Guarire dall'Anoressia si può! 

Ho 24 anni, figlia unica di un matrimonio finito male, i miei erano severi ed io ho imparato ad essere la migliore forse prima d'imparare a camminare.


Dopo, la scuola, il lavoro la carriera divenirono il mio calvario. 
Ancora bambina il mio rapporto con mia madre subì una paralizzante inversione di ruolo, e senza aver il tempo di pensarci, mi trovai catapultata nel ruolo di mamma di mia madre.
 Cercavo me stessa attraverso i miei coetanei, cercavo me stessa attraverso le persone che amavo, attraverso la guida delle persone più forti a cui chiedevo protezione, e che a loro volta invece continuavano ad aspettarsi da me un comportamento adulto e ormai consolidato.


A 17 anni ho iniziato a controllare la sola cosa che fosse rimasta tra le mie mani: il cibo, ho iniziato con i digiuni. 
All’inizio è iniziata semplicemente come una breve dieta dimagrante, poi si è modificata in un ossessione.
 Volevo essere sempre più impalpabile, trasparente fino a non farmi trovare più. 


Compensavo vomitando, o con digiuni spropositatamente prolungati in seguito per discolparmi dalla mangiata a pranzo e a cena. 
Insieme alla perdita di peso, ebbe inizio il declino del mio organismo, perdevo i capelli, svenivo sempre più spesso, le mestruazioni scomparvero. Qualcosa non andava bene, e ne ero inspiegabilmente soddisfatta. Non volevo star bene, volevo andar via pezzo per pezzo, volevo vedere il mio corpo sparire lentamente ma progressivamente, incessantemente. 
Lentamente iniziò il terrore per lo specchio, che mi rimandava un’immagine sempre più deforme ed insoddisfacente. Divenne il mio nemico.
 Finchè decisi di non guardarmi mai più dentro, di non truccarmi, non pettinarmi, vestirmi senza guardare, trascurarmi per essere più invisibile che potessi. Abiti sempre più ampi, coprivano il mio corpo ossuto. Poco a poco diminuì la mia attenzione a scuola e degenerai nella bocciatura.

 

Se ne accorsero tutti e decisero di portarmi da una psicologa tra lacrime e promesse.

 

 


Sono rimasta chiusa nella mia cameretta, proteggendomi dietro il digiuno. 
Volevo infondo essere solamente amata per quella che ero: per quella bambina che viveva ancora dentro di me, ma che nessuno aveva voluto mai ascoltare. Poi un giorno non so come o cosa mi sia scattato dentro. Un giorno ho conosciuto un ragazzo. Ho sentito il richiamo della vita che mi invitava ad uscire, scappare da tutto quello che mi incatenava e lanciarmi in volo attraverso la vita, spontaneamente, con immediatezza…

 


Oggi zoppico, mi rialzo, torno a camminare...

 

Domani vorrei che tutte le persone come me, come te, come chiunque abbia sofferto o soffra di Anoressia, potessero imparare ad affrontare la vita. Domani, quando lo specchio ti darà l’ennesimo dolore, strizzagli l’occhio, puniscilo così, dimostragli che la vita può essere più forte di tutti i sensi di colpa del mondo.
 Amare te stessa è il primo dei doveri che hai, il primo dei diritti, che nessuno potrà mai strapparti, e che tu stessa devi lottare per concedertelo. Anche se fa male, anche se sembra impossibile, anche se non credi che potrai mai riuscirci… E se non riesci da sola, allora chiedi aiuto! 

Questa storia è vera, mi auguro che serva a coloro le quali vorrebbero urlare al mondo ma hanno la sensazione che nessuno le ascolti... Questo è coraggio e sono certa che tutte noi ne abbiamo nascosto un po' dentro.

 

Il Cidap (Centro italiano disturbi alimentari psicogeni) denuncia quella che è una terribile verità: sono sempre più le bambine italiane che hanno disturbi alimentari, o comunque legati al cibo. Parliamo di circa 2,2 milioni di ragazzine, i cui problemi cominciano a manifestarsi già alla tenera età di 9 anni e che sarebbero capaci di nascondere l'insalata sotto il cuscino, pur di nascondere il loro problema. Questo uno dei primi allarmanti dati emersi dalla prima edizione della campagna contro l'anoressia di Aidaf (Associazione italiana danza attività di formazione), realizzata in collaborazione con l'Agiscuola e l'Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma.

 

Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria del Bambin Gesù di Roma, ritiene che tali patologie siano veri e propri disturbi psichici che vanno curati. In particolar modo l'anoressia, che causa il numero di vittime maggiori. In genere i "malati" non ammettono di avere problemi e, nel caso riuscissero ad ammetterlo, spesso non scelgono di curarsi. Sono circa 880mila le ragazze che ammettono di avere in cattivo rapporto col cibo, ma solo 130mila quelle che decidono di intraprendere un percorso terapeutico. Sebbene il fenomeno sia ancora legato quasi esclusivamente al mondo femminile, sono comunque ben 75mila i maschi anoressici e circa 150mila i bulimici. Numeri in crescita che rispecchiano la gravità di questo preoccupante trend.

 

Vicari aggiunge che: "Avere un problema con il cibo non vuole dire solo privarsene: si può esprimere ad esempio sforzandosi molto, facendo un' attività fisica esagerata, e mangiando pochissimo. Questo è tipico proprio dei ragazzi". 

 

In espansione anche nuovi tipi di disagi, come il binge eating disorder, caratterizzato da un'alimentazione compulsiva e disordinata. A sostenere la lotta contro l'anoressia è intervenuta anche l'associazione italiana danza e attività formative (Aidaf) che ha realizzato un vero e proprio manifesto nazionale di informazione e prevenzione dell'anoressia, il cui obiettivo è quello di evitare una facile associazione mentale tra danza ed anoressia, proponendo un messaggio positivo legato al corretto sviluppo fisico e mentale di coloro che praticano tale splendida disciplina.

 


Sembra essere ormai diventata una vera e propria ossessione dopo quella dello spazio fra le cosce, definito Thigh Gap. Parliamo del ponte, anzi il "bridge". Non  certo un ponte qualsiasi, ma quello creato dalle ossa sporgenti delle anche che formano con l'orlo dello slip del costume, quando noi donne siamo sdraiate a prendere il sole. Questo capita quando si è talmente magre che la pancia non riesce a toccare lo slip del bikini.

Per molte ragazze il bikini bridge è diventato un'ossessione anche grazie ai social network che hanno infuriato sul fenomeno a colpi di hashtag come #bikinibridge e #bikinibridge2014. Le ragazze che amano profondamente questo ideale estetico hanno sommerso il web di foto che mostrano il bikini bridge e facendo capire al mondo intero che l'essere magre a tutti i costi rimane ancora un'idea troppo radicata.

 

In molti hanno criticato il fatto che tutto ciò spinga le donne verso ideali malsani e irraggiungibili, facendole poi ammalare.
Al momento sembra che a nulla servano gli avvertimenti di chi denuncia la pericolosità di questa moda che comporta l'alterazione e la modifica del corpo della donna. Attenzione amiche a non farvi irretire.


Diventare anoressica perché si ha troppo seno? Si può. Questa è la triste storia che vede protagonista Leanne McKillop, giovane donna inglese che ha iniziato ad avere problemi di anoressia quando, a 14 anni, le è cresciuto molto il seno. All'epoca, Leanne, aveva una quarta di seno. Una taglia che, a quell'età, le è costato le attenzioni, spesso anche volgari, di molti uomini o suoi coetanei. Non solo, ha anche dovuto interrompere alcuni sport da lei praticati per evitare di sentirsi in imbarazzo. Tutto ciò ha portato la donna ha sviluppare una sorta di vero e proprio complesso per il suo seno che l'ha spinta a non mangiare più, a diventare anoressia. Il tutto nella speranza che il suo seno potesse finalmente diminuire.

 
Al Daily Mail Leanne ha raccontato la sua vicenda, rivelando di essere anche stata ricoverata 3 volte in ospedale arrivando a pesare soltanto 41 kg a 20 anni. 
 
"Ero arrivata a non bere nemmeno l'acqua. Quello che ho fatto mi ha lasciato danni irreversibili. Oggi a 34 anni ho gravissimo problemi renali e sono sterile. Sono ancora molto insicura di me, ma posso dire di essere guarita". 
 
Fortunatamente, grazie al fitness e all'attività fisica Leanne sembra essere tornata a vivere ed ha trovato una nuova dimensione. Cosa ancor più importante: ha ripreso a mangiare. In bocca al lupo Leanne!
 

Stanno facendo davvero discutere quelli che sono i manichini utilizzati nei negozi La Perla. La ragione sta nel fatto che essi sono troppo magri e ossuti, praticamente anoressici, tanto che le costole sono ben visibili. Il marchio di lingerie La Perla (storica azienda bolognese) possiede più di 150 boutique in tutto il mondo ed è finita nell'occhio del ciclone quando un utente ha pubblicato su Twitter la foto di un manichino praticamente anoressico nella vetrina di Soho a New York.
 
Prevedibilmente l'immagine ha fatto il giro del mondo grazie ai social network ed immediate sono state le polemiche in merito alla necessità di esporre un'ideale di donna più reale, di contro ad un'immagine ideale che va del tutto eliminata.
 
 
L'azienda ha immediatamente fatto le sue scuse agli utenti e il social media manager di La Perla sul suo account Twitter ha scritto: 
 
Siamo in procinto di ridisegnare tutti i negozi con un nuovo concetto di immagine. I manichini che attualmente sono presenti nei nostri negozi degli Stati Uniti non saranno più utilizzati”.