01 Lug

Insoddisfatta del tuo lavoro? Ritrovare la giusta prospettiva si può

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Intervista a Tea Camporesi. 

Studia, cerca lavoro, sopporta la gavetta, fai corsi di aggiornamento, chiedi l’aumento, cerca di far carriera, corri corri corri. E poi? E poi una mattina ti alzi con una sensazione di smarrimento e insoddisfazione senza capire da dove viene. “Possibile che tutto quello che ho costruito fino ad oggi si riveli non essere la cosa giusta per me? Possibile che a 30, 40 o 50 anni mi ritrovi a dovermi reinventare o a rimanere bloccata in un lavoro che non mi rappresenta più?”. Queste sono domande che tante di noi si pongono, indipendentemente dall’età e dal percorso professionale. Ignorare il problema rischia di far crescere l’insoddisfazione, e allora che fare? Se non riusciamo a uscire dal tunnel da sole, c’è chi può guidarci nel farlo. Parliamo di questo argomento con Tea Camporesi, consulente di carriera.

 

E: Tea, le persone che vengono da te cosa lamentano maggiormente?
T: Lavoro principalmente con tre tipologie di persone. La prima è composta da chi è soddisfatto dell’azienda per cui lavora, ma vorrebbe migliorare la propria posizione – in questo caso lamenta scarsa leadership (Leggi come far uscire la Leader che c'è in te), problemi di comunicazione e conflitti interni. La seconda è composta da chi non è più soddisfatto dell’azienda e del lavoro che svolge e cerca nuove opportunità all’esterno – sostanzialmente perché demotivato da un ruolo che non riconosce più come suo e da un ambiente divenutogli estraneo o addirittura ostile. Terza ma non ultima, chi ha perso il lavoro e ne deve trovare un altro – e in questo caso, più che il danno economico, si lamenta la perdita di autostima.

 

E: Nella tua esperienza, hai notato delle differenze nelle consulenze fatte a clienti donne rispetto ai clienti uomini?
T: Innanzitutto vorrei evidenziare un dato che ho recentemente rilevato e che mi sembra importante: fino a un paio d’anni fa, il 90% dei miei clienti erano uomini, come se la carriera fosse qualcosa di pertinenza esclusivamente maschile. E infatti, le poche donne che si rivolgevano a me, erano tutte dirigenti single – donne che avevano dedicato la loro vita esclusivamente alla carriera e al lavoro, senza alcun vincolo familiare, vivendo “al maschile”. Negli ultimi anni, invece, la percentuale delle donne che si avvalgono della consulenza di carriera è salita al 60-70% rispetto agli uomini. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di donne con marito e figli, che pensano alla carriera, ma non vogliono rinunciare alla vita personale e alla loro femminilità.
Per quanto riguarda le macro-differenze (pur con le debite eccezioni), gli uomini spesso tendono ad avere, almeno inizialmente, un atteggiamento più distaccato e reticente, faticano un po’ di più ad aprirsi, mentre con le donne si crea immediatamente un legame empatico. Inoltre gli uomini hanno la tendenza a sovrastimarsi (anche se col passare del tempo il fenomeno è in rapido calo), le donne a sottostimarsi.

 

E: Come si può uscire da questo tunnel di frustrazione professionale?
T: Innanzitutto è necessario, attraverso un’approfondita analisi della carriera pregressa, acquisire una buona consapevolezza del proprio valore e costruirsi una precisa identità professionale. Dopo di che, verrà molto più facile tracciare un percorso di carriera futuro e definire e attivare tutti i mezzi per l’automarketing ed eventualmente il rafforzamento delle aree critiche (ad esempio leadership, team working, comunicazione).

 

E: A differenza del mondo maschile, le problematicità professionali per una donna possono dipendere molto dall’età. Facciamo 3 esempi concreti. Se avessi davanti:
• una donna di 30 anni, che vuole fare carriera ma si trova di fronte a contesti aziendali che non le permettono di crescere;
• una donna di 40 anni rientrata dopo due maternità al lavoro che però non vuole rinunciare ad avere ancora una crescita professionale;
• una donna di 50 anni che, nonostante l’energia e l’esperienza, viene considerata “a fine carriera”;
cosa consiglieresti a ognuna di loro?

 

consulente-di-carriera


T: Prima che dall’età, le problematicità per le donne dipendono dal fatto che troppo spesso sono loro le prime a sentirsi inferiori agli uomini e ad accettare le differenze di trattamento, non solo a livello economico. Poi, fermo restando che ogni donna (così come ogni uomo) è un caso a sé, e ogni percorso è assolutamente personalizzato e unico, in linea di massima la trentenne ha problemi di comunicazione e di gestione delle relazioni, sia con i capi, ma anche con i colleghi e gli eventuali stagisti. La mamma quarantenne ha problemi di work&life balance, di gestione del tempo e dell’emotività. La cinquantenne, se è dirigente viene finalmente trattata al pari di un uomo, mentre se è a un livello inferiore, viene vista come un “peso morto”, la prima della lista al momento dei tagli. Ma la cinquantenne, a differenza del suo coetaneo maschile, ha molta più energia e capacità di rimettersi in gioco, è più propensa a reinventarsi e ad esplorare nuove vie professionali.

 

E: Se le nostre lettrici volessero rimanere in contatto con te, come possono farlo?
T: Innanzitutto visitare il mio sito:  http://www.consulenzadicarriera.com/ e contattandomi direttamente via mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonicamente al numero 0039 347 0045864


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Letto 6956 volte Ultima modifica il Martedì, 02 Luglio 2013 12:17
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Eleonora Mauri

Studiosa da tempo delle tematiche di crescita e miglioramento personale, i miei primi scritti li dedico al mondo femminile.

Unendo la mia esperienza personale a quella di altre donne intorno a me, coltivo il sogno di realizzare una serie di ebook per aiutare le donne di oggi: divise tra casa, lavoro, marito e figli, con pochi aiuti e tante responsabilità.

Ho sviluppato negli ultimi anni grazie anche all’esperienza lavorativa un’ottima capacità comunicativa, che viene rispecchiata nel mio stile di scrittura: semplice, chiaro e diretto.

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