Arriva il 17 gennaio sul maxischermo un film destinato ad essere un nuovo successo targato Tim Burton, un regista che conosciamo come uno dei più innovativi ed inconsueti di oggi: la voce fuori dal coro di Hollywood.

Parliamo di Frankenweenie la storia di un’amicizia tra un cane ed il suo padrone, un legame così forte da superare anche la morte e i giudizi delle persone non in grado di capire un affiatamento così intenso. D’altronde sono proprio queste le tematiche principalmente affrontate da questo genio del cinema contemporaneo: la diversità, l’emarginazione, la solitudine.

Burton ha fin da piccolo avuto una visione del mondo estremamente particolare e personale e ciò ha contribuito senza alcun dubbio a far si che lentamente egli costruisse attorno a sé una dimensione parallela che ha impiegato come oggetto dominante dei suoi film.

I protagonisti delle sue opere sono soggetti in contrasto con la società, personaggi non in grado di amalgamarsi al pensiero comune, individui che non vogliono perdere la loro vitalità e unicità riscontrabile essenzialmente nella diversità.

Non è difficile capire quando un film sia diretto da Tim Burton poiché ci sono diversi elementi che contraddistinguono la sua attività artistica partendo dagli ambienti gotici e al contempo surreali visibili in “Alice in Wonderland”, passando per la tecnica d’animazione da lui spesso adoperata ovvero la stop motion riscontrabile soprattutto in “The Nightmare Before Christmas”, e concludendo con i suoi contrasti di colori facilmente percettibili in “La sposa cadavere”.

L’estetica di Tim Burton si fonda su una costante ironia nei confronti dei vizi della nostra società, un indubbio sarcasmo al finto perbenismo e all’ipocrisia delle persone che ci circondano.

I suoi atteggiamenti, molto spesso provocatori, possono essere fonte di curiosità ma al contempo motivo di forti critiche negative verso la sua persona. Ciò che è apprezzabile di questo noto regista è sicuramente la sua coerenza nel tener viva la propria ideologia e nel trasmettere le peculiarità del suo modo di percepire la realtà.

Esibire la propria diversità senza aver timore degli occhi imperscrutabili della gente, sentirsi speciali per quel che si è e non per quello che gli altri vorrebbero: è questo quello che ci insegna Tim Burton.

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