paese di Sotto, due piccoli centri resi ancor più distanti dalla mancanza di qualsiasi via di comunicazione - se non una stradina tutte curve in disuso da anni –, i cui abitanti non sanno nulla di quelli dell’altro.

 

Con la complicità di continui giochi di parole ricchi d’inventiva veniamo portati in un mondo del tutto fuori dell’ordinario e dagli strambi ritmi, per lo meno finchè un giorno qualcosa di molto insolito cambia il destino di queste due realtà così lontane tra loro: una bufera di vento, pioggia, neve, coriandoli e chi più ne ha più ne metta, trasporta tra le sue raffiche di vento una serie di oggetti dal Paese di Sopra al Paese di Sotto e viceversa, creando agitazione e sconcerto, oltre che un disordinato “sottosopra” che assume il suono di una parola magica capace di unire finalmente i due paesi.

 

 

Proprio da uno sconquasso come quello provocato dalla tempesta nasce infatti la necessità di un incontro tra gli abitanti di Sopra e di Sotto, il cui risultato è non solo la scoperta di nuovi amici con cui intrattenersi organizzando feste, partite di chiacchiere condite da caffè e tè sorbiti piano e baratti di prodotti dei rispettivi orti, ma l’inizio di una nuova vita comune, molto più allegra e varia di prima. Una favola divertente per raccontare la diversità, ma soprattutto il sapere – e volere – trovare un punto d’incontro, facendo di ciò che a primo acchito separa, quella luce necessaria a dar vita a qualcosa di ricco e completo.

 

ZOOlibri ha pubblicato un libro che è un inno al silenzio e alla musica che esso contiene, all’amore per l’impercettibile che merita sentimento e passione, alla danza che risveglia sogni e ricordi. “Il Ballerino del Silenzio” è un dolce racconto di Ivo Rosati, un invito, quasi, a ricordare che ci sono cose dalla delicatezza sfuggente, di cui pochi fanno tesoro perché non facili da afferrare.

 

ballerino-del-silenzio-cover

 

Così il silenzio, quello notturno che si dilegua nel sonno dei più, se non per chi è pronto a rincorrerlo per cominciare a ballare al suo ritmo, volteggiando in un vecchio frac e scarpe impolverate come il protagonista, che, come se possedesse ali, balza sui tetti, nelle piazze deserte, nei vicoli ciechi muovendo i passi regali di chi tiene stretta la propria fortuna. Una scoperta che non ha bisogno di essere divulgata, e che è allo stesso tempo custode della felicità di ognuno: la percezione di qualcosa di vasto e delicato di cui si può essere parte senza scalpore né sotterfugi, ma semplicemente ascoltando se stessi.

 

 

Le illustrazioni che animano le pagine hanno il sapore di un lavoro lento e dettagliato, come quello che porta l’illustratrice Irma Gruenholz a modellare la creta per dare forma ai luoghi e ai protagonisti del racconto, in una trasposizione poetica di forme leggiadre. Il protagonista di questa storia non ha volto, è schivo come un gatto che abita gli spazi della notte. Per questo lo chiamano “Il Ballerino del Silenzio”: perché al primo, impercettibile suono, scompare alla ricerca del silenzio perfetto, lontano da applausi, acclamazioni, l’abbaiare dei cani o sirene lontane. Lontano da un tempo in cui veniva applaudito sui palchi dei cinque continenti, protagonista di telegiornali e televisioni, ora il ballerino balla solo per amore, quando nessuno lo vede, con il riserbo di chi non ha nulla da dimostrare. A chi saprà attendere, prendendo posto tra le pieghe accoglienti degli spazi indefiniti dell’anima, il Ballerino ancora una volta regalerà la sua danza.

 

Una storia fatta di peregrinazioni e luoghi ritrovati. Di bussole il cui ago gira determinando cambiamenti di rotta, per poi tornare alla posizione iniziale chiudendo il cerchio che porta a casa. Perché che si tratti di radici, amicizia, equilibrio, è sempre un po' un perdersi, per poi ritrovarsi, alla ricerca della felicità. È questo “Federico il pazzo” ultimo romanzo per ragazzi edito da Sinnos editrice della scrittrice napoletana Patrizia Rinaldi che, da esperta conoscitrice dell’animo dei giovani – anche grazie all’esperienza che l’ha vista insegnare per anni in contesti sociali difficili - dà forma in maniera fresca e allo stesso tempo profonda ad una gioventù che è il primo serio affacciarsi alla vita.

16  

“Un’età infelice”, la definisce il protagonista Angelo, un ragazzino che si prepara a frequentare la terza media in una nuova città, dopo continui traslochi insieme alla madre tra Lucca, Bergamo, Brescia, Torino, e Verona, per infine puntare ad un Sud abbandonato da troppo tempo – quando era ancora molto piccolo - perché possa riconoscerlo come parte di sè. Il groviglio di caos e parole incomprensibili che accoglie il suo approdo a Napoli, diventa infatti il timore verso ciò di diverso che non si comprende, e non si sa se si comprenderà mai. E la sensazione, forte, di essere stati scaraventati senza via di scampo in un luogo dominato da uno strano istinto di sopravvivenza, regolato da taciti principi che dividono i più forti dai più deboli, i diversi dai comuni, è ciò che percorre ogni singolo muscolo del ragazzo fin dall’inizio, a cominciare dal viaggio che lo porta in quella città dominata da mare e sole, e da un vulcano dal fascino ancestrale. Una ritrosia che gli fa respingere la luce che invece illumina gli occhi della madre, tornata finalmente alle origini, nella terra tanto a lungo lontana.

 

11 

Per Angelo, al contrario, Napoli costituisce l’ennesima fuga, l’ulteriore tentativo di adattamento, questa volta ancor più forzato dei precedenti, e che non accetta. Così la paura che lo allontana dall’azione, il desiderio di separarsi da un destino che non può fuggire fisicamente, lo spingono ad immergersi in una realtà superiore e ovattata, lontana da quella concreta. È un’altalena la sua, cominciata già molto presto, quando a nove mesi perde i sensi, entrando in coma. “Tecnica solitaria di galleggiamento”, la chiama, filo rosso che percorre l’intero romanzo, evasione incontrollata da tutto ciò che lo destabilizza, che sia un dolore fisico, o più radicato, psicologico.

 

 

Nonostante le difficoltà, il ragazzo riesce però piano piano ad ambientarsi, riuscendo ad affrontare a testa alta e sguardo limpido anche l’iracondo Capa Gialla, ultraripetente le cui botte lo costringono per qualche giorno a letto pieno di ammaccature. La nuova realtà diventa per il ragazzo motivo di curiosità e scoperta, l’ignoto un ponte verso nuove avventure. Diventa così amico di Mimmo, che ha lasciato la scuola per fare il garzone del salumiere e che è il suo Virgilio fin dall’inizio, Giusy, che da grande vuole fare il meccanico, e il solitario Francesco, o meglio Federico il pazzo, come lo chiamano tutti a causa del suo modo astruso di parlare dovuto alla sua passione per l’illustre figura di Federico II.

 

federico-il-pazzo-e-angelo-che-vola-L-nss300

 

E anche il “galleggiamento” che lo portava via da ciò che sentiva troppo lontano, cambia aspetto e prospettiva, per diventare ora un volo cosciente, ricco di sentimento e forza: gli stessi che legano Angelo ad un morbido senso di appartenenza mai provato che è la felicità, e che sente per la prima volta di poter chiamare casa.

 

Con la collaborazione di Sinnos editrice