"The impossible" è un film di produzione spagnola uscito nel 2012 è diretto da Juan Antonio Bayona.

Girato in lingua inglese su una sceneggiatura di Sergio G.Sanchez, ha come interpreti principali Ewan Mc Gregor e Naomi Watts.

Di genere drammatico, si ispira alla storia vera di una famiglia vittima nella catastrofe del 2004 dello tsunami, mentre trascorreva le vacanze natalizie in Thailandia.
Il film si apre con le immagini dei meravigliosi paesaggi thailandesi e dell'Oceano Indiano.
Segue poi il dramma dello tsunami in tutta la sua improvvisa violenza distruttiva.

 


L'attenzione ai dettagli ed il vivo realismo spingono lo spettatore ad identificarsi con i protagonisti mentre sono sott'acqua e lottano per sopravvivere.
La famiglia composta dai due genitori e i tre figli si trova improvvisamente separata dall'evento traumatico, ma i protagonisti non perdono mai la speranza di ritrovarsi e di trasformarre l'impossibile in possibile anche grazie alla solidarietà ed all'aiuto dei nativi del posto e degli altri sopravvissuti allo tsunami.

Il finale è un po' prevedibile, ma è godibile e assicura emozioni e buoni sentimenti fino all'epilogo.

 

Guida alla programmazione dei film in uscita nelle sale cinematografiche.

 

08 Apr

Il lato positivo

Pubblicato in Cinema e TV


Non esiste un lato positivo nella dimensione degli ostracizzati, la strada della felicità è distorta e non si riesce ad arrivare mai alla fine del destino.
Il mondo è crudele, ostile e dona speranza soltanto ad esseri conformi alle regole della società, persone apparentemente perfette, ma che in realtà vivono un'esistenza in gabbia, costantemente intrappolati nei loro impegni lavorativi e nei loro orari scanditi da minuti meccanici. Non si esprimono, non sanno quello che dicono, quello che fanno perchè i loro gesti sono soltanto lo specchio di tutto ciò che è etichettato come "Perfetto" ma da qualche parte, in qualche piccolo angolo del mondo la conciliazioni tra ciò che è imperfetto e romantico esiste e il film "Il lato positivo" lo ha dimostrato ed ha colpito in pieno centro l'essenza dell'amore e della vita.
Tratto dal romanzo di Matthew Quick "L'orlo argenteo delle nuvole", con protagonisti Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, il film oscilla tra follia e passione ed ha ricevuto otto nomination ai premi Oscar del 2013 forse proprio perchè non è la solita, banale commedia ma un dramma denso di emozioni che tratta fondamentalmente di personaggi singolari che non riescono ad essere se stessi in una società opprimente contraddistinta da schemi rigidi.
Il film narra la storia di Pat ex insegnante che a causa di un’aggressione trascorre otto mesi in un istituto psichiatrico perdendo tutto quello che ha: lavoro, moglie e sogni nel cassetto.
Dopo il trattamento, uscito dall'istituto, ha una sola fissazione: riconquistare sua moglie. Per questo ogni singolo istante della sua esistenza tenta di rimettere insieme i pezzi di quel rapporto ormai andato in frantumi da tempo. Cerca di essere forte, di sfogarsi, di correre tutte le mattine per mantenersi in forma (sua moglie lo considerava poco attraente a causa del suo peso). In tutto questo la cosa buffa è che Pat per sudare di più,indossa un bizzarro sacco dell'immondizia e questa scena se pur divertente nasconde in realtà una patina sottile che rappresenta il suo disturbo bipolare e il tunnel oscuro dal quale non riesce ad uscire. In questo modo lui non sta perdendo peso ma se stesso, sta mettendo da parte il suo orgoglio, è completamente cieco e privo di sensi ma nonostante le ferite continua imperterrito ad uccidere la sua anima.

 

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Ma in amore spesso è così, ci si mette in ridicolo, si fanno cose folli e insensate e spesso le persone muoiono e si consumano per chi non le desidera. Ma c'è una possibilità di riscatto? esiste l'altra metà della mela? forse se cerchiamo di uscire dalla routine e prendiamo qualche svolta sbagliata ci rendiamo conto che è lì, la persona della porta accanto,quella che ci guarda con occhi ammallianti e che spesso evitiamo mentendo a noi stessi, reprimendo così i nostri impulsi.
Fortunatamente, la vita soffocante del protagonista viene "stravolta" dall'incontro con Tiffany, giovane vedova con una recente storia di dipendenza da sesso e psicofarmaci. Il suo nome è semplicemente un etichetta che gli è stata appiccicata addosso ma che non gli appartiene realmente, infatti il nome e il suo modo di essere appartengono a due universi completamente opposti. A parer mio questo film è appassionante perchè rappresenta l'alienazione e la risalita di entrambi i protagonisti, che afflitti dal dolore riescono a rinascere dalle ceneri come due splendide fenici. Tutte le scene rappresentano il mix perfetto e tra angoscia e aspettative ecomunicano un messaggio che si protrae ad eco per tutta la durata del film: anche se il mondo trova mille modi per spezzarti il cuore, dallo squilibrio e le cadute di due folli, può nascere la storia più travolgente di sempre e allora....ecco, forse è proprio questo il lato positivo.

 

Scopri qui le recensioni degli altri film

 

"Hansel e Gretel" in arrivo in Italia. 


Lo stavamo aspettando da un anno e finalmente è arrivato... Mercoledì 1 maggio uscirà al cinema “Hansel e Gretel - Cacciatori di Streghe” , il film che ha incassato 211 milioni di dollari nei botteghini internazionali. Basato sulla fiaba dei fratelli Grimm Hänsel e Gretel. Il film vede come protagonisti Jeremy Renner e Gemma Arterton nei panni di Hansel e Gretel, impegnati a combattere contro una congrega di streghe comandata dalla malvagia Muriel, che nel film sarà interpretata da Famke Janssen. 
Quindici anni dopo essere stati rapiti e tenuti prigionieri in una casa fatta di marzapane da una strega, i fratelli Hansel e Gretel sono diventati cacciatori di taglie, impegnati proprio nella caccia delle streghe. I due sono molto abili nel loro lavoro, anche perché, per un motivo sconosciuto, incantesimi e maledizioni non hanno effetto contro di loro.

 

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Un giorno il sindaco di Augusta affida ai fratelli di liberare la città e le vicine foreste dalla congrega di streghe comandate dalla malvagia Muriel, che sta progettando di sacrificare molti bambini al raduno di streghe che avrà luogo due giorni dopo. Oltre alle streghe i due dovranno fare i conti anche con il brutale sceriffo Berringer, che ha preso il potere ad Augusta e utilizza modi spietati per la caccia alle streghe. Siete amanti delle favole e dell’azione? Bene, questo è il genere di film che fa per voi.. E ora non ci resta che iniziare il conto alla rovescia -10... -9... -8...........


Ormai non ci credevo quasi più: erano tre anni che attendevo l'uscita di questo film.

Non ricordo dove e come avessi letto che Baz Lurhmann stava girando «Il Grande Gatsby», so solo che quando scoprii che in realtà non aveva ancora iniziato le riprese ebbi un moto di sconforto: chissà, allora, quando sarebbe mai arrivato nei cinema!
E infatti: rinvii su rinvii, annunci disattesi, trailer che anticipavano di sei mesi, se non di più, l'uscita del film; esce a febbraio, no esce a maggio, prima internazionale a Cannes: ma allora esce per davvero, evviva!

Non ricordo quale sia stato il mio primo incontro con Gatsby, anche se sarei pronta a scommettere di aver incontrato prima il Gatsby interpretato da Robert Redford e solo in un secondo momento di aver letto il romanzo di Francis Scott Fitzgerald, ma so che comunque sia avvenuto è stato l'inizio di una grande passione.
L'incontro con Luhrmann, invece, era stato del tutto casuale, e la visione di «Romeo + Juliet» prima, e quella di «Moulin Rouge» dopo, mi avevano letteralmente fatta innamorare del genio visionario e poetico del regista.
Ovvio, quindi, che non vedessi l'ora di vedere cosa avesse fatto di uno dei miei romanzi preferiti, quale sarebbe stata la sua sintesi tra la prosa di Fitzgerald e l'utilizzo di musiche contemporanee e, soprattutto, come sarebbe stato il Gatsby di Leonardo DiCaprio.

L'essenza della storia del romanzo, che la prima volta ho letto nella traduzione storica di Fernanda Pivano per Mondadori, è così riassunta dallo stesso Fitzgerald: «L'idea di base di Gatsby è l'ingiustizia di un povero giovane che non può sposare una ragazza coi soldi».*
Ma non è solo quello, non è solo una storia d'amore, perché come Fitzgerald lascia intuire, è soprattutto il confronto tra classi sociali, i nuovi ricchi rappresentati da Jay Gatsby, il "self-made man", e i ricchi blasonati e le famiglie storiche, che si fronteggiano da una parte all'altra della baia dell'isola di Long Island: East Egg, dove vive l'amata e ricca Daisy Buchanan, e West Egg, dove maestosa, regno del kitsch e di lussuose feste durante le quali scorrono fiumi di champagne e brillano star del cinema e abiti in lamé, si erge la villa di Gatsby, al fianco della quale, in un piccolo cottage, vive Nick Carraway, cugino di Daisy e narratore e testimone degli eventi, e che si riflettono l'una nell'altra: unite da un sogno e dalla luce verde di una lanterna sul pontile dei Buchanan, che appare e scompare nelle notti umide di nebbia o nel pulviscolo dorato delle calde giornate estive, simbolo del legame che unisce Daisy a Gatsby e il passato al presente.
Si svolge tutta lì, la storia, nelle due ville poste ai lati opposti della baia, lungo le strade tortuose che conducono a New York passando per agglomerati che nel nulla costeggiano la Valle delle Ceneri, nelle case abitate da miserabili che cercano di sporcarsi della polvere d'oro che sembra cadere dalle lussuose auto di passaggio, negli "speakeasies" della città, dove il jazz, le scommesse clandestine e il consumo di alcol la fanno da padrona.
Sono i «Ruggenti Anni Venti», gli anni d'oro che preannunciano senza saperlo la Grande Depressione, il crack economico del 1929.

Così, dicevo, il film che tardava ad arrivare, l'acquisto nel frattempo della nuova traduzione a opera di Tommaso Pincio per Minimum Fax (nel 2010 sono scaduti i diritti d'autore e alla traduzione della Pivano se ne sono aggiunte molte altre) e la terza rilettura, una ulteriore visione del film con Robert Redford e Mia Farrow (e la sceneggiatura di Francis Ford Coppola!), arriva finalmente il 16 maggio alle ore 21,15, quando mi trovo, finalmente, dentro alla Sala 5 del Cineland di Ostia per assistere alla visione del film.
Agitata, come tutte le volte che vado al cinema, quando all'emozione (come in questo caso grandissima) si aggiungono l'ansia da claustrofobia e le perplessità dovute al fatto che mai prima di quel momento avevo ancora visto un intero film in 3D: mi darà fastidio, non mi darà fastidio, mi verrà mal di testa, avrò anche questa volta il desiderio irrefrenabile di fuggire non appena si spegneranno le luci e la potenza del sonoro si manifesterà con tutta la sua forza e tutti i suoi watt?
No, non sono fuggita, per fortuna, perché il 3D mi ha subito rapita lasciandomi a bocca aperta, perché le parole di Fitzgerald sin dall'incipit sanno essere così avvolgenti da trascinare immediatamente dentro alla storia, perché la curiosità e il desiderio di vedere West Egg prima, Daisy e Jay Gatsby poi, sono state talmente forti da non aver lasciato spazio a nient'altro che a quello, in un rapimento che è stato totale.

 

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Mi accorgo adesso, nei giorni immediatamente successivi alla visione del film, che quella che per lungo tempo ho creduto essere solo una mia fissazione, è invece diventata, grazie a un'imponente operazione di marketing e pubblicità, una mania collettiva: articoli su articoli, una pagina Facebook (con 703.683 "Mi piace" - incluso il mio - e 422.815 'ne parlano') interamente dedicata al film, decine e decine di persone che rileggono o leggono il romanzo per la prima volta, addirittura una mostra alla Galleria Colonna (non ce la faccio a chiamarla «Alberto Sordi», che Albertone mi perdoni) che, nei giorni immediatamente precedenti l'uscita del film, mostrava abiti e oggetti di scena.
Ma Baz Luhrmann, si chiederà chi non l'ha ancora visto, ha vinto la sfida?
Al botteghino di sicuro (gli ultimi dati pubblicati sulla pagina Facebook di cui sopra parlano di 600.000 euro incassati nella sola giornata di giovedì 16 maggio), la mia opinione da appassionata del romanzo e da spettatrice, che tutto vuole essere tranne che critica cinematografica, è che la sfida è vinta a metà: perché se è vero che il film è grandioso, che costumi e colonna sonora sono di altissimo livello e che la commistione tra jazz pop e hip pop è a dire poco esaltante, se Leonardo DiCaprio è l'ennesima conferma di un enorme talento, altre cose, come l'aspetto psicologico dei personaggi principali (che Daisy sia una ragazza viziata e superficiale e che i Buchanan in genere sia gente abituata a manipolare e a buttare via le persone come fossero fazzoletti di seta, non si evince dalla narrazione ma solo dal ricordo di quanto narrato nel romanzo) a mio parere restano troppo a margine, così come il forte contrasto tra West Egg e East Egg che non è rappresentato fino in fondo. Sembra quasi che il film, contrariamente al romanzo che si legge in un continuo crescendo, nelle oltre due ore di proiezione vada perdendo via via di energia.
Forse, al sogno visionario di Luhrmann è mancata questa volta quella luce in più che era riuscito a trovare nella trasposizione di «Romeo e Giulietta», l'idea che lo aveva portato a realizzare un'opera dalle tinte a dalle note 'acide' che esaltavano, per contrasto, la poesia e la musicalità delle parole di Shakespeare.
Forse, per dirla alla Fitzgerald, Luhrmann, come Gatsby, non è riuscito a seguire fino in fondo la luce verde, arrivando così a un passo dall'afferrare un sogno che invece era già alle sue spalle.

 

*(Dalla postfazione di Tommaso Pincio a Il Grande Gatsby edito da Minimum Fax e tradotto da Tommaso Pincio)

 

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L’altra sera ero a casa e ho deciso di guardare un film, uno di quelli che ti fanno venire voglia di sognare, quelli che ti fanno viaggiare con la mente e mi sono ritrovata a guardare una pellicola uscita nelle sale ben 11 anni fa ovvero “Il favoloso mondo di Amélie” e devo ammettere che sono rimasta positivamente impressionata per lo stile e la leggerezza di un film che in realtà racchiude un significato molto profondo creando un’atmosfera surrealista ed ironica allo stesso tempo.


E’ la storia di una ragazza francese, figlia di un medico difficilmente propenso a manifestazioni d’affetto che ritiene la bambina malata di cuore quando in realtà la piccola, durante le visite, è solo emozionata a causa dell’insolita vicinanza al padre. La madre è, invece, una maestra che istruisce la figlia in casa ma che muore precocemente schiacciata da una suicida lanciatasi dalla cattedrale di Notre Dame.

Amélie è una bambina che cresce rifugiandosi in un mondo tutto suo, un mondo in cui sono le piccole cose ad avere valore, un mondo dove la diversità è padrona. Ormai cresciuta, la ragazza si reca a Parigi ed è li che la sua vita cambierà per sempre grazie alla scoperta di una scatola di cianfrusaglie di un bambino e Amélie deciderà di cercare il proprietario ormai cinquantenne per restituirgliela. È da quel momento che la nostra protagonista si impregnerà per rendere migliore la vita degli altri e sarà proprio aiutando gli altri che troverà anche se stessa.

 


Il tutto è contornato da una romantica e poetica storia d’amore capace di appassionare anche il più cinico spettatore grazie soprattutto alle riprese di una fantastica Parigi. È questo un film adatto a chi ama la leggerezza di una favola contemporanea, a chi sa entusiasmarsi per la bellezza delle piccole cose proprio come Amélie: “Amélie ama tuffare la mano in un sacco di grano, far rimbalzare i sassi sulla superficie del canale Saint Martin, rompere la crosta della crème brulèe con la punta del cucchiaio, voltarsi nel buio per guardare le espressioni degli spettatori al cinema e cogliere nei film particolari a cui nessuno farà caso”.

Alcuni di noi si sentono proprio come la piccola Amélie, dei sognatori amanti dell’originalità e della curiosità a cui non piace rinchiudersi nell’uniformità e nella piattezza di una società che ha paura di osare, alcuni di noi hanno ancora tanta voglia di sentirsi vivi!

 

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