Il massaggio per comunicare il proprio amore. 

Per la nascita della mia prima figlia ho scelto di seguire una linea generale incentrata sulla natura, volevo che lei arrivasse in questo mondo e fosse accompagnata nei suoi giorni nella maniera più dolce e armoniosa possibile: scelsi di partorire in casa, preparare la sua cameretta o di vestirla con tessuti naturali, di usare specifici prodotti per la cura del corpo o per l’alimentazione.
Seguivo corsi di yoga per le mamme in dolce attesa e proprio durante uno di questi corsi mi suggerirono di leggere due libri:
Per una nascita senza violenza e Shantala, entrambi di Fredrerick Leboyer.
Libri meravigliosi e che consiglio a ogni mamma in dolce attesa.
Mi sono da subito innamorata del libro sul massaggio shantala, della sua meravigliosa storia: basta pensare che questa bellissima tecnica indiana è tramandata da madre a figlia nel momento della gravidanza.
E possibile imparare la tecnica seguendo proprio il libro stesso dove è spiegata benissimo: io ho potuto iniziare in pratica a farlo da subito alla mia bimba che oggi ha diciassette anni e ancora oggi quando è particolarmente tesa mi chiede di fargli un massaggio.

 

massaggio-shantala


Leboyer nel libro parla anche dell’importanza del massaggio e indipendentemente dai percorsi che ognuno decide di fare, ogni mamma dovrebbe tenere presente che i nostri bimbi hanno la necessità di questo tipo di contatto fisico: mezzo meraviglioso per comunicare tutto l’amore che abbiamo per loro, fino a poco tempo prima i due corpi erano un tutt'uno dopo il parto avviene una sorta di separazione pesante sia per il bambino sia per la mamma.
Un rapporto intimo che con il massaggio si può ricostruire rimettendo i ponti interrotti.
Importante anche sapere e tenere presente che il massaggio aiuta a prevenire anche la formazione dei gas nel pancino che poi sono la causa delle dolorosissime colichette.
Insomma non vi resta che prova questo bellissimo gesto d’amore.

Qui trovi altre tecniche di massaggio per il tuo bambino

 

Come nasce la passione per la lettura?

In effetti è un mistero: ho conosciuto persone i cui genitori avevano immense biblioteche casalinghe che leggono tantissimo, ma anche persone che pur avendo avuto a disposizione le stesse immense biblioteche casalinghe non leggono affatto.
Ho amici che in casa non hanno neanche un libro, altri che come me non sanno più dove metterli; conosco persone (giuro che è vero) che scelgono i pochi libri che hanno in casa in base al colore del dorso, perché li usano come elementi decorativi che devono intonarsi cromaticamente con tutto il resto, e altre ancora che ormai hanno pile verticali di libri che partono direttamente da terra e sono diventate, loro malgrado, splendidi complementi di arredo.
Ecco, il problema dello spazio, per gli amanti dei libri, per chi come me acquista sicuramente di più di quanto riuscirà mai a leggere in tutta la vita, per chi come me ha a disposizione pochi metri quadri di libreria e ha anche finito da tempo le pareti libere, è un problema che è direttamente proporzionale alla sindrome da acquisto e lettura compulsiva dalla quale è affetto.
Ecco perché quando ho iniziato a sentire parlare di eReader e eBook, ovvero lettori e libri elettronici, non ho immediatamente arricciato il naso e storto la bocca ma, contrariamente alla mia natura a volte conservatrice e tendente all'immobilismo, ho spalancato gli occhi e iniziato subito a sognare a occhi aperti, immaginando quali e quanti sarebbero stati per me i benefici.
Pensare che a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l'inizio dei favolosi anni Ottanta, quando le mie compagne di scuola iniziavano a girare con il Walkman dentro lo zainetto io opponevo resistenza, e che persino vent'anni dopo, quando iniziavano a diffondersi i primi iPod, per restare fedele a me stessa continuavo a ripetermi che in fondo non era poi così indispensabile poter avere sempre la musica in tasca, cioè nelle orecchie.
Ma poter leggere ovunque e comodamente, poter scegliere ovunque avendo a disposizione tanti titoli quanti ne avrei potuti avere restando comodamente a casa mia, quella sì che era una rivoluzione!
E poi avrei anche potuto continuare ad acquistare libri senza dover continuamente pensare ai problemi di spazio, avrei potuto portare sempre con me non un solo libro ma dieci libri, venti libri, cinquanta libri, cento libri…(ehm, mi avvisa il mio eReader che al momento ne ho stipati dentro duecentoventicinque e che c'è ancora spazio), sarei potuta partire per le vacanze senza dover scegliere a priori quali e quanti libri portare con me (nella certezza assoluta che avrei sacrificato lasciandolo a casa proprio quello sbagliato), avrei…

 


Tutto questo, cioè tutti questi libri, in un formato poco più piccolo di un quaderno, che pesa meno di un beauticase tipo da borsetta (fondotinta compatto - cipria - ombretto - mascara - rossetto) (La spazzola, oddio, dimenticavo la spazzola!) e ha lo spessore di una tavoletta di cioccolata.
Così l'anno scorso, dopo aver sbattuto le ciglia per il tempo sufficiente per convincere mio marito che era assolutamente necessario che io possedessi un lettore di ebook, per il mio compleanno ho ricevuto in regalo il mio meraviglioso Kindle.
Ora, io ho il Kindle, che è il lettore di libri elettronici di Amazon, e ne sono felicissima, ma ci tengo a precisare che esistono tanti altri lettori di ebook e che ho altrettanti amici contentissimi del loro Kobo, del loro Sony, del loro iPad (che non è propriamente un lettore ebook, diciamo che è “anche“ un lettore ebook) e di tutte le altre marche e modelli dei quali non ricordo il nome; ma soprattutto voglio tranquillizzare gli irriducibili, quelli che "no, io amo l'odore della carta", quelli che "no, ma come fai senza carta e inchiostro?", quelli che "no, io non potrei mai rinunciare ad acquistare libri": ecco, io vorrei tranquillizzare "quelli che": ma chi l'ha detto che è obbligatorio scegliere? Io leggo in ebook e continuo ad acquistare libri o a prenderli in prestito in biblioteca, ma da un anno leggo "anche" in ebook e posso garantire che è bellissimo, soprattutto quando, in giro per Roma, porto con me in pochi centimetri un volume di ottocento pagine: avete mai provato a girare per un'ora e mezza, cambiando tre mezzi pubblici, con «Guerra e Pace» o «Il Signore degli anelli» sottobraccio? Eh sì, certo che l'ho fatto, ma avevo anche vent'anni di meno!

 


Anzi, lo volete sapere un segreto? Secondo me carta e Kb si amano alla follia. Gli alberi di sicuro ringraziano.

 

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15 Mar

Le storie del sorriso

Pubblicato in Libri

Un libro e un progetto meraviglioso

Da sei anni esiste un’iniziativa che vede il realizzo di un libro intitolato LE STORIE DEL SORRISO, i proventi dello stesso, tramite Mediafriends Onlus, sono utilizzati per aiutare il Sistema delle Orchestre e Cori Giovanili e Infantili che ha l’obiettivo di diffondere ai giovani gratuitamente la possibilità d’imparare a cantare o suonare.
Tutte le edizioni precedenti, ed io spero anche questa, hanno avuto un grande successo, tante vendite del libro significa tante possibilità in più per chi magari per mille motivazioni o disagi non può studiare diversamente.
Il volume si trova in libreria già dal 9 dicembre, al costo di 15 euro circa, raccoglie quattro storie, raccontate dalle associazioni che hanno detto SI al progetto tra cui, oltre all’associazione Mediafriends Onlus, anche L’Amico Charly Onlus, Enzo B, Lipu Onlus.
Il libro del sorriso, raccoglie storie di ragazzi che crescono in un mondo disagiato e difficile, ma che non si arrendono e trovano il modo di superare le difficoltà e il coraggio di credere e vivere i propri sogni.

 


Nelle sue pagine le parole ci vogliono ricordare che spesso proprio quando ci troviamo davanti alla perdita della speranza, qualcosa cambia e improvvisamente troviamo in noi quella forza che ci rende capaci di realizzare qualsiasi cosa.
Basta sedersi è pensare alla nostra vita… quante volte questo cambio di rotta è avvenuto? Infinite … bisogna non arrendersi come non l’hanno fatto i quattro protagonisti delle relative meravigliose favole.
Nel libro possiamo trovare la storia di Alice che riscopre e ritrova il suo sogno o di Sergio, che lotta per diventare un cavaliere coraggioso, per poi incontrare la storia di Toni che scopre chi nella vita è veramente il suo supereroe o di Mad che osservando e imparando da un cigno salva un bosco.
Personalmente credo che il libro sia adatto a tutti, bambini e adulti, io lo leggo a Mattia, ma non nego che lo adoro anch’io, amo il suo lato estremamente positivo che in un certo senso fa parte della mia persona e del mio modo di vivere: consiglio quindi a tutti di comprarlo e di leggerlo… un modo meraviglioso per trascorrere alcuni minuti del nostro tempo libero.
Importante anche dire che le storie del libro sono illustrate da Alessandro Sanna, per me bravissimo illustratore e pittore o come amo definirlo io, meraviglioso poeta del disegno.

 

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È quello che afferma Frédéric Beigbeder nel suo libro intitolato appunto L’amore dura tre anni. Pubblicato nel 2003, ha riscosso un successo tale da spingere il suo autore a realizzarne la versione cinematografica. In un’età compresa dai 9 ai 99 anni, ossia tutti, desideriamo sapere perché, dallo stato di innamoramento e quindi dall’avere le farfalle nello stomaco e un entusiasmo assoluto, si passa all’indifferenza altrettanto assoluta. Perché, ci chiediamo, la stessa persona che ha suscitato in noi una passione travolgente fino a ieri, oggi, se solo ci sfiora ci provoca una sensazione di fastidio? Qual è il meccanismo per il quale si passa da frasi del tipo “Con lui posso parlare di tutto, ci intendiamo al volo” a “Inutile parlargli tanto non mi capisce”.

E dalle interminabili conversazioni si arriva ai silenzi che sfondano le orecchie. Da qui al tradimento, poi, il passo è breve. Ma partiamo dal principio. Il sospetto che l’Amore, anche quello a cui è stata attribuita la A maiuscola, non fosse eterno, prima o poi fa capolino anche nei romantici ed idealisti più incalliti. Pur non avendo mai aspirato e creduto al principe azzurro, presto o tardi ci si sbalordisce nel vedere crollare sodalizi sentimentali consolidati nei decenni.

 

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Nei nostri entourage le coppie non ancora scoppiate sono come mosche bianche. E, all’aumento smisurato di famiglie sfasciate, corrispondono greggi di figli disorientati che si ritrovano in nuovi nuclei familiari allargati. I single, intanto, avanzano a frotte. Ai sensi di colpa insinuati inevitabilmente nella nostra coscienza, si alternano alzate di testa nel momento in cui pensiamo che è meglio separarsi che continuare a scannarsi. Il matrimonio è, secondo Beigbeder la causa prima di tanto sfacelo. Dice risoluto: “Ci ho messo molto ad ammettere che mi ero sposato solo per gli altri, che il matrimonio non è qualcosa che si fa per se stessi.” Le convenzioni dunque sono controproducenti per l’Amore, ma anche nel caso di convivenza o di relazione tout court le cose non vanno meglio. In qualunque caso, continua “La nostra generazione è troppo superficiale per il matrimonio. Ci si sposa come si va al Mc Donald’s. Poi si fa zapping”.

Tutto si consuma in un trienno.

Il primo anno è tutto di passione. Nel secondo la passione si trasforma in tenerezza la quale si trasforma a sua volta in noia. Secondo lo scrittore francese l’unico Amore possibile resta quello non corrisposto. Tutto l’Amore che ci mettono a diposizione, che ci spiattellano sotto il naso non è niente in confronto a quello anelato. Viviamo dunque amando chi non ci ama, inseguiti da chi ci ama. Ciò nonostante, Beigbeder non ci priva dell’happy end non prima però di averci regalato una pillola di saggezza. Per restare innamorati “bisogna rifiutare la piattezza” e soprattutto “bisogna essere stati molto infelici. Senza apprendistato del dolore, la felicità non è solida”.

Voi cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza?

 

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La notte e il giorno, l’alba e il tramonto, il caos e la calma.

Da sempre uomo e donna sono stati concepiti come due mondi a parte, a volte distanti, a volte apparentemente vicini e con sostanziali differenze. In particolare le donne sono state castigate per la loro intelligenza, per la loro forza d'animo ma soprattutto perché hanno sempre avuto un "difetto" appunto quello di essere donne e quindi inferiori rispetto all'uomo posto al centro del mondo, della società e dell'universo. Però una medaglia ha sempre due facce e non ci sono solo i contro infatti le donne hanno avuto un'amica alleata che le ha accompagnate per tutta la loro esistenza: la scrittura. Tra le grandi femministe del passato ce nè una che ha lasciato il segno esprimendo se stessa e la condizione della donna attraverso un'autobiografia che descrive le condizioni mentali e fisiche femminili del diciannovesimo secolo. Il suo nome è "Charlotte Perkins Gilman" e la sua opera più importante è "The yellow wallpaper" (trad. La carta da parati gialla), il suo capolavoro ti entra dentro, è una perfetta armonia tra letteratura e vita reale. L'opera è incentrata sullo stato mentale della protagonista caratterizzato da una carta da parati gialla che crea terrore e perplessità, è una storia legata alla malattia e alla follia e la cosa che spaventa e sorprende maggiormente è che la progressione della malattia è completamente legata a questa carta da parati che ha un colore ripugnante come la condizione della protagonista. Lei non ha un nome perché rappresenta ogni donna. Suo marito si chiama John ed è apparentemente gentile e affettuoso, ma in realtà è come un attore su un palcoscenico, la sua benevolenza verso la donna è pura finzione, lui è come la casa “apparentemente” accogliente ma dentro stracolma di fantasmi che si trovano nella mente della donna, sono presenze che solo lei è in grado di sentire e vedere. "There is one marked peculiarity about this paper, a thing nobody seems to notice but myself, and that is that it changes as the light changes" da questa citazione si capisce ancora più intensamente quanto la donna possa cogliere i particolari di ogni cosa. Soltanto lei si accorge che la carta da parati cambia al variare della luce del sole e questo a parer mio fa riflettere anche sul rapporto gerarchico e distante tra uomo e donna. Il cambiamento della luce del sole innanzitutto rimanda al tema del doppio, la donna ha una doppia personalità: è presentata quasi come una bambina, rispetta il volere del marito ma alla fine del testo farà uscir fuori se stessa e la sua pazzia dovuta all'incomunicabilità e alle restrizioni atroci a cui la donna è stata sottoposta. Ma il variare della carta da parati può rappresentare anche i diversi punti di vista tra uomo e donna, il vero e il falso (che si riconosce alla luce del sole).

 

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Il sole è la donna, la luna più oscura è l'uomo che indossa una maschera e al di sotto di essa si nasconde una malvagità che non esce fuori alla luce del sole, il tutto è intrappolato da parole dolci e "pure" che servono soltanto ad aggirare la donna considerata inferiore e costretta ad una condizione disumana. Il letto è inchiodato al pavimento e lei è rinchiusa dentro una nursery, questa situazione rappresenta lo "specchio" della vita della Gilman che ha subito la "Rest Cure" ovvero la cura del riposo. La scrittrice è stata presa in analisi dal medico-scrittore Silas Weir Mitchell. Era costretta a rimanere a letto, non poteva allargare gli orizzonti intellettuali come leggere e studiare e dato che le gambe si atrofizzavano si effettuavano delle scariche elettriche per favorire la contrazione muscolare. L'autorità di medico di John prevale sulla debolezza della protagonista che da poca importanza a se stessa e alle sue facoltà e quindi sono le imposizioni della società che hanno deciso per la sua vita, lei guarda la sua esistenza scorrere ma non ne è pienamente parte integrante. Lei è passiva in netta contrapposizione con il giallo che rappresenta la vitalità e la voglia di vivere. Però nel testo il colore della carta da parati è denotato in modo negativo e lascia trapelare sentimenti carichi di tristezza. Inoltre la carta presenta degli arabeschi e in questi motivi la protagonista comincia a vedere delle donne e dato che non può leggere i libri comincia ad interpretare la carta. Il suo sguardo si perde nell'osservare quelle curve zoppe ed incerte che si suicidano, le curve zoppe ed incerte rappresentano la "cura" che il marito sta facendo fare alla donna e il suicidio è molto probabilmente il suo destino dato che la realtà la sta uccidendo. Sullo sfondo della carta vede una donna che si nasconde (frutto della sua immaginazione) che rappresenta la paura della protagonista che non può e non riesce a mostrare le sue opinioni. Però la follia avanza e dalla carta da parati inizia a vedere delle donne che strisciano nella stanza, la donna cede alla sua pazzia, strappa la carta da parati, John alla vista della scena raccapricciante sviene e alla fine la donna strisciante su di lui (come le donne della carta)ha il pieno "controllo" sull'uomo. Questo testo ci fa scivolare nella follia più assoluta, la stanza, la carta da parati, il sole, la luna, i personaggi ogni cosa è segno di doppio e tutto ciò che sembra superficiale è in realtà denso di significato e la donna senza nome sono loro, siamo noi: donne.

 

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