Zoolibri ha recentemente pubblicato un albo per bambini di dirompente fantasia, così come travolgente è l’ironia che riempie ogni sua pagina, che strapperebbe una risata – che sia sotto i baffi o sonora, a voi la scelta - anche ai più seri e taciturni. I testi rimati e genialmente descrittivi di Cristina Bellemo incontrano le simpatiche illustrazioni dal sapore vintage di Maddalena Gerli in un matrimonio che stuzzica la fame per pagine fresche e sincere come queste. Al centro del racconto due paesi che sono l’uno l’opposto dell’altro, che dal fatto di trovarsi uno in cima ad una montagna e l’altro ai suoi piedi derivano il proprio nome. Ci vengono presentati così il Paese di Sopra e il Paese di Sotto, due piccoli centri resi ancor più distanti dalla mancanza di qualsiasi via di comunicazione - se non una stradina tutte curve in disuso da anni –, i cui abitanti non sanno nulla di quelli dell’altro.

 

Con la complicità di continui giochi di parole ricchi d’inventiva veniamo portati in un mondo del tutto fuori dell’ordinario e dagli strambi ritmi, per lo meno finchè un giorno qualcosa di molto insolito cambia il destino di queste due realtà così lontane tra loro: una bufera di vento, pioggia, neve, coriandoli e chi più ne ha più ne metta, trasporta tra le sue raffiche di vento una serie di oggetti dal Paese di Sopra al Paese di Sotto e viceversa, creando agitazione e sconcerto, oltre che un disordinato “sottosopra” che assume il suono di una parola magica capace di unire finalmente i due paesi.

 

 

Proprio da uno sconquasso come quello provocato dalla tempesta nasce infatti la necessità di un incontro tra gli abitanti di Sopra e di Sotto, il cui risultato è non solo la scoperta di nuovi amici con cui intrattenersi organizzando feste, partite di chiacchiere condite da caffè e tè sorbiti piano e baratti di prodotti dei rispettivi orti, ma l’inizio di una nuova vita comune, molto più allegra e varia di prima. Una favola divertente per raccontare la diversità, ma soprattutto il sapere – e volere – trovare un punto d’incontro, facendo di ciò che a primo acchito separa, quella luce necessaria a dar vita a qualcosa di ricco e completo.

 

ZOOlibri ha pubblicato un libro che è un inno al silenzio e alla musica che esso contiene, all’amore per l’impercettibile che merita sentimento e passione, alla danza che risveglia sogni e ricordi. “Il Ballerino del Silenzio” è un dolce racconto di Ivo Rosati, un invito, quasi, a ricordare che ci sono cose dalla delicatezza sfuggente, di cui pochi fanno tesoro perché non facili da afferrare.

 

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Così il silenzio, quello notturno che si dilegua nel sonno dei più, se non per chi è pronto a rincorrerlo per cominciare a ballare al suo ritmo, volteggiando in un vecchio frac e scarpe impolverate come il protagonista, che, come se possedesse ali, balza sui tetti, nelle piazze deserte, nei vicoli ciechi muovendo i passi regali di chi tiene stretta la propria fortuna. Una scoperta che non ha bisogno di essere divulgata, e che è allo stesso tempo custode della felicità di ognuno: la percezione di qualcosa di vasto e delicato di cui si può essere parte senza scalpore né sotterfugi, ma semplicemente ascoltando se stessi.

 

 

Le illustrazioni che animano le pagine hanno il sapore di un lavoro lento e dettagliato, come quello che porta l’illustratrice Irma Gruenholz a modellare la creta per dare forma ai luoghi e ai protagonisti del racconto, in una trasposizione poetica di forme leggiadre. Il protagonista di questa storia non ha volto, è schivo come un gatto che abita gli spazi della notte. Per questo lo chiamano “Il Ballerino del Silenzio”: perché al primo, impercettibile suono, scompare alla ricerca del silenzio perfetto, lontano da applausi, acclamazioni, l’abbaiare dei cani o sirene lontane. Lontano da un tempo in cui veniva applaudito sui palchi dei cinque continenti, protagonista di telegiornali e televisioni, ora il ballerino balla solo per amore, quando nessuno lo vede, con il riserbo di chi non ha nulla da dimostrare. A chi saprà attendere, prendendo posto tra le pieghe accoglienti degli spazi indefiniti dell’anima, il Ballerino ancora una volta regalerà la sua danza.

 

Una storia fatta di peregrinazioni e luoghi ritrovati. Di bussole il cui ago gira determinando cambiamenti di rotta, per poi tornare alla posizione iniziale chiudendo il cerchio che porta a casa. Perché che si tratti di radici, amicizia, equilibrio, è sempre un po' un perdersi, per poi ritrovarsi, alla ricerca della felicità. È questo “Federico il pazzo” ultimo romanzo per ragazzi edito da Sinnos editrice della scrittrice napoletana Patrizia Rinaldi che, da esperta conoscitrice dell’animo dei giovani – anche grazie all’esperienza che l’ha vista insegnare per anni in contesti sociali difficili - dà forma in maniera fresca e allo stesso tempo profonda ad una gioventù che è il primo serio affacciarsi alla vita.

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“Un’età infelice”, la definisce il protagonista Angelo, un ragazzino che si prepara a frequentare la terza media in una nuova città, dopo continui traslochi insieme alla madre tra Lucca, Bergamo, Brescia, Torino, e Verona, per infine puntare ad un Sud abbandonato da troppo tempo – quando era ancora molto piccolo - perché possa riconoscerlo come parte di sè. Il groviglio di caos e parole incomprensibili che accoglie il suo approdo a Napoli, diventa infatti il timore verso ciò di diverso che non si comprende, e non si sa se si comprenderà mai. E la sensazione, forte, di essere stati scaraventati senza via di scampo in un luogo dominato da uno strano istinto di sopravvivenza, regolato da taciti principi che dividono i più forti dai più deboli, i diversi dai comuni, è ciò che percorre ogni singolo muscolo del ragazzo fin dall’inizio, a cominciare dal viaggio che lo porta in quella città dominata da mare e sole, e da un vulcano dal fascino ancestrale. Una ritrosia che gli fa respingere la luce che invece illumina gli occhi della madre, tornata finalmente alle origini, nella terra tanto a lungo lontana.

 

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Per Angelo, al contrario, Napoli costituisce l’ennesima fuga, l’ulteriore tentativo di adattamento, questa volta ancor più forzato dei precedenti, e che non accetta. Così la paura che lo allontana dall’azione, il desiderio di separarsi da un destino che non può fuggire fisicamente, lo spingono ad immergersi in una realtà superiore e ovattata, lontana da quella concreta. È un’altalena la sua, cominciata già molto presto, quando a nove mesi perde i sensi, entrando in coma. “Tecnica solitaria di galleggiamento”, la chiama, filo rosso che percorre l’intero romanzo, evasione incontrollata da tutto ciò che lo destabilizza, che sia un dolore fisico, o più radicato, psicologico.

 

 

Nonostante le difficoltà, il ragazzo riesce però piano piano ad ambientarsi, riuscendo ad affrontare a testa alta e sguardo limpido anche l’iracondo Capa Gialla, ultraripetente le cui botte lo costringono per qualche giorno a letto pieno di ammaccature. La nuova realtà diventa per il ragazzo motivo di curiosità e scoperta, l’ignoto un ponte verso nuove avventure. Diventa così amico di Mimmo, che ha lasciato la scuola per fare il garzone del salumiere e che è il suo Virgilio fin dall’inizio, Giusy, che da grande vuole fare il meccanico, e il solitario Francesco, o meglio Federico il pazzo, come lo chiamano tutti a causa del suo modo astruso di parlare dovuto alla sua passione per l’illustre figura di Federico II.

 

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E anche il “galleggiamento” che lo portava via da ciò che sentiva troppo lontano, cambia aspetto e prospettiva, per diventare ora un volo cosciente, ricco di sentimento e forza: gli stessi che legano Angelo ad un morbido senso di appartenenza mai provato che è la felicità, e che sente per la prima volta di poter chiamare casa.

 

Con la collaborazione di Sinnos editrice

 

 

In un mondo all’insegna dell’ironia e dell’assurdo, non stupirà che sia uno scheletro a diventare il compagno di avventure di una principessa destinata ad un futuro apparentemente tradizionale. Così come non meraviglierà che l’incontro tra i due sia dovuto ad un tubetto di dentifricio, o meglio, al fatto che la bambina, scopra, rimasta di guardia una notte, che il signor Ossi ama spazzolarsi accuratamente tutto il corpo, esaurendo puntualmente il tubetto a lei destinato.