18 Ago

Da donna a uomo dopo aver attraversato il tunnel della droga, la storia di Simone

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Nascere in un corpo che non si ama e che non rispecchia la propria vera identità: un incubo vissuto da Simone Di Giacomantonio che, nato donna, dopo tante difficoltà, sofferenze e problemi, è riuscito a diventare un uomo e ad esprimere la sua vera essenza. Simone mi ha concesso un'intervista, per la quale lo ringrazio profondamente. 

 

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1-Ciao Simone, innanzitutto grazie per avermi concesso questa intervista. Partiamo da una domanda semplice, ma alla quale spesso è difficile dare una risposta univoca. Come stai?

 

Oggi sicuramente più sereno, forte e fiducioso. Ma soprattutto innamorato di me. Quello che mi discriminava più di tutti ero io stesso, quello che aveva vergogna di me ero io. Poi ho imparato ad essere orgoglioso della mia vita e...tutto è cambiato.

 

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2. La tua storia è fatta di sofferenza e di grande forza di volontà. Come ogni cammino, anche il tuo è stato travagliato da difficoltà. Partiamo, però, dagli inizi: a che età hai avvertito che il corpo nel quale eri nato non rispecchiava ciò che sentivi dentro?

 

Da bambina ricordo che mi percepivo come un maschietto e cercavo solo compagni di gioco maschi. Una percezione chiara sin dai tempi dell’asilo. Ogni tanto dovevo ribellarmi ai vestiti da femmina che volevano indossassi e ricordo ancora i pianti e la disperazione. E poi dell’infanzia c’è un dolce ricordo, in prima elementare mi innamorai della mia compagna di banco. Invece, l’adolescenza, è stato un improvviso trauma. Non potevo più gestire la situazione, il mio corpo mi stava tradendo. Iniziava a trasformarsi e a mettere in evidenza tratti femminili che non mi appartenevano. Ho creduto di impazzire. Iniziò un lungo periodo di disperazione e di solitudine.

 

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3. A che età hai comunicato alla tua famiglia che ti sentivi uomo? Che reazioni hanno avuto i tuoi genitori?

Decisi di parlare con loro all’età di 28 anni. Dopo aver superato tante prove (tra cui uscire dal tunnel della droga) ero decisamente più forte e più determinato a rendermi conto che la mia vita era più importante di tutto e tutti. Spero che per tante persone oggi sia più facile parlare con i propri genitori, ma 13 anni fa, del cambiamento di sesso, non se ne parlava così frequentemente. Ricordo che all’inizio del discorso mio padre mi ha detto: “Ma forse dovresti prendere più ormoni femminili”.

Pensava, con ingenuità, che fosse solo una questione ormonale. Gli ho spiegato che era un sentire interiore, era la mia vera natura. I miei genitori non mi hanno mai ostacolato in questa scelta, ma sono stati assenti. Non sono riusciti a starmi vicino durante tutto il percorso e durante le 6 operazioni che ho sostenuto. Sono stato molto arrabbiato con loro, ma dopo la loro morte si è sciolto tutto il rancore. Ho compreso che non erano capaci di gestire la situazione e li ho perdonati con tanto amore.

 

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4. Il tuo corpo, dunque, era diventato una prigione dalla quale volevi scappare?

Il mio corpo era in perfetta disarmonia con quello che sentivo dentro. Non riuscivo più a camminare per strada, avevo continui attacchi di panico. Non riuscivo più a guardarmi allo specchio, non mi riconoscevo. Provai un po’ di sollievo quando iniziai a coprirmi il seno con le bende, anche se questo mi portò ad avere delle piaghe dolorosissime. Avrei fatto qualsiasi cosa per sentirmi più a mio agio, per ovattare quella disperazione di vivere in un corpo che non sentivo mio.

 

5. Il dolore, la disperazione e il rifiuto per il tuo corpo - e, di conseguenza della tua identità biologica - ti hanno spinto nel tunnel della droga. Cosa ci puoi raccontare di questo periodo buio che hai vissuto?

 

Avevo 18 anni, la sofferenza di vivere in un corpo che non riconosci viene accompagnata, a quell’età, dall’impossibilità di una vita sociale come gli altri ragazzi. Avrei voluto corteggiare ed avere i primi amori come tutti, invece non andavo mai alle feste di compleanno perché sentivo di più questa frustrazione. Avrei voluto guidare il motorino con la ragazza che amavo, dietro di me, che stringeva il mio corpo. Ma non potevo. Ero terrorizzato. Ero sempre a disagio, in qualunque luogo mi trovassi. Sentivo che non c’era spazio per me così come ero. Non riuscivo a trovare una soluzione. Pensavo solo ad andarmene, a morire per non sentire più quel dolore continuo. Capita che incontri la droga, oppure te la vai a cercare. Io sapevo che stringendo un rapporto con un ragazzo che si drogava prima o poi ci sarei caduto anche io. Perché ero molto fragile. Non ero consapevole che i miei problemi sarebbero aumentati e continuare a vivere sarebbe stato ancora più un inferno. Quando, dopo dieci anni, ho incontrato un uomo che aveva cambiato sesso e mi ha dato tutte le informazioni per poter fare anche io il suo stesso percorso ho sentito una grande forza dentro di me e con le giuste cure (terapia psicologica e farmacologica) sono riuscito ad uscire dall’eroina. Mi sembrava un sogno. Avevo ancora la mia vita tra le mani, non la gestiva più “lei”.

 

6. In famiglia ti hanno aiutato a venir fuori dalla dipendenza dalle droghe?

Dalla dipendenza di eroina mi hanno aiutato a venire fuori: la psicologa del Sert di Caserta, Susanna Simonova (una persona meravigliosa), la mia fede e la determinazione di poter riuscire ad avverare il mio sogno di diventare un uomo. Non ho avuto altre forme di aiuto.

 

7. Quando hai realmente capito che dovevi smettere di assumere sostanze stupefacenti e vivere la tua vita secondo le tue esigenze e pulsioni?

 

Fu durante il Capodanno del 2003. L’ennesimo passato da solo nella mia mansarda a piangere, perché arrivava un nuovo anno e niente era cambiato. Avevo 28 anni. Quella sera ero lucido, non avevo assunto droga. Accesi il computer e cercai una soluzione su internet. Volevo diventare un uomo e basta, non mi importava più della reazione degli altri e della mia famiglia. Sapevo che mi drogavo perché non accettavo la mia situazione. Ma nessuno sapeva cosa fossi, neanche io. Tutti pensavano che fossi omosessuale ma io non mi vedevo donna che amava altre donne, mi vedevo come uomo. Ricordo ancora il giorno in cui iniziai le mie ricerche su internet, siano benedette tutte le persone transessuali che lasciano i loro recapiti e sono attive e visibili. Io, grazie ad alcuni di loro, ho potuto sapere che c’era una soluzione, che la mia vita non era finita.

 

8. Raccontaci del percorso di transizione che hai effettuato per diventare Simone. Quali sono stati i momenti più difficili e quelli in cui ti sei sentito maggiormente motivato?

 

I momenti più difficili sono stati sicuramente i primi interventi. Ricordo quando ho fatto l’isterectomia ero ricoverato in un reparto femminile. Avevo iniziato da un anno la terapia ormonale quindi la mia bella barba era molto visibile. Per fortuna avevo una stanza privata, ma non uscivo neanche per andare al distributore delle bevande. Non c’era nessun familiare vicino ed il momento di entrare in sala operatoria ricordo che fu molto angosciante per me. Anche se dentro ero spinto da un’unica frase: “Non puoi fare diversamente, questo è tutto ciò che hai sempre desiderato”. Poi con le altre operazioni fu un po' più facile, ero sempre più temprato. Il momento più bello fu quando feci la mastectomia e mi risveglia piatto, senza più il seno. Finalmente potevo iniziare a camminare nuovamente dritto per il mondo.

 

9. Dopo l'operazione, hai avuto relazioni? Quanto sono state importanti per te nel percorso di affermazione della tua nuova identità?

 

Sono state fondamentali. Sono stato  molto amato e mi ritengo fortunato. Questo ha permesso di vivere meglio il mio nuovo corpo. Anche se la parte più grande aspettava a me. Io dovevo sentirmi bene con quello che avevo, dovevo fermare questa corsa accanita verso il voler diventare un uomo perfetto. Non è la realtà e se non ci fai i conti sarai sempre infelice, non basteranno relazioni e conferme esterne.

 

10. Hai girato un film sulla tua storia e sulla tua vita con My Nature. Cosa ti ha spinto a metterti a nudo e a raccontare così apertamente agli altri la tua esistenza, il difficile momento che hai vissuto in relazione alle droghe e, infine, la tua meravigliosa rinascita?

 

La motivazione sta nel valore ‘universale’ che questa storia personale presenta. Perché non è solo una storia di un cambio di sesso che può interessare/incuriosire anche un pubblico ampio ma che alla fine è limitata o già sentita. Alla base c’è necessità di rivendicare se stessi, non solo fisicamente ma come essere umano, al di là delle costruzioni sociali in cui spesso ci sentiamo ingabbiati. Questa storia ci permette di parlare di transessualità e tossicodipendenza, ma ampliando il discorso a qualcosa in cui tutti possono riconoscersi. Dobbiamo imparare ad essere più coraggiosi, avere fede significa avere fiducia nella vita e questa ripaga sempre, ma l’azione possiamo farla solo noi.

Il messaggio alla base del film è che si può essere felici solo rispettando la propria natura, ovvero rispettando profondamente se stessi. Nel film il concetto di natura non è il dato biologico, bensì ciò che ci identifica in quanto esseri umani. Abbiamo aperto una pagina Facebook “My Nature” per chi, mettendo un like, vorrà essere aggiornato sui prossimi passi del film. Non finirò mai di ringraziare abbastanza i registi del film, Massimiliano Ferraina e Gianluca Loffredo (che è anche il produttore) per aver creduto, quanto me, che questa storia andava raccontata. Il mio sogno è che questo film riesca a dare un po’ di fiducia e speranza…come una carezza.

 

11. Cosa diresti a chi, come te, vuole intraprendere un percorso di cambiamento di gender?

Prima di tutto, entrare in uno spazio di amore verso se stessi. Sentire che questo amore spazza via ogni paura e senso di vergogna. Sentire che questa diversità è un dono non una punizione. Andare oltre alla mente ristretta della maggioranza di persone e puntare su una buona fetta di umanità che fa il tifo per noi.

Dopodiché, suggerisco di osservare profondamente quali sono le motivazioni e poi farsi accompagnare, scegliendo un terapeuta che ci comprende, così come è successo a me, e che non sia chiuso nelle proprie convinzioni. E’ importante avere consapevolezza di tutto quello che avverrà con le operazioni, informandosi e vedendo dei video. E’ un percorso che richiede forza, coraggio e determinazione. Ma se è la verità, se è quello che vogliamo, se non è possibile vivere una vita diversamente, tutto uscirà da dentro di noi per poter portarci a realizzare il sogno di seguire la nostra natura.

 

 

Letto 1519 volte Ultima modifica il Giovedì, 18 Agosto 2016 15:20
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Daniela Caruso

Sono laureata in Culture Digitali e della Comunicazione (triennale) e Comunicazione pubblica, sociale e politica (magistrale). Sono appassionata di manga, tecnologia e make-up. Canto da quando avevo 6 anni e amo particolarmente il genere goth-metal. 

Attualmente coordino il progetto LeiDonnaweb e mi occupo della gestione dei social media del sito.

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