31 Lug

Vizi e rivalità a lavoro, quando l'ufficio diventa ostile

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Si sente parlare sempre più spesso delle difficoltà che oggi s'incontrano nel trovare un impiego finendo per trascurare quello che invece succede a chi un posto si lavoro ce l'ha , le dinamiche in un ufficio, le relazioni con i colleghi. 

Che tu l'abbia meritata o che ci si sia finito per caso, anche e soprattutto grazie alla buona parola messa su di te da un amico, una volta guadagnata la posizione non è sempre così facile essere un nuovo, essere uno dei nuovi.

 Così una volta superata la disperata fase della ricerca di opportunità ne inizia un'altra, molto molto più ardua, l'adattamento e l'accettazione. La gerarchia della professione talvolta è spietata con i neoassunti. Critiche , derisioni, accuse, denunce, frullano dalla porta accanto a quella del direttore. La prima settimana può risultare davvero un incubo per l'ultimo arrivato. Solitamente viene oberato a sua insaputa di mansioni. Quando cerca di stringere relazioni con i colleghi questi gli si affibbiano immediatamente etichette, marchi, immagini , idee , ridicole e talvolta offensive; quando al contrario si mostra riservato e inoffensivo il rischio è l'isolamento, l'emarginazione. Al povero non resta che ignorare, continuando tra una battuta , una provocazione e l'altra a fare il proprio lavoro. E' davvero sbalorditivo come chi lavori per anni nello stesso posto di lavoro possa ostacolare l'ingresso ai nuovi.

Ma cosa c'è di così terrificante nell'opportunità di una nuova collaborazione quando lavorare insieme per una stessa azienda dovrebbe significare essere una grande squadra? La paura di essere superati, di non essere più visti come i migliori, la paura di un confronto , del più o meno bravo difronte agli occhi del superiore, gli occhi del capo. Allora prima di ricorrere al riparo, prima che la nostra immagine venga minimamente intaccata da quella del nuovo collega , lo si attacca, si denigra il suo lavoro colpendolo direttamente nell'autostima. Messo alle strette, con le spalle al muro, rieccolo nella lotta per la riconquista della stima, la fiducia, prima verso sé stesso e poi verso gli altri. Quando si è sicuri delle proprie capacità, competenze, si accetta la sfida e  ne si esce come vincitori e non vinti, al contrario quando si è fragili e deboli di carattere gli altri diventano il meglio, il più appropriato, il massimo, e tu la nullità.

Quando il sipario rivolto al pubblico è chiuso dietro si celano inimicizie, falsità, competizione, oltre alla spietata gara per conquistarsi, ingraziarsi il capo. E anche qui il carattere può avere la peggio e o la meglio. Fare il leccapiedi è un talento naturale , non ci sono scuole per questo e lì si che si rischia di essere superati e brillare meno rispetto agli altri. Ma è anche vero che chi non è capace di farlo ha altre armi da sfruttare, prima di cadere così in basso. Qualcuno diceva che il lavoro fa l'uomo libero, è vero, ma solo se non ci si lascia andare, solo se si rimane delle proprie convinzioni, solo se paradossalmente si lotta per essere e rimanere sé.

 

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Letto 1299 volte Ultima modifica il Sabato, 01 Agosto 2015 11:16
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Grazia Spano

Nasce nel capoluogo siciliano il 24 Febbraio del 1983, si laurea presso la facoltà di Scienze Politiche di Palermo indirizzo Studi giuridici comunitari internazionali. Attraverso la partecipazione a convegni e meeting poi ha da sempre sostenuto attivamente in collaborazione con Amnesty International la promozione dell'abolizione delle torture ,delle mutilazioni genitali femminili , e di ogni altra forma di violazione dei diritti umani dedicando la sua prima tesi allo stupro come arma di guerra, come crimine internazionale. Parla italiano , inglese, francese e russo e la sua passione è la scrittura.Tra i suoi contributi,inoltre un trattato di sociologia della devianza "BDSM vite al confine" frutto dell'osservazione e dell'impegno nella ricerca nell'ambito del fenomeno dell'erotismo estremo.

Sito web: www.facebook.com/grazia.spano.104