Federica Pocaterra

Federica Pocaterra

"Ho il carattere tipo delle donne. Lo sono nella mia totalità: insieme alle debolezze alterno gli alti e bassi, dettati dalla lunatica predisposizione femminile! Le mie passioni sono pressoché quelle stereotipate di noi donne: shopping, scarpe, make-up, outfits, gossip, tendenze, cucina, cura della persona e tanto altro. Praticamente gli ingredienti di contorno della dieta della femminilità. 

Mi piace scoprire cose nuove, ed è per questo che i viaggi mi appassionano anche solo immaginarli. 

Adoro scrivere. Qualsiasi cosa - E come adolescente DOC tenevo dei diari, ancora ben custoditi nel cassetto, dove incameravo piano piano le passioni odierne. 

A scuola sono sempre stata la sarcastica di turno e a tal proposito, infatti, faccio uso spropositato di stupefacenti quali l’umorismo in pillole. Grandi dosi che però non provocano mai assuefazione. 

Mi definisco divertente; alla mano; solare e un buono scrigno di consigli di qualsiasi genere!

Cerco nelle persone e nelle esperienze di tutti i giorni le schegge mancanti del mio bicchiere, scagliato per terra dalla mia totale mancanza di pazienza nel capire se era mezzo vuoto o mezzo pieno… Sintomatica reazione a un carattere lunatico di una donna!

In generale sono prima di tutto questo: una donna. Il che contiene di per sé tante mille sfaccettature "

I profumi che hanno fatto storia 

Profumo
[pro-fù-mo] s.m 
Odore gradevole emanato da sostanze naturali o artificiali.
Miscela di essenze odorose di origine vegetale (olî essenziali), animale, opp. sintetiche opportunamente dosate così da ottenere un odore piacevole e caratteristico, e usate sotto forma di soluzioni alcoliche.

Un profumo può accogliere in sé diverse quantità delle materie di base e creare note profumate differenti. Queste note vengono chiamate note olfattive e servono a descrivere gli odori che possono essere percepiti al momento dell'applicazione di un profumo. Le note olfattive vengono divise in tre classi:
note di testa: l’odore percepito immediatamente dopo l'applicazione di un profumo.
note di cuore: l'odore che emerge non appena si dissolvono le note di testa.
note di fondo: l'odore che rimane più a lungo e che caratterizza maggiormente il profumo.

Nel corso degli anni, dal principio di commercio dei profumi, alcuni di questi hanno fatto la storia e meritano di essere ricordati come quelli un po’ capostipite. Per questo Accademia del Profumo
ha intrapreso un viaggio nel mondo delle fragranze proponendoci così i migliori di sempre:

 

COLOGNE N° 4711, 1792
E’ un classico tra i classici ed è anche il profumo più vecchio ancora in commercio. Si racconta che la formula venne creata da un monaco come dono di nozze per un certo Wilhelm Mulhens che cominciò a produrre la fragranza. Ebbe subito un grande successo e fu ribattezza Eau de Cologne dai soldati francesi. 4711 è il numero civico del palazzo dove Mulhens distillava la sua fragranza aromatica. Lui era l’unico autorizzato a miscelare gli ingredienti.
Note di testa: bergamotto, limone, arancia, petit grain
Note di cuore: neroli, rosmarino, rosa
Note di fondo: muschi

 

MITSOUKO, Guerlain 1919
La parola Mitsouko è il nome dell'eroina del racconto di Claude Farrère “La bataille”: storia ambientata in Giappone durante la guerra russo-giapponese, racconta l'amore impossibile fra un ufficiale inglese e Mitsuoko, la moglie di Tōgō Heihachirō. Da ciò l’ispirazione per il profumo creato da Guerlain nel 1919 tutt’oggi in commercio.
Note di testa: bergamotto, limone, mandarino
Note di cuore: neroli, rosa di maggio, gelsomino
Note di fondo: vaniglia, patchouli, muschio di quercia, labdanum

 

 

CHANEL N° 5, Chanel 1921
Surclassato per maggiori vendite al mondo da J’adore. fu la prima fragranza voluta da Coco Chanel: “N° 5” perché per caso fu il quinto campione che Ernest Beaux, un famoso naso dell’epoca, le presentò. “Voglio dare alla donna un profumo creato come un vestito”, diceva Mademoiselle Chanel… E Marilyn Monroe evidentemente prese questa frase alla lettera tanto che durante un’intervista confessò ad un giornalista che per andare a dormire “indossava” soltanto due gocce di Chanel N° 5.
Note di testa: bergamotto, limone, neroli di Grasse, aldeidi
Note di cuore: gelsomino di Grasse, rosa di maggio, ylang-ylang delle Comore
Note di fondo: vaniglia, sandalo, vetiver Bourbon, ambra, iris

 

ARPÈGE, Lanvin 1927
Madame Lanvin creò Arpège, che letteralmente significa arpeggio, per la figlia Marguerite, una provetta musicista che non a caso scelse questo nome per il profumo. Una fragranza che racchiude l’amore di una madre per la propria figlia, simbolo dell’amore più autentico e inscindibile di tutti i tempi. Entrambe sono ritratte sul flacone che danzano al suono di una dolce musica.
Note di testa: aldeidi, bergamotto, neroli, pesca
Note di cuore: gelsomino, rosa damascena turca, mughetto, ylang-ylang
Note di fondo: sandalo d’India, vaniglia, tuberosa, vetiver

 

JOY, Jean Patou 1929
Insieme a Chanel N°5 e Arpège, è uno dei migliori profumi femminili di tutti i tempi, ma è passato alla storia grazie al titolo di profumo più costoso al mondo. Jean Patou lo lanciò sul mercato nel 1929, subito dopo la grande depressione e ne fece un simbolo di rivincita su quegli anni bui. Elegante e pregiato il flacone, rare e lussuose le essenze: per farne 30 ml occorrono 10.600 fiori di gelsomini e 28 dozzine di rose, dettagli che in parte giustificano la sua fama.
Nota di testa: aldeidi, pesca, foglie verdi
Note di cuore: rosa bulgara, gelsomino, ylang-ylang, tuberosa
Note di fondo: legno di sandalo, muschio, zibetto

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“Grazie ‘inserire grado di parentela/persona a vostra scelta’ per questa splendida trousse! Non sembra per niente presa sulle bancarelle avendo un marchio giappocinesecoreano! Chissà quanto l’avrai pagata! Ma non dovevi! … “

…Ben detto! Non dovevi! Perché comprandomi un prodotto del genere mi inviti con piacere a contrarre qualche irritazione sulla pelle! Della serie “ciambelloni intorno agli occhi: tratto da una storia vera” o “la ragazza chiazza: il film”.
Se fortunatamente avete ricevuto cosmetici affidabili, buon per voi. Per coloro che hanno ricevuto una serie di cosmetici dalla visibile scarsa qualità, o per coloro che posseggono grandi quantità di cosmetici, scopriamo se sia il caso di tenerli o meno nel nostro beauty case!

- Dietro i vostri cosmetici, c’è raffigurato un barattolino dove sopra sono scritti dei numeri seguiti da una “M”. La M sta per Mesi, il numero sta per quanti mesi può essere utilizzato. I mesi in cui può essere applicato quel cosmetico partono dal momento in cui lo aprite per la prima volta e lo utilizzate. Sappiate che è un periodo approssimativo, in ogni caso tenete conto che i trucchi in crema hanno una durata inferiore a quelli pigmentati.
- Se una volta applicato il prodotto sentite la pelle pizzicare, o gli occhi prudere, è buona norma togliere il trucco e magari controllare la sua scadenza. Potrebbe essere sintomo di una pelle stanca perché magari avete dormito poco, ma potrebbe anche riguardare una vera e propria allergia o un rigetto di un determinato cosmetico scaduto!
- Tenete sempre i cosmetici in luoghi freschi. Evitate di portarli al mare perché sotto il sole si rovinano prima e rischiano di sprigionare oli che di norma dovrebbero farlo durare ma rischiate così di fargli fare l’effetto contrario.

 


OMBRETTI e CIPRIE: In media durano un anno, alcuni anche di più. Quelli in crema possono durare addirittura la metà del tempo di quelli in polvere.
Il vostro ombretto e la vostra cipria dovrebbero fare un biglietto solo andata per il cestino quando:
1. Si forma una patina scura e opaca sopra. (cosa che può anche succedere se magari il pennello che avete usato era inumidito)
2. Emana un odore, quasi acido, differente da quando l’avete aperto per la prima volta.
3. Non possiede più la sua compattezza ed è più polveroso. Perciò, quando lo andate ad applicare, non riuscite a stenderlo in modo omogeneo e forma delle chiazze.

ROSSETTI: La loro durata dipende dalla loro composizione. Possono durare anche più di un anno. Alcuni gloss a lunga durata possono durare anche solo dei mesi. Essendo cosmetici in crema, sono una calamita per i batteri. Tenetene sempre cura e cercate di non prestarli a destra e a manca.
Il vostro rossetto deve fare le valigie per il cestino quando:
1. La sua consistenza è cambiata e risulta più liquida, granulosa o appiccicosa da come risultava prima.
2. Presenta macchie di colore scuro.
3. Emana un odore acido.

MATITE: La durata delle matite varia per il solito discorso della loro composizione. Vi accorgete subito quando una matita non va bene al vostro occhio perché se l’applicate all’interno dell’occhio e pizzica va immediatamente cambiata o gettata.
La vostra matita raggiunge dritta dritta il cestino senza passare dal via quando:
1. Emana odore cattivo.
2. Non colora più. Sappiate che le matite non vanno spinte per far si che colorino. Se dovete farlo non è più una matita che adempie al suo lavoro di make up!

FONDOTINTA e CREME: la durata del fondotinta di solito è di un anno. Qui c’è da stare molto attente. Perché è un prodotto che viene applicato ed esteso su tutta la pelle del viso. Perciò, se vecchio o scaduto, potrebbe causare un’irritazione coi fiocchi.
Il vostro fondotinta fa un salto mortale nel cestino quando:
1. Se agitato prima dell’uso (cosa da fare sempre prima della sua applicazione) presenta ugualmente striature e non un colore omogeneo.
2. Emana un odore sgradevole.
3. Se il prodotto trasuda liquido oleoso sulla superficie o risulta grumoso. Ciò significa che gli ingredienti della formula si stanno separando perdendo così la sua funzionalità.

SMALTI: La durata dello smalto dipende soprattutto dalla manutenzione dello stesso. Sbattete gli smalti prima dell’uso. Se vi capitano sotto mano per caso ma non dovete usarli, sbatteteli comunque. Richiudeteli sempre per bene e ogni tanto ripulite l’avvitatura del collo della boccetta.
Il vostro smalto va al patibolo nel cestino quando:
1. Anche diluito con l’acetone o il diluente la sua consistenza è pastosa e risulta quasi impossibile stenderlo.
2. Il pennellino è rovinato e secco e vi impedisce di applicare lo smalto sull’unghia.

Ora passate in rassegna i vostri cosmetici e cercate di eliminare quelli che presentano le situazioni qui sopra descritte. Ricordate che ogni cosmetico se tenuto con cura può avere una durata e una funzionalità maggiore della norma. Tenete la sacchetta dei vostri trucchi, le trousse e i beauty case in luoghi freschi e asciutti. Evitate di esporle a fonti di calore e mi raccomando, diavolette, non riciclate il regalo scadente!

 

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Se c’è qualcuno per cui i nostri partner debbano essere gelosi, è spesso e volentieri una formidabile coppia di amanti, come attesta Bridget Jones, chiamati CIOCCO e LATO.

Ci conquistano con quell’odore così intenso e fumante, con quel gusto unico che impazza le papille gustative.

Sotto forma di cioccolatini, fondute, merendine e dell’insormontabile Nutella, c’è tutto un universo di dolcezza e passione che riesce a migliorarci la giornata e che a volte, ahimè, ci impedisce di tornare nei nostri jeans. In ogni occasione c’è sempre un elemento ridondante al cioccolato che ci accompagna tutto l’anno:

All’Epifania c’è n’è una calza piena.

A San Valentino le scatole di cioccolatini sono un classico per gli affettuosi regali.

A Pasqua assume una forma ovale e contiene sorprese.

A Natale che ne parliamo a fare! Proprio sotto le feste natalizie, a parte cene e pranzi in abbondanza, il cioccolato è un pezzo da 90 nelle ricette di fine pasto.

Tutto il resto dell’anno è pur sempre una buona occasione per mangiarne.

Ci piace così tanto il cacao lavorato che a volte ci porta ad averne una voglia insaziabile, la quale spesso e volentieri sfocia nel rimorso per la probabile comparsa di cellulite e aumento di peso… Arrivando così al vertice del luogo comune femminile (e non solo) sull’ingurgitare cioccolato: “Basta. Non la tocco più!”.

Tempo massimo una settimana e gli sforzi vengono vanificati dal maledetto cioccolatino che accompagna il caffè al bar.

C’è proprio qualcosa che induce il nostro cervello nel criticatissimo e dolcissimo eccesso di pensiero e desiderio di una barretta o dolci affini.

E’ senza dubbio il correlato elemento-aiuto di un triste pomeriggio: una sorta di calamita al buonumore.

 

 

Ed è proprio perché sviluppa il buonumore che talvolta ne sentiamo un vero e proprio bisogno. Quando abbiamo l’umore sotto i piedi o siamo solamente sotto stress, nel nostro organismo calano i livelli della serotonina che devono essere reintegrati, ed il modo migliore è per l’appunto mangiare cioccolato. Il motivo principale è perché il cacao contiene il triptofano, ovvero, il produttore principale della serotonina. La serotonina a sua volta libera le endorfine migliorando il tono dell’umore e arginando gli stati depressivi.

Mangiare cioccolato procura al nostro organismo una sensazione di appagamento che ci rende molto più allegri e attivi. Ci aiuta a gestire meglio le ansie e i problemi, fronteggiandoli con uno spirito positivo.

Attenzione, però, perché non è detto che debba essere l’unico e solo rimedio.

Il suo sapore può diventare una vera e propria dipendenza e l’importante è sapersi contenere non esagerando con le dosi.

Non vorrete mica sostituire lo psicologo per poi andare in cerca di un dietologo!

 

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Come vuole la tradizione nostrana, per il capodanno, ci si attiene ad alcuni gesti di buon auspicio per l’anno nuovo.

Per chi non è scaramantico e non ci pensa minimamente a inzuppare le mani nella scodella delle lenticchie per la speranzosa entrata di denaro, si può sempre rispettare il rito dell’indumento rosso che oramai più che rito scaramantico è diventato un must di fine anno. Sfoggiamo l’intimo dal tono vermiglio nelle sue più svariate nuance. Trionfo di pizzi e merletti; cotone, lycra e microfibra; tessuti ricercati e con ricami particolari che rendono d’impatto il risultato finale. Veniamo attirate dalle vetrine dei negozi di lingerie che dedicano addirittura intere collezioni per soddisfare le esigenze di ogni donna: dalla più semplice alla più aggressiva.

Ma vi siete mai chieste il perché del colore rosso? Questo vecchio costume portafortuna affonda le radici addirittura nelle civiltà arcaiche:

Nell’antica Cina, secondo una profetica leggenda, si usa il colore rosso per spaventare il Nìan (la bestia che mangia gli uomini) e allontanarlo dalle future ere.

Ai tempi di Ottaviano Augusto, invece, gli uomini e le donne usavano vesti di colore rosso perché rappresentanti del potere, della forza, del cuore e della fertilità.

Indossare, quindi, indumenti rossi è di buon auspicio. Favorisce la prosperità e fa scudo alle energie negative. La notte di San Silvestro, oltre al programmare e rispettare i buoni propositi, ci si veste di rubino per dare un caloroso e fausto benvenuto al nuovo anno.

Non bisogna necessariamente infilarsi nel tubino, nel maglioncino o nella gonna a tinta unita tantomeno mettersi su il completino intimo rosso se siete portate più per la dinamicità di quello nero. Si può essere rappresentativi con una bella spilla, una manicure, un fiore tra i capelli, un accessorio che risalti e che sia del propizio tono scarlatto.

Un piccolo dettaglio per condire l’anno nuovo con un pizzico di fortuna in più.