02 Dic

Parto forzato per donna italiana in Gran Bretagna, il bimbo dato in adozione

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Una storia decisamente destinata a suscitare le opinioni contrastanti dell'opinione opinione pubblica quella di cui ci giunge notizia dall'Inghilterra, dove una donna italiana sarebbe stata costretta a partorire anzitempo perché considerata mentalmente instabile. Il fatto sarebbe avvenuto nel mese di giugno dello scorso anno. La donna, della quale non è stato rivelato il nome, arrivò in Inghilterra per prendere parte ad un corso di formazione di Ryanair, famosa compagnia di volo, presso l’aeroporto di Stansted a Londra.  In un alloggio nei pressi dell'aeroporto dove la donna sostava è accaduto l'episodio che avrebbe cambiato la sua vita. 

 
Convinta infatti di aver perso il passaporto delle sue due figlie, avrebbe chiamato la polizia in stato di grande agitazione e panico. Uno stato spiegato poi dalla madre della donna come conseguenza di un disturbo bipolare che si era accentuato in quanto aveva smesso di prendere i farmaci che le erano stati prescritti. Sembra che da questo momento in poi la polizia abbia condotto la donna presso i servizi di igiene mentale dell'Essex che, dopo 5 settimane di comportamenti per loro inspiegabili da parte della donna, avrebbero deciso (poiché incinta) di farla partorire in anticipo, sedandola completamente, e dando il bebè in adozione.
 
Alla donna italiana non è stato dato neppure il permesso di vedere il suo bambino. Ragion per cui immediata è partita la battaglia legale da parte del deputato liberaldemoctratico John Hemming, che vuole sollevare la questione nel parlamento inglese. L'uomo ha dichiarato:
 
"La prima domanda da porsi è come mai non sia stata fatta rientrare in Italia mentre era incinta. La giurisdizione resta del Paese in cui la persona ha la residenza abituale".
 
Nel frattempo le autorità italiane che stanno procedendo a delle opportune verifiche hanno precisato che la donna non si rivolse al Consolato. Il Console generale d’Italia, Massimiliano Mazzanti, ha dichiarato: "A suo tempo la signora non ritenne di attivare il consolato, decidendo di rientrare in Italia e di affidarsi al tribunale di Roma". 
 

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Simona Vitale

Nata a Napoli nel 1982, amo la cultura, la legge e il giornalismo. Laureanda in Giurisprudenza, mi divido fra le mie grandi passioni sia nel lavoro che nella vita. 

 

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