30 dicembre 2012: muore Rita Levi Montalcini e con lei se ne va un pezzo di storia italiana, un motivo per il quale il nostro paese poteva sentirsi orgoglioso, fiero di essere la patria di una donna che con la sua intelligenza e determinazione ha saputo raggiungere i suoi obiettivi in un epoca nella quale il sesso femminile non aveva di certo le possibilità e l’indipendenza che possiamo dire di aver raggiunto oggi dopo tanti sforzi. Rita Levi Montalcini ha dimostrato come la costanza e la volontà siano due elementi fondamentali ed essenziali per il raggiungimento di uno scopo.
Nacque in una famiglia ebrea nella quale erano ben percettibili le concezioni vittoriane sul ruolo della donna che doveva semplicemente aspirare al ruolo di moglie e madre modello, ma nonostante ciò la Montalcini si iscrisse all’Università di Torino dove cominciò a studiare medicina intraprendendo anche studi sul sistema nervoso che condusse poi per tutta la vita.
A causa della sua origine ebrea fu oggetto di persecuzioni costretta ad emigrare dapprima in Belgio poi Firenze ed infine negli Stati Uniti dove vi restò per ben 30 anni.
Ed è proprio li che attraverso studi approfonditi arrivò alla scoperta e all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa, una scoperta che le varrà il premio Nobel per la medicina nel 1986.
In un’intervista degli ultimi anni una domanda alla quale rispose fu se avesse avuto dei rimpianti nella sua vita da ultracentenaria e la sua risposta fu un NO deciso, bhè, come biasimarla: una donna con un coraggio ed una fermezza da fare invidia a chiunque, non poteva che essere fiera delle sue scelte e dei suoi traguardi.
Penso che ognuno di noi dovrebbe guardare a questa grande donna e prenderla ad esempio perché non è stata solo un genio della scienza bensì una dimostrazione di emancipazione e di ingegno, una neurologa che ha studiato la complessa macchina che è la nostra mente, una donna che era la mente di questo paese.