06 Nov

Bella addormentata, quando il ciak mette in moto le emozioni

Scritto da  Laura Paccone

Non lasciatevi ingannare dal titolo perché Bella Addormentata, il film diretto da Marco Bellocchio e presentato all’ultima mostra del cinema di Venezia, non è una fiaba in cui si narra di personaggi che “vissero felici e contenti”.

Presentato alla mostra del cinema di Venezia il film di Marco Bellochio.

 

 

Tre storie parallele per ripercorrere i confronti e gli scontri che hanno animato l’opinione pubblica durante gli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro

Con grande garbo e maestria, Bellocchio è riuscito a portare sul grande schermo uno dei temi più disquisiti negli ultimi anni: l’eutanasia

Il caso di Eluana Englaro, vissuta per diciassette anni in uno stato vegetativo fino al momento della morte sopraggiunta a causa della sospensione dell’alimentazione artificiale, funge da cornice per un dramma corale attraverso il quale il regista, senza mai svelare il proprio punto di vista, fotografa lo scontro ideologico in merito alla questione dicotomica vita-morte. 

Servendosi di tre storie parallele, Bellocchio ricostruisce lo scontro politico e religioso che ha scisso l’opinione pubblica durante gli ultimi sei giorni di vita della giovane Englaro. 

Attraverso personaggi animati da sentimenti contrapposti, lo spettatore è indotto ad interrogarsi sul significato della morte, laddove il corpo privo di funzioni e capacità altro non è che lo scrigno dell’anima. 

Il film non ha la velleità di essere la trasposizione cinematografica della vita di Eluana Englaro, ma mette a nudo i sentimenti dell’uomo al cospetto di una scelta tormentata: staccare o no la spina? 

Un’espressione forse troppo rude e riduttiva per descrivere la scelta che si è chiamati a compiere, nel caso in cui la “vita” di una persona a noi cara dipende dal funzionamento di una macchina. 

Questo è il quesito intorno al quale gravitano i tre episodi contemporanei. 

Emblematico, in merito, è il personaggio interpretato da Toni Servillo. Un deputato in piena crisi di coscienza, chiamato a scegliere tra la sua fede laica e la filosofia del partito, proprio lui che ha contribuito a mettere fine alla sofferenza della moglie malata terminale. 

Un’esperienza di vita che lo ha allontanato dalla figlia (Alba Rohrwacher) attivista ultracattolica, che manifesta davanti alla clinica dove è ricoverata Eluana per difendere il sacro valore della vita. Diametralmente opposta la reazione di una madre, il cui volto è quello di Isabelle Huppert

La sua quotidianità è scandita dalla preghiera e dalla speranza affinché la figlia, in coma irreversibile, possa un giorno risvegliarsi. Una madre che sceglie di annullare la propria esistenza per tenere in vita, con la fede, la figlia ridotta ad uno stato vegetale anche a costo di sacrificare l’affetto per il figlio e l’ex marito. 

Un atteggiamento opinabile ma che merita di essere rispettato. 

Infine, Maya Sansa alias “Rossa” vorrebbe mettere fine ad una vita consumata dalla dipendenza da metadone ma sarà salvata, fisicamente e moralmente, dal medico Pallido (Pier Giorgio Bellocchio). 

In un toccante confronto tra i due, lei esterna la sua incapacità di poter provare emozioni, ma il medico le dimostrerà che è ancora in grado di percepire sensazioni emotive e materiali…

c’è ancora la speranza di potersi salvare! 

 

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Un film che suscita emozioni e riflessioni senza prendere posizioni, lasciando che sia il pubblico a giudicare secondo la propria morale. 

Una storia che reclama la presenza in sala di uno spettatore in grado di ascoltare la voce dei sentimenti, laddove la sceneggiatura non prevede dialoghi o monologhi perché lascia spazio alle più intime osservazioni.

 

Letto 2007 volte Ultima modifica il Domenica, 27 Gennaio 2013 17:48
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