Nonostante la violenza sulle donne sia considerata da diversi anni come una violazione dei diritti umani, questa escalation di danni fisici, psicologici e sessuali non accenna a diminuire. E pensare che anche la normativa, addirittura quella sovranazionale, parla chiaro: “qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno di ogni genere, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata deve essere condannato”.

Questo, in sostanza, recita il comma 1 dell’autorevole Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza sulle donne, firmata nel 1993. In passato si credeva che la violenza sulle donne fosse una caratteristica propria delle società dei paesi più primitivi, dove la donna era considerata non solo una serva ma anche una schiava, serbatoio solamente della futura progenie.

 

Ci si sbagliava. Il progresso, l’emancipazione e le pari opportunità non hanno frenato la scalata verso le barbarie quotidiane perpetrate verso il gentil sesso, anzi.

 

A nulla sono servite le previsioni normative secondo cui anche gli enti locali devono non solo garantire le pari opportunità tra uomo e donna in ambito sociale, lavorativo e istituzionale, ma anche preservare le donne da qualsiasi atto di violenza.

 

 

Oggi, la donna, è vittima di ogni tipo di violenza, dagli stupri di gruppo alla pratica dell’infibulazione, diffusa soprattutto nei paesi africani, nonché addirittura della lapidazione, qualora si “macchi” di amare un uomo diverso da quello a cui è stata venduta ancora in fasce dalla propria famiglia.

 

Oggi, in molti paesi del mondo, anche quelli più “progrediti”, alla donna non viene riconosciuto neanche il diritto di amare , né di essere madre. In Italia, il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 introduceva nel nostro codice penale il reato degli atti persecutori, il cosiddetto stalking, all’art. 612 c.p. Nonostante tutto, non è ancora garantita una tutela adeguata e i reati di tal tipo non accennano a diminuire. 

Ieri 25 novembre 2012 è stata la giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, come tutti gli anni, se ne riparla ma, nonostante tutto questo, i fatti ma, soprattutto i numeri cambiano di poco. Sono tantissime, anche quest’anno le donne uccise: 113 dall’inizio dell’anno 2012 e cosa molto preoccupante è che di queste 73 hanno trovato la morte uccise dal proprio partner!

Tante sono state le città italiane che si sono riempite di iniziative per manifestare solidarietà e soprattutto l'interesse sull’argomento, a Milano il progetto più particolare: in zona Colonne di San Lorenzo, una fila di scarpe rosse che simboleggia tutte le donne vittime di violenza, in un’installazione dell’artista Elina Chauvet, che ha creato l’opera proprio per la Giornata. Nella capitale lombarda andrà anche in scena dal 23  la rassegna di cinema femminile promossa da Intervita dal titolo “Siamo Pari”.

 

Un video per dire no alla violenza contro le donne.

La violenza contro le donne è un tema di scottante attualità. Secondo il Telefono Rosa, nel 2012, sono state 98 le donne vittime della violenza famigliare. Anche l'Istat conferma: solo il 15% degli omicidi ha avuto come vittima un uomo. Così ha fatto grande scalpore l'azzeccata campagna di sensibilizzazione comparsa in maniera anonima su Youtube e divenuta immediatamente virale.
Il video che ha impazzato per la rete si intitola “One photo a day in the worst year of my life”, ossia “Una foto al giorno nell'anno peggiore della mia vita”.

Nel filmato compare una giovane donna croata che nei differenti fotogrammi appare colpita dalla violenza di qualcuno: nel video si suppone che questo qualcuno appartenga ai suoi affetti, se si possono definire tali, e culmina con una richiesta d'aiuto: “Aiutami, non so se arriverò a domani”.

 


Naturalmente il video è finto, ma dietro la finzione si nasconde una grande verità, quella delle donne che subiscono violenza fisica e psicologica da parte di mariti, compagni, padri, a volte fratelli. E, cosa peggiore, sono costrette a tacere, per la paura, per l'imbarazzo o per entrambe. Perché molte donne finiscono per credere che ciò che subiscono sia colpa propria.
La speranza è che questo video contribuisca a gettare l'ennesimo sassolino in un'oceano di omertà, di terrore, quello che circonda questi casi che divengono tristemente di cronaca, ma solo quando è troppo tardi.


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Oggi, 25 novembre 2014, si celebra la Giornata contro la violenza sulle donne: un giorno che non dovrebbe nemmeno essere esplicitato in maniera così palese, perché il rispetto delle donne e, in generale, delle persone più indifese dovrebbe essere alla base del vivere civile. In Italia, sono tante le donne che subiscono violenza psicologica e fisica, arrivando, in vari casi, a rischiare o perdere la propria vita per aver amato troppo l'uomo che avevano accanto.