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27 Mar

Fashion. Un secolo di fotografie Condè Nast

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L’abbigliamento esprime femminilità e virilità, identifica il cerimoniale dei passaggi più importanti della vita di ognuno di noi, ma ha anche identificato il concetto di “persona sociale” rivoluzionando la civiltà umana caricandosi di significati rituali, religiosi, culturali, caratterizzando i generi, le età e le inevitabili appartenenze a differenti classi sociali. Con il Rinascimento si scoprì l’ispirazione delle arti plastiche e secoli più tardi, le sartorie parigine strizzarono l’occhio anche all’arte contemporanea dei maestri Dalì, Picasso, Carrà, ect… Persino Balzac nel 1839 citava: “Un vestito è una continua manifestazione di intimi pensieri, un linguaggio, un simbolo”.

Ci vollero più di cento trenta anni per veder nascere la moda studiata dai sociologi con il boom economico degli anni Sessanta.

Edward Steichen scoprì che la moda e la fotografia potevano andare a nozze. Era il 1911 quando emerse per la prima volta il misticismo etereo indispensabile nelle immagini di moda, perché come scriveva Alexander Liberman nel 1979, “La foto di moda moderna racchiude la raffinatezza dell’abito attraverso l’arte, il talento, la psicologia, la tecnica e la vendibilità”.

 

 

 

VOGUE, prima rivista illustrata di moda nasce negli States nel 1892, nel 1909 viene acquistata dall’editore Condé Nast diventando la più ricercata dalle donne in tutto il mondo. Lavoreranno per la testata (oltre a Steichen che divenne capo redattore nel 1923), De Meyer, Cecil Beaton, Man Ray, Charles Sheeler e Emile–Otto Hoppé, Horst P. Horst, Helmut Newton, Mario Testino, Paolo Roversi, Peter Lindbergh, Tim Walker, Erwin Blumenfeld, David Bailey, Guy Bourdin, Sølve Sundsbø: loro hanno rivoluzionato il linguaggio comunicativo della moda attraverso i loro scatti, spesso lavorando in team. Attraverso la loro creatività hanno trasformato la fotografia di moda in un linguaggio artistico unico insieme a stilisti che li hanno ispirati, basti ricordare il rapporto tra Balenciaga e Irving Penn, tra Cecil Beaton e Elsa Schiaparelli, tra Helmut Newton e Yves Saint Laurent, Peter Lindbergh e Azzedine Alaïa.

VOGUE con le nuove tecniche di stampa convertite alla fotografia diventò il fiore all’occhiello delle riviste patinate dominate dall’alta moda fino agli anni ’40; la moda si democratizzò e ritornò a far sognare grazie al New Look di Christian Dior. L’emancipazione femminile degli anni ’60 consegnò alle donne il prȇt-ȃ porter che oggi le aiuta a vivere meglio indossando capi “in serie”.

 

 

 

 

La mostra “Fashion. Un secolo di straordinarie fotografie di moda dagli archivi Condé Nast” organizzata dalla Fondazione Forma, presso piazza Lucrezio Caro a Milano, a cura di Nathalie Herschdorfer che raccoglie alcune delle immagini più brillanti dagli archivi Condé Nast di NewYork, Parigi, Londra e Milano. Interessante il libro (con la prefazione di Todd Brandow, saggi di Nathalie Herschdorfer, Sylvie Lécailler, Olivier Saillard e con un’intervista esclusiva con Franca Sozzani, direttrice editoriale di Condè Nast Italia e di Vogue dal 1994), “sintesi” delle migliori foto di 80 autori fotografi (partendo dalla prima fotografia pubblicata su Vogue nel 1913, un ritratto della socialité Gertrude Vanderbilt Whitney scattata dal barone Adolf de Meyer, fino all’ultima foto che ritrae Michael Baumgarten su TEEN VOGUE del 2006). Nathalie Herschdorfer spiega come la fotografia di moda sia simile alla messa in scena di un’opera teatrale in cui tutte le immagini devono esser studiate alla perfezione, con redattori, modelle, make up & hair artist. Se c’è equilibrio e sintonia nel team di lavoro il risultato sarà eccellente, come dimostrano i risultati degli art director Diana Vreeland o Alexander Liberman.

Così VOGUE è diventata la “Bibbia della moda” sinonimo di creatività, stimolo per i giovani creativi attraverso lo sperimentalismo delle immagini avanguardistiche, tra idee, tendenze e vintage, questa rivista è diventata un punto di riferimento per tutti gli stilisti del mondo che cercano il loro elisir di lunga vita creativa!

 

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Letto 3232 volte Ultima modifica il Mercoledì, 27 Marzo 2013 13:25
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Assunta Petruzzi

Scopro la mia prima passione per il disegno, i cartoons e i fumetti a cinque anni. 

Un pò più tardi, scopro il “richiamo” per la poesia partecipando a numerosi concorsi.  

Studio teoria musicale dedicandomi al canto registrando demo e audio booklet partecipando al Premio Lunezia Giovani Autori. 

Schizzi, bozzetti, disegni, dipinti ad olio, acquerelli, diventano espressione della mia versatilità artistica.

scopro pian piano l’interesse per il cinema, la sceneggiatura, i costumi, le scenografie e le colonne sonore, e inizio a scrivere racconti ispirati alla letteratura fantasy. 

Scrivo il mio primo romanzo "Dove scorrono le emozioni" e, nel 2004 completo “Mai nata”, mentre nel 2009 scrivo “Tutto il tempo del mondo”. 

Nel 2007 le viene riconosciuta la pubblicazione accademica dell’analisi delle strutture narrative del film “La leggenda del pianista sull’oceano” di G.Tornatore e nel 2010 vince una borsa di studio (critica cinematografica/sceneggiatura) con il concorso “A Better Tomorrow” della scuola di cinema "Sentieri Selvaggi" a Roma.

Attualmente continua a dedicarsi alla realizzazione di nuovi progetti artistici, collabora con autori, band, artisti e scrive recensioni e articoli su riviste e siti d'arte, moda, eventi e cinema.

Sito web: blog.libero.it/writedaybyday/?nocache=1347899245

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