08 Ott

Rush, “Sfrecciare con il cuore e...il piede destro”

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"Più sei vicino alla morte e più ti senti vivo". Parole che risuonano nella mente, parole amare ma allo stesso tempo vere, parole che sfrecciano veloci e arrivano dritte fin dentro le ossa, fino alla meta e al traguardo sempre desiderato. Soltanto con questa citazione si può descrivere una vita al limite della realtà: stravissuta, odiata, amata e dannata. L'esistenza di una persona comune che vive una vita secondo precisi schemi basati sulla ripetizione di esperienze che sono solite nel cammino di un uomo, rappresentano per tutti noi la normalità, una parola completamente assente tra le abitudini malsane dei piloti.

 

Vorrei parlare non di automobilisti qualsiasi ma di temerari guerrieri che si sono battuti in gare epiche, coloro che ci hanno regalato scene indelebili che non rivedremo più in pista. Negli anni '70 scoppiò una battaglia tra il britannico James Hunt e l'austriaco Niky Lauda, i due si danno il tormento fin dai tempi della Formula 3, sono due campioni, la vittoria scorre da sempre nelle loro vene ma presentano un approccio completamente diverso nei confronti della disciplina sportiva che è parte integrante del loro essere.

 

Questo duello è rappresentato fedelmente nel film “Rush”, basato su una sceneggiatura di Peter Morgan che racconta le diversità e la determinazione del giovane donnaiolo Hunt, da una parte e la genialità e la riservatezza di Lauda, dall'altra. Tra i due, per la sua innata bellezza, spicca senza ombra di dubbio James, il classico “Narciso inarrivabile” che fa impazzire tutte le donne. Però, dietro questa sua maschera che presenta un uomo dal carattere irruente e fin troppo sicuro di sé, si cela un carattere debole provato dal fatto che prima delle gare dava di stomaco e si auto-condizionava; mentre in netto secondo piano, abbiamo la figura di Niky che rappresenta l'ombra del suo rivale, descritto da sempre come un “elaboratore elettronico” non solo per la sua incredibile capacità di individuare tutti i difetti della vettura che guidava ma anche perché controllava tutte le sue emozioni cercando una sempre maggiore rigidità nella sua vita, ricercava la perfezione, non bastava mai a se stesso e forse è proprio per questo che è stato tre volte campione del mondo.

 

In un certo senso, però, lui ha sempre invidiato la vita futile del suo rivale basata sulla “parabola del pilota”, ovvero la possibilità di avere approvazione e venerazione da parte di tutti, fino ad avere successivamente un'energia negativa, quasi agonizzante, per poi scendere a compromessi, giungere alla mediocrità per poi arrivare al declino finale: la morte. Nel film vi è una ricostruzione fedele sia delle corse (svolte in Austria, Germania e Regno Unito) ma soprattutto nella scelta del cast, strabiliante la somiglianza tra i personaggi del film e gli attori che sanno farci arrivare attraverso la pellicola delle emozioni che lasciano trasparire la violenza e allo stesso tempo la fragilità di una vita così apparentemente affascinante, ma in realtà densa di rimorsi, tristezza e rancori. L'interpretazione di Chris Hemsworth e Daniel Brühl lascia senza parole: gli attori, con un solo sguardo, sanno comunicare tutta la rabbia e la voglia di arrivare sempre più in alto; molto toccante è la scena nel momento in cui Lauda sente che sta andando incontro ad un pericolo fatale, costretto a gareggiare sul vecchio circuito di Nürburgring dove tra pioggia e fuoco si scatenò un'eclissi tra inferno e paradiso. 

 

In un'era dove il sesso è assicurato e la vita in bilico tra le corse spericolare, Rush non è altro che un affrettarsi, un'affluire della vita che sfreccia veloce per un pilota, prima rosea, stravagante, libera, poi infelice e problematica ma forse é stata proprio la figura di Hunt che non a caso era soprannominato "The Shunt" cioé “Lo schianto” a ricollegarsi al titolo, perché correndo come un fulmine a fatto in modo che il rombo dei motori diventasse un assalto rapido e felice contro il torpore e l'inerzia, non solo dell'auto ma dell'esistenza stessa.


 

 
Letto 2073 volte Ultima modifica il Martedì, 08 Ottobre 2013 14:11
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Valentina Mocciaro

Immaginazione, creatività e simpatia sono le tre parole chiave che delineano al meglio il mio carattere. Estroversa, Carismatica ma anche abbastanza lunatica, potrei definirmi come "Dottor Jekyll e Mr. Hyde": due anime che vivono all'interno dello stesso corpo.

Nata sotto il segno dei Gemelli e meglio conosciuta come "Mocci" sono sempre stata etichettata come "Imitatrice" infatti, ancora oggi, mi cimento in interpretazioni comiche che spesso culminano con le fragorose risate dei miei amici.

Le mie passioni sono variegate e presentano mille sfaccettature diverse: adoro ginnastica artistica ma anche l'hip hop,i viaggi e la lettura,il pop e il rock,il doppiaggio e il teatro,il gossip e lo shopping.

Una delle mie passioni,che lega insieme tutte queste sfumature è proprio la scrittura.

Adoro scrivere perchè riesco a trasformarmi in ciò che desidero,quando e come voglio. Posso sentirmi libera in qualsiasi luogo,a qualsiasi ora della giornata pur rimanendo in una stanza. La scrittura è una terra che si rigenera,un continente inesplorato e grazie ad essa posso entrare in contatto con tante persone e attingere a nuove fonti di sapere. 

Sito web: https://www.facebook.com/valentina.mocciaro