11 Feb

Curiosità sul Carnevale: origini, tradizioni, dolci ecc

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Cosa (forse) non sappiamo del Carnevale. 

Coriandoli, stelle filanti, maschere e parrucche: il carnevale è un tripudio di allegria e colori, sia per i piccoli che per i grandi. Ma ci siamo mai chiesti quali siano le motivazioni di questa festa? Abbiamo mai pensato al fascino della maschera che non copre, ma genera un'altra identità? Ci siamo mai soffermati sui ghigni beffardi appesi ai carri allegorici? Proviamo a dare qualche spiegazione.

Quali sono le origini del Carnevale?

Il Carnevale ha origini molto discusse; c'è chi afferma che affondi le sue radici nei saturnali romani, ovvero lunghi cicli di feste popolari durante i quali veniva sovvertito l'ordine sociale: gli schiavi erano temporaneamente liberi e venivano consumati banchetti e sacrifici agli dei. Altri pensano alla Babilonia antica, altri ancora alle antesterie greche.

Perchè ci travestiamo? 

Nei saturnali romani veniva eletto un "princeps", una sorta di caricatura della classe nobile, al quale si conferiva temporaneamente ogni potere. Egli era vestito con una buffa maschera dai colori sgargianti; si trattava della personificazione di una divinità infera (Saturno o Plutone) preposta alla custodia delle anime dei defunti, ma anche protettrice delle campagne e dei raccolti. Si pensava che tali divinità, uscite dalle profondità del suolo, vagassero in corteo per tutto il periodo invernale e che dovessero quindi essere placate con l'offerta di doni e di feste in loro onore, nonché indotte a ritornare nell'aldilà dove avrebbero favorito i raccolti della stagione estiva.
Insomma, il fascino della maschera sembra essere legato in qualche modo agli inferi... e pensandoci bene anche Arlecchino ha tutta l'aria di un piccolo diavolo.

 

maschere-carnevale-2013

 

Perchè si organizzano sfilate di carri allegorici? 

Un'interessante spiegazione può essere rintracciata nell'antica Babilonia dove, poco dopo l'equinozio primaverile, veniva attualizzato il processo originario di fondazione del cosmo (descritto miticamente dalla lotta del dio salvatore Marduk con il drago Tiamat). Durante queste cerimonie si svolgevano cortei nei quali erano allegoricamente rappresentate le forze del caos che contrastavano la ricreazione dell'universo. Questo periodo, che si sarebbe concluso con il rinnovamento del cosmo, veniva vissuto con una libertà sfrenata e un capovolgimento dell'ordine sociale e morale.
Quello babilonico, comunque, è soltanto un esempio: anche presso altri popoli (indoeuropei, mesopotamici, ellenici...) erano diffuse cerimoni simili, aventi valenza purificatoria. Esse dimostrano il bisogno profondo di rigenerarsi periodicamente abolendo il tempo trascorso e riattualizzando la cosmogonia.

Perchè si chiama "carnevale"?

L'etimologia della parola ha a che fare con l'avvento del Cristianesimo, il quale modificò gli aspetti più "peccaminosi" delle antiche cerimonie allegoriche, riconducendoli al periodo di attesa della Quaresima. La parola Carnevale deriva dal latino "carnem levare", ovvero "togliere la carne". Secondo la dottrina cristiana, il cosiddetto Tempo di Carnevale costituisce infatti una preparazione alla Quaresima, la quale prevede l'astinenza dalle carni.

Perchè finisce con un "martedì grasso"?

Il cosidetto martedì grasso (che quest'anno è il 12 febbraio) precede il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima. E' detto "grasso" poichè, dato che corrisponde all'ultimo giorno prima del digiuno penitenziale della Quaresima, la tradizione voleva che in questa giornata venissero consumati tutti i cibi più prelibati rimasti in casa: carne, pesce, uova e latticini.

Perchè si mangiano le "chiacchiere"? 

Vista l'incredibile varietà di nomi per questi tipici dolci fritti, non si conosce esattamente l'origine della parola: infatti, solo in Italia, ci sono più di 40 modi diversi per chiamarli: bugie, struffole, cioffe, crostole, frappe e chi più ne ha più ne metta. Nel cosiddetto "italiano standard" sono nominate "chiacchiere" e potrebbe essere un riferimento alla loro estrema facilità di preparazione (vedi la ricetta), risalente forse all'epoca romana: se ne potevano preparare moltissime con pochi ingredienti, proprio come le chiacchiere.

 

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Michela Cartot

Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio” diceva Kafka.  

Mi chiamo Michela Cartot, cognome che tutti sbagliano nei modi più inconsueti: colpa di una qualche origine francese, che contribuisce a farmi sentire una commistione di inquiete personalità, che trovano sfogo in parole su fogli, lettere su carta. Amo tutto ciò che riguarda la scrittura. Scrivo da parecchi anni racconti e saggi e negli ultimi tempi sto lavorando ad un breve romanzo.

Mi ritengo una persona attiva, creativa, curiosa e capace di organizzare il proprio lavoro in modo puntuale ed autonomo. Inoltre il mio amore incommensurabile per la letteratura e l'arte, da Petrarca a Italo Calvino, da Caravaggio a E.L. Kirchner, mi porta a ricercare sempre nuovi orizzonti e ad offrire diversi tagli al mio scrivere, al mio essere.

Nel tempo libero suono la chitarra, disegno, parlo a me stessa in lingua straniera; per il resto sogno una vita appagante, dei viaggi, qualche ritorno.  

Per riprendere Kafka, spero di non invecchiare mai in quel senso. Per quanto riguarda la vecchiaia naturale, beh, quella ben venga.