11 Mar

Il perché della violenza sulle donne

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Donne e Violenza. 

Fin dalla nascita dell'ordine sociale il maschio funge da predatore naturale e la femmina da preda, non solo può essere soggetta a piacimento a una conquista fisica che non può essere ripagata con la stessa moneta stupro contro stupro, ma per giunta le conseguenze di questo brutale scontro possono essere la morte, il ferimento, per non parlare della nascita di un bambino a carico della madre.
Le donne sono perfettamente consapevoli della loro vulnerabilità, della loro condizione di vittime lo dimostrano il fatto di avere imparato la parola stupro, alcuni regole preventive come i corsi di legittima difesa, gli spry antiaggressione pronti in
borsetta, scegliere di non avventurarsi in viali bui e isolati, nei parcheggi di sera.
In questo modo mostrano una certa consapevolezza dei rapporti di potere esistenti tra uomini e donne, anzi ne vengono istruite fin da bambine. Le favole sono colme di terrore, che sembra incombere soltanto sulle bambine. Susan Brownmiller nel suo saggio parlò di Cappuccetto Rosso come parabola dello stupro, di come ci siano paurose figure maschili nel bosco, i lupi, di come siano indifese le persone di sesso femminili difronte a loro, di come sia meglio non avventurarsi nel bosco. Di certo conoscere il pericolo aiuta a prevenirlo, ma il solo fatto di conoscerlo significa che c'è, esiste.
La violenza maschile nei confronti delle donne si riallaccia alla sessualità maschile e a come gli uomini intendano il loro rapporto con le donne. Nella violenza sessuale cosi come nella prostituzione è implicita una sessualità maschile naturalmente e quindi normalmente aggressiva, “che spetta alle donne controllare non provocandola“, nel caso della violenza sessuale o soddisfacendola nel secondo. Al di la degli studi dei criminologi, il comportamento scatenante della vittima molto spesso rappresenta il modo il cui il lo stupratore fa ricadere la colpa sulla vittima. Esistono infatti miti maschili sullo stupro, che rappresentano le opinioni della maggior parte degli uomini e la natura del potere maschile è tale che sono riusciti a convincere molte donne. ”Tutte le donne voglio essere stuprate, nessuna donna può essere violentata senza la sua volontà, se l'è voluto, se stai per essere stuprata meglio che ti rilassi e ci provi gusto.”
In questo modo la sessualità femminile è normale e naturale in confini molto più ristretti della sessualità maschile. Non a caso le donne chiamano molestie ciò che gli uomini definiscono gioco innocuo. Sguardi denudanti, espliciti commenti, fischiettii, su una donna che sia estranea, che sia una collega potrebbero essere interpretati come una forma diretta di potere esercitata dall'uomo sulla Donna e in questo caso molestia, oppure solo un gioco. Secondo gli uomini questo gioco è una conseguenza di mancata empatia con il genere femminile. La donna bersagliata è solo l'oggetto sessuale piuttosto che l'altro giocatore in questo gioco, la partecipazione della donna, la consapevolezza del suo ruolo sembrano davvero non avere nessuna importanza.
Questo offuscamento della soggettività della Donna, e il rifiuto degli uomini di considerare gli effetti del suo comportamento mostra che gli uomini siano piuttosto confusi quando una donna protesta ciò dimostra come ci sia una differenza tra il genere femminile e quello maschile sull'opinione di molestia sessuale dimostra come ci siano ancora marcate differenze di genere. A tal proposito studi condotti nei campus universitari mostrano come una delle motivazioni principale degli stupri perpetrati alle ragazze del Campus, molto probabilmente è proprio la loro identificazione in un oggetto utile a scopi sessuali. 

 

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Nonostante i progressi compiuti dal punto di vista legislativo i casi di violenza sessuale denunciati risultano ancora pochi, per paura o vergogna e o mancanza di fiducia nelle istituzioni da parte della vittima. Si potrebbe addirittura affermare che è cambiato davvero poco tra il prima e il dopo della riforma nonostante oggi la violenza sessuale sia stata riconosciuta un crimine contro la persona e non contro la morale e si sia assunto il consenso come discriminante tra sessualità e violenza,  tra lecito e illecito, la violenza inizia laddove non ci sia consenso, dove non ci sia un rapporto di parità tra le parti.

La violenza sessuale è un fenomeno che continua a esistere nella nostra società oggi come ieri se non più di ieri. 
Si potrebbe concludere che il suo legame con la violenza fisica, e quindi l'essere in qualche modo connaturata nell'uomo la rende tutt'oggi una lunga battaglia per le Donne.

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Letto 3394 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Marzo 2013 11:36
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Grazia Spano

Nasce nel capoluogo siciliano il 24 Febbraio del 1983, si laurea presso la facoltà di Scienze Politiche di Palermo indirizzo Studi giuridici comunitari internazionali. Attraverso la partecipazione a convegni e meeting poi ha da sempre sostenuto attivamente in collaborazione con Amnesty International la promozione dell'abolizione delle torture ,delle mutilazioni genitali femminili , e di ogni altra forma di violazione dei diritti umani dedicando la sua prima tesi allo stupro come arma di guerra, come crimine internazionale. Parla italiano , inglese, francese e russo e la sua passione è la scrittura.Tra i suoi contributi,inoltre un trattato di sociologia della devianza "BDSM vite al confine" frutto dell'osservazione e dell'impegno nella ricerca nell'ambito del fenomeno dell'erotismo estremo.

Sito web: www.facebook.com/grazia.spano.104