27 Gen

Il nuovo film di Tarantino: Django Unchained

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Django. La D è muta. Ed è subito tormentone 

Tarantino, si sa, è una garanzia. Questa volta si cimenta col western, facendo omaggio allo spaghetti western, in abituale salsa di ironia e violenza.

Django Unchained sembra essere il secondo, dopo Inglorious Bastards, di una presunta trilogia della vendetta (alla Park Chan-Wook), ambientato nella profonda America del Sud alla vigilia della guerra di secessione.

Comincia subito con una raffinatezza per appassionati del genere: le note di Luis Bacalov nella colonna sonora di Django di Sergio Corbucci, per poi concludersi con il popolare pezzo di ‘Lo chiamavano Trinità’ di Franco Micalizzi.

Il cast di Django è stellare: Christopher Waltz è un cacciatore di taglie, tanto delicato nel verbo quanto spietato nella pistola, che libera il giovane Django, interpretato da un grandissimo Jamie Foxx, per trovare tre fratelli criminali sulle cui teste pende una grossa somma di denaro.

Tra i due è subito sodalizio. Finiranno per scontrarsi con Calvin Candy (Leonardo Di Caprio), il cattivo dal cognome tenero, per liberare la bella Broomhilda (Kerry Washington).

Al cast si uniscono i malvagi Samuel L. Jacskson, immenso nel suo disprezzo per i neri, e Don Johnson, ex figo di Miami Vice.

Anche stavolta quello che conta sono i dialoghi, tra farsa e tragedia, con immancabili perle come la storia dei cappucci durante la scorreria, le negoziazioni sui mandingo, la vendita di Broomhilda quando ormai tutto è stato svelato, con il martello sul tavolo di tartaruga a concludere l’asta.

Inevitabile ormai il cameo del regista: non manca mai di mandare in visibilio i suoi fan anche quando nella sceneggiatura decide di ammazzare (di nuovo) se stesso.

E poi i campi di cotone schizzati di sangue, il mandingo sbranato dai cani (un pugno nello stomaco), la dipartita del dentista, sono momenti emozionanti girati magistralmente, a dimostrazione che il Tarantino regista ha sempre buone cartucce da sparare.

 

Film-Django-Unchained-Tarantino

 

Se poi vogliamo sventolare un po’ di italianità, ci sono altre due chicche: un pezzo di Ennio Morricone cantato da Elisa e la partecipazione amichevole (come si legge nei titoli di testa) del nostro Franco Nero, con una piccola parte – pare che molte scene che lo vedevano protagonista siano state tagliate – che, cavoli! ci riempie di orgoglio.

Nel realizzare una storia di genere Tarantino sostanzialmente non aggiunge nulla, la storia scorre fluida e senza troppi colpi di scena, a cui tendenzialmente ci ha abituati, riprendendo il western in una delle sue ragioni d’essere, cioè la vendetta.

E, a proposito di colpi di scena, c’è solo una cosa ancora su cui vorrei porre attenzione: in un paio di fotogrammi viene inquadrata nella banda di Stonecipher una misteriosa donna (che ho scoperto essere la stuntman di Uma Thurman in Kill Bill e attrice in Grindhouse), coperta da una benda rossa da cui si vedono solo gli occhi…chissà che non sarà proprio lei la protagonista della sua prossima pellicola. Assolutamente da non perdere.

La frase cult: “sono persuaso che è morto”.

 

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Letto 3114 volte Ultima modifica il Martedì, 29 Gennaio 2013 10:36
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Federica Marletti

Confusa dalla nascita perché il mio nome doveva essere Ilaria, e all’ultimo momento decisero per Federica, ho la testa piena di cose.

Per esempio mi piace: viaggiare, perché non c’è niente di meglio che camminare tra facce nuove, culture diverse; mi piace il cinema e leggere, ma a causa del tempo a disposizione vedo troppi pochi film per i miei gusti e leggo ancora meno; sono letteralmente in fissa con le serie tv americane; adoro andare ai concerti, la carica che ti danno è inspiegabile; di quando in quando mi diletto a realizzare oggetti handmade in fimo, perline, legno ecc. (La Bottega del Fimo).

Per il resto uso il cinismo per divertirmi, trovo sia una forma molto allegra e dissacrante di affrontare le cose che mi succedono e che vedo intorno a me. Ovviamente con non pochi problemi, dato che la cosa non è sempre apprezzata. Ma tant’è. 

In un’altra vita abitavo a Londra, negli anni 80, a bere birra al Marquee con Joe Strummer.