Marina Masiello

Marina Masiello

Essere donna significa di per sé avere mille volti. Essere del segno dei gemelli equivale ad avere mille sfumature per ognuno di essi: notte e giorno, sole pioggia, dolce e salato, rumore e silenzio sono parte di me.

Mi definisco una ragazza piena di vita e di interessi. Mi piace stare a contatto con le persone, poiché ritengo che ogni incontro sia una costante esperienza di vita.

Spesso mi soffermo a riflettere sulle piccole cose, su tutto ciò che il mondo moderno “in corsa” ha reso invisibili agli occhi di molti.

Amo il verde dell’Irlanda, la cultura celtica, la musica ed i concerti, cantare, l’arte, scrivere, le lingue straniere, viaggiare, i gatti, quando c’è il sole e fa freddo, leggere, il cielo stellato, i rapporti sinceri.

Studio “Lingue nella Società dell’Informazione” presso l’Università di Roma Tor Vergata ed ogni qual volta l’ispirazione viene a cercarmi (e lo fa spesso) mi dedico alla scrittura: per dar spazio alla mia creatività, raccontarmi, conoscermi, scoprirmi sempre nuova.

Per chi decide di trascorrere qualche giorno a Firenze o vuole semplicemente fare una gita fuoriporta, il Museo Nazionale Alinari è la meta ideale per tutti coloro che desiderano approfondire la storia di un’invenzione fenomenale: la fotografia.

Il MNAF – Museo Nazionale Alinari della Fotografia ha sede all’interno di un quattrocentesco edificio detto “delle Leopoldine”, che affaccia su Piazza di Santa Maria Novella.
E’ stato inaugurato nel 1985 ed attualmente conserva 900.000 “vintage prints”, cioè originali foto d’epoca, in mostra in un percorso espositivo che si snoda attraverso sette sale.
Non si può, però, parlare del museo senza prima citare i Fratelli Alinari. Leopoldo, Giuseppe e Romualdo furono i fondatori della “Fratelli Alinari” che, fondata nel 1852 con sede a Firenze divenne ben presto una fra le più note ditte fotografiche italiane.
Grazie al ricchissimo archivio pervenutoci è stato possibile creare un percorso fotografico che ci porta indietro nel tempo, alla scoperta delle origini della fotografia.
E’ nella prima sala che si possono ammirare i dagherrotipi, invenzione di Daguerre del 1839. Queste prime immagini su lastra d’argento sembrano cambiare d’aspetto, rivelando il proprio “doppio” ogni volta che ci si sofferma ad ammirarli. La loro particolarità, infatti, è dovuta all’immagine impressa, che appare e scompare a seconda della posizione che lo spettatore assume di fronte ai dagherrotipi ed a seconda della quantità di luce che vi si riflette contro.
Proseguendo il percorso si giunge all’età d’oro della fotografia che, nel XIX secolo si afferma sempre di più come forma d’arte. Nella seconda sala, appunto, sono in mostra le foto di viaggio, molto richieste come souvenir da coloro i quali effettuavano il Grand Tour ed i ritratti, dovuti alla necessità di voler lasciare un ricordo della propria esistenza.
La sala successiva mostra l’avvento delle Avanguardie, attraverso una selezione di opere dei maggiori fotografi del Novecento, che mette in risalto la fotografia, sempre più autonoma ed indipendente dalla pittura.
Si passa, poi, ad osservare una serie di negativi, che permettono di comprendere il reale funzionamento della fotografia.
Il piano superiore del museo, invece, si compone delle ultime tre sale.
La prima ospita una collezione di album fotografici, esaltandone la preziosità. Sono davvero magnifici, di diverse dimensioni, con le pagine decorate in oro ed intarsiati di pietre scintillanti.

 

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Dopo aver visto come raccogliere le foto si passa ad un inedito percorso attraverso gli “strumenti della fotografia”, dalle prime macchine rudimentali alle digitali.
A conclusione della visita si giunge all’ultima sala, dove è possibile ammirare cartoline, documenti, pubblicità, accessori…E tutto ciò che ruota attorno alla fotografia.
Il Museo Nazionale Alinari della Fotografia è un museo unico, che mette a disposizione del visitatore uno spazio espositivo completo, reso accessibile anche ai non vedenti grazie all’introduzione di appositi strumenti tattili per il riconoscimento delle diverse foto.
L’obiettivo cattura la realtà trasferendola in un formato bidimensionale. Ogni foto è unica ed irripetibile, poiché la realtà fotografata cambia già dall’istante successivo al “click”. Ma dietro al semplice gesto dello scatto si celano riflessioni ben più profonde.
Se il nostro volto, ad esempio, appare impresso in una foto, esso si sostituisce a ciò che noi siamo e sarà proprio quella foto che consentirà noi di lasciare una nostra traccia nel futuro.
Qual è, dunque, la linea sottile che separa la realtà dalla fotografia? E qual è la nostra vera identità?
Non ci resta che scoprirlo visitando il MNAF!

 

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Le conseguenze dell’Irlanda


“Le conseguenze dell’Irlanda non è un sottotitolo, ma un avvertimento.
Chi legge entrerà in un mondo pieno di vento, di musica, di viaggio. E tanta, tanta pioggia”.

Queste sono le parole che Erriquez della Bandabardò scrive nella prefazione del libro.

“Dal verde chiaro al verde scuro” è il resoconto di viaggio di Francesco Memoli, un giovane scrittore di Cava de’ Tirreni.
Il libro, che ha vinto il Premio “Narra il saggio” delle Edizioni Miele del 2011 racconta, sotto forma di diario, l’avventura di quattro amici che, nell’Agosto del 2007, decidono di partire alla scoperta dell’Irlanda, facendo un viaggio on the road.

 

Ma perché proprio l’Irlanda?


Beh, forse perché il solo fatto di pensare all’ineguagliabile verde dei suoi prati, alla maestosità delle sue scogliere, all’atmosfera vibrante di ogni città suscita in noi un gran desiderio di libertà e di ricerca di emozioni forti.
Ed ecco che si parte, senza una meta precisa, con un solo obiettivo nella mente: trovare la pace dei sensi, riscoprire se stessi nella Terra di Smeraldo.
Un viaggio itinerante messo in moto dalla necessità di volersi lasciare la vita di sempre alle spalle, per poter rinascere come “battezzati” dal verde.

 

 

Una storia coinvolgente, che nasce dalla necessità di trasferire su carta le sensazioni che emergono continue, che non è possibile trattenere.
I volti dei quattro protagonisti incrociano mille altri volti lungo la strada. Tra fiumi di birra e di musica, sotto l’incessante pioggia, travolti da amori vissuti a metà, con il mare ed il vento che risuonano nelle orecchie, quando torneranno non saranno più gli stessi.
“Dal verde chiaro al verde scuro” è un libro adatto a tutti: ottima guida per chi l’Irlanda ancora deve visitarla; scrigno di ricordi per chi quei sentieri ha già avuto modo di percorrerli e si rispecchia in quello che legge.
Ciò che colpisce è lo stile semplice e diretto, che rende la lettura molto scorrevole. Interessante ed innovativo è il procedere per post-it, che spiegano alcuni termini che l’autore utilizza, tipici del dialetto campano, ma impossibili da sostituire se si vuole mantenere un linguaggio autentico.
Si parla d’Irlanda dunque, e delle conseguenze di un viaggio che ti cambia la vita per sempre.

“Un viaggio non è mai spostarsi, ma è un atto d’amore: tra te e la Terra che incontri, tra te e la tua parte migliore, figlia di quello che hai dentro, sposa della libertà. Ho messo le gambe nel cuore e le ho portate via!” – cit. Rein “Canzone dell’Irlanda Occidentale”.

 

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Che cos’è la psiche femminile? Un universo intrigante, complesso, magnifico che Gustav Klimt ha ampiamente esplorato attraverso la sua arte.

Il Bacio” è una delle opere più belle e rappresentative del “pittore di donne”, termine con cui l’artista stesso amava definirsi.
L’opera (olio su tela, dipinta tra il 1907 ed il 1908) mostra un uomo in piedi, su un prato, che si china per baciare la donna. Ella è la vera protagonista. In ginocchio, si lascia avvolgere dal mantello del suo amato, abbandonandosi totalmente a lui.
In pieno accordo con lo stile Liberty, solo i volti e le braccia dei due protagonisti sono realmente dipinti, il resto è una decorazione a mosaici, color oro.
Lo stile è innovativo ed inconfondibile: decorativo e simbolico al tempo stesso, sembra dividere perpendicolarmente le figure, come a voler separare l’universo maschile e quello femminile che, però, si uniscono nel più bel gesto d’amore di tutti i tempi: il bacio.

 


Il simbolismo trova la sua espressione negli abiti dei due innamorati: il corpo dell’uomo è cosparso di elementi rettangolari, mentre quello della donna lo è di elementi circolari, che rimandano alla natura stessa dei due sessi opposti.
L’opera rappresenta una conflittualità che si converte in purezza attraverso l’abbraccio ed il bacio che gli amanti si concedono teneramente.
Il color oro pervade all’interno del quadro, esaltando ed avvolgendo la scena in un’aurea quasi mistica, sospesa in una collocazione non ben definita.
Nell’osservare il quadro, conservato presso l’Österreichische Galerie Belvedere a Vienna, spazio e tempo sembrano non esistere più. Siamo di fronte ad un’opera tutt’ora attuale e veniamo, così, rapiti dall’alto coinvolgimento dei sensi, dai sentimenti e dalle emozioni che “Il Bacio” suscita in noi, sotto una pioggia di polvere d’oro.

 

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