17 Dic

Alessandro Mannarino cantastorie di amori

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Innovativo, stravagante, insolente, esilarante, imprevedibile e accattivante: Mannarino 

Questi sono solo alcuni dei mille aspetti della musica di Alessandro Mannarino, esordiente cantautore romano, che sta cavalcando incessantemente negli ultimi due anni i palcoscenici musicali e televisivi (è stato autore della sigla di Ballarò e interprete di un ruolo nel film “Tutto l’amore del mondo”).

Le sue canzoni richiamano storie lontane, ballate popolari, uscite con gli amici, pianti d’amore, il rumore del vento sulla pelle, il brivido di un’emozione che ci sfiora per abbandonarci immediatamente dopo…

Nei suoi dischi ritroviamo tanti piccoli specchi in cui rifletterci, dal “Bar della rabbia”, in cui gli incostanti, i ribelli ritrovano una loro descrizione stessi, a “Statte zitta” la più dolce ballata d’amore degli ultimi tempi, un amore pieno, sanguigno, ma anche sgarbato e sofferto, a “Vivere la vita” un inno alla vita stessa e un invito al "carpe diem’’.

Sono storie di sbronze, di botte e di passioni. Ma anche di morte. Perché, secondo lo stesso Mannarino, il filo del suo ultimo disco (Super Santos) è proprio "il bisogno di una ipotetica fine del mondo per parlare di altre piccole fini del mondo, personali e intime". 

Ma forse ancor più amara è la conclusione della "Serenata silenziosa", sussurrata in punta di voce, per ricordarci che "questo è er tempo in cui chi ce guadagna è chi sta zitto". L'apocalisse è vicina, insomma, ma almeno ci sarà la consolazione che "le lacrime dell'inferno servono a qualcosa, nutrono la terra e fan crescere una rosa", come recita il valzer accorato di "Merlo Rosso", cantata in duetto assieme alla voce suadente di Claudia Angelucci.

Celebri sono i suoi concerti, intesi non come una classica riproduzione live di un disco, ma proprio come spettacolo, intrattenimento, coinvolgimento, divertimento allo stato puro.

 

 

I suoi stornelli (romaneschi alcuni) sono un ceffone in faccia alla società moderna, ai radical snob, per dimostrare che la semplicità non è sinonimo di banalità, ma proprio in quella sta il segreto della felicità, insomma lo slancio del cuore conta più della forma.

Il tutto forse è legato alle sue origini di ragazzo di borgata, nei cui vicoli immaginava passeggiare una Gabriella Ferri, in cui venivano intonate le poesie musicate di De Andrè, in cui le influenze cosmopolite convergevano tra loro nei vari incroci delle strade.

Questo è Mannarino, tutto e niente, serio e divertente, profondo e scontato; la sua particolarità risiede nella sua anima eclettica e istrionica.

E noi non possiamo fare altro che farci guidare dalla sua musica…

 

Letto 8313 volte Ultima modifica il Lunedì, 28 Gennaio 2013 17:01
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Francesca del Monaco

Neo laureata in giornalismo, ancora incerta sul mio futuro, desiderosa di tutto.

Visitare il mondo, viaggiare per un anno intero, coltivare le mie passioni, acquistare centinaia di scarpe e borse da conservare in una cabina armadio all'altezza di Carrie Bradshaw, smettere di fumare, avere una love story con una rock star, fare un corso di fotografia, imparare a cantare (per la gioia di chi assiste alle mie performance canore), tatuarmi dappertutto, scrivere un libro…

E questo è solo l’inizio della mia lunga lista.