23 Nov

Carmen: Donna dell'800 o ragazza del XXI secolo?

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Carmen: chi non l'ha mai sentita almeno nominare? Si intende la celeberrima opera di Georges Bizet, quella della famosa Habanera L'amour est un oiseau rebelle storpiata in varie pubblicità di detersivi o prodotti per la casa: questo è sicuramente un sintomo del restringimento dello spazio riservato al teatro all'interno del nostro secolo fatto di televisione, cinema e web. Sembra che il teatro d'opera sia solo più una sopravvivenza del passato; ma Carmen fa un salto di quasi 200 anni e arriva fino a noi, più attuale che mai. 

Ambientata in un'assolata Cordova, in Spagna, la vicenda amorosa tra la gitana Carmen e il caporale Don José è il centro dell'opera. 

Carmen, carminis, per chi mastichi un po' di latino il significato appare chiaro: poesia, canto. E lei è proprio fatta così, di poesia e di canto, capelli neri e sguardo penetrante.  “L'amore è un uccello ribelle”, non si lascia prendere, è effimero, labile, come la vita stessa. “Oggi non vi amo, domani chi lo sa” canta lei, danzando per la strada, vestita di rosso, un fiore tra i capelli. Non è la femme fatale, ma una donna concreta, libera e libertina.

 

 

Nell'opera appare un personaggio secondario: Micaela, innamorata di Don José, che incarna la tradizione e i valori famigliari: egli però è accecato dall'amore travolgente per Carmen e comprometterà la propria carriera e la propria stabilità di vita per seguirla nei suoi traffici di contrabbando, impazzendo di gelosia per la sua infedeltà, uccidendola, infine, con rammarico, quasi suo malgrado, per il rifiuto di lei di cambiare vita.

Chi invece non ama proprio l'opera, può dedicarsi alla lettura della novella “Carmen” di Prosper Merimée, da cui Bizet stesso si ispirò. La storia di Carmen vale davvero la pena di essere conosciuta, non importa se letta o vista e ascoltata.

La novella è senza dubbio più concisa, più povera di personaggi, più rude e cruda dell'opera. Il narratore è Merimée stesso che, fingendo letterariamente di aver incontrato Don José, ne racconta la storia: Carmen dunque viene descritta e vista solo attraverso le parole di un rozzo Don José, che di certo non pensa a cantare per lei parole d'amore. Inoltre, Carmen qui è sposata: Don José lo scoprirà per vie traverse rimanendone profondamente turbato, tanto da ucciderne il marito dopo una breve colluttazione. 

 

Carmen è nella novella le oiseau rebelle cantato nell'Habanera senza bisogno di dichiararlo e non c'è bisogno del personaggio di Micaela per esaltarne l'indipendenza. Infatti, il suo animo audace e autonomo e  la sua sete di libertà, la rendono unica e attualissima: non è di certo la restìa e sottomessa Violetta de La Traviata di Verdi, né l'apparentemente fredda e austera Turandot di Puccini, che alla fine si scioglie in promesse d'amore. 

Carmen è unica nel suo genere, pronta a morire pur di non vedere la propria libertà sfumare. Non ci sono compressi: o libera, o morta. E' una donna che si lascia andare alle passioni, ama, ama alla follia, ma di un amore labile, di un amore che cerca di accumulare in sè più vita possibile, perchè, si sa, un giorno non si potrà provare più nulla, un giorno si dovrà morire. E la sua forza sta proprio qui, nella sua estrema consapevolezza: sa di rubare, sa di tradire e di ferire i sentimenti altrui, ma la libertà è vera solo se consapevole. 

 

Prima di morire, Carmen è con Don Josè in una radura: quest'ultimo le chiede disperatamente se è sicura di non voler scappare con lui e cominciare una nuova vita, da soli. Non vorrebbe ucciderla,  ma la gelosia e il desiderio del possesso esclusivo sono troppo forti. Al contrario, lei è ferma, sicura, rinunciare alla sua vita errante fatta di amori sfuggenti è impensabile. Gli dice: “Come mio rom (ovvero marito) hai il diritto di uccidere la tua romi: ma Carmen sarà sempre libera”.

Non ci sono lacrime, soltanto due coltellate, e lo sguardo fisso negli occhi di lui, come ultima sfida.

Una presa di coscienza individuale, l'accettazione fiera e mai rassegnata del proprio destino rendono Carmen un'eroina dell'emancipazione femminile in un'epoca ancora ostile su questo punto. Certo, essendo nata nel 1845, la sua punizione per tanta spavalderia non poteva che essere una coltellata al petto; ma oggi Carmen, forse, può vivere.

 

Letto 5152 volte Ultima modifica il Lunedì, 07 Gennaio 2013 15:21
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Michela Cartot

Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio” diceva Kafka.  

Mi chiamo Michela Cartot, cognome che tutti sbagliano nei modi più inconsueti: colpa di una qualche origine francese, che contribuisce a farmi sentire una commistione di inquiete personalità, che trovano sfogo in parole su fogli, lettere su carta. Amo tutto ciò che riguarda la scrittura. Scrivo da parecchi anni racconti e saggi e negli ultimi tempi sto lavorando ad un breve romanzo.

Mi ritengo una persona attiva, creativa, curiosa e capace di organizzare il proprio lavoro in modo puntuale ed autonomo. Inoltre il mio amore incommensurabile per la letteratura e l'arte, da Petrarca a Italo Calvino, da Caravaggio a E.L. Kirchner, mi porta a ricercare sempre nuovi orizzonti e ad offrire diversi tagli al mio scrivere, al mio essere.

Nel tempo libero suono la chitarra, disegno, parlo a me stessa in lingua straniera; per il resto sogno una vita appagante, dei viaggi, qualche ritorno.  

Per riprendere Kafka, spero di non invecchiare mai in quel senso. Per quanto riguarda la vecchiaia naturale, beh, quella ben venga.