Alessandra Verducci

Alessandra Verducci

Nata a Roma, è regista e autrice televisiva e teatrale. Ha lavorato anche nella redazione del telegiornale "Dentro la Notizia" e dei programmi Anni ’80; "Miti, Mode e Rock'n Roll" e "Accadde Domani". Ha scritto e messo in scena un monologo dedicato a Gino Paoli, realizzato reportages per RAI 1 e vari documentari industriali.

Nel 2011 ha pubblicato con Edizioni Progetto Cultura il libro "Dietro il buio" una fiaba che prosegue ed evolve in "Chiron nel regno di Darkan" il secondo libro pubblicato a dicembre 2012.

Scriviamo qualche riga sul cece e la sua pianta. Questa ha le foglie lunghe e seghettate, il fusto semi-eretto e il frutto piccolo, un po’ peloso e con due o tre semi, cicciottelli, tondeggianti, di colore giallo-crema: i ceci. La pianta, una leguminosa erbacea, è originaria dell’India e apprezzata in tutto il mondo, particolarmente, dalla tradizione gastronomica dell’Africa settentrionale e del Sud Europa. Spagna e Italia, infatti, sono i paesi europei che, più degli altri, con i ceci preparano gustosissimi primi piatti, contorni e insalate e, per andare ancora più nello specifico, in italiana, è il Lazio e Roma che di cece e i suoi fratelli ne fanno una bandiera e un vanto. Impossibile non abbinare il famoso piatto ‘Pasta co li ceci’ alla capitale e immaginare, solo sentendone pronunciare il nome, gli odori che scaturiscono dal fortunato connubio di spezie, erbe e olio extravergine d’oliva. La ricetta antica, quella dei romani d’altri tempi, era rigorosa: per preparare questo delizioso piatto, amabile anche freddo, i ceci dovevano essere lasciati ammollo una notte intera, successivamente, bolliti in poca acqua, da aggiungere di tanto in tanto e calda, e conditi, quando ancora non erano ben cotti, con olio, sale, pomodoro a pezzetti, rosmarino e aglio, lasciando poi finire la cottura insieme alla pasta, che doveva essere corta, meglio se fatta in casa, lavorando semplicemente l’acqua con la farina fino a ottenere degli gnocchetti non troppo lunghi e piuttosto grossi ma, in mancanza degli gnocchetti, potevano andare bene anche i lunghi spaghetti, purché spezzettati alla ‘così come capita’. Pasta con i ceci a parte, questi semi paffutelli sono ottimi anche come saporito e semplice contorno, da condire solo con olio, sale, pepe e volendo, qualche goccia di aceto balsamico e una manciatina di altri semi: di girasole, di lino, di sesamo e di zucca. In cucina, i ceci non si utilizzano mai freschi ma sempre secchi e prima di usarli devono essere tenuti a bagno in acqua fredda per almeno dieci ore, poi, vanno lessati in acqua salata e aromatizzata con salvia, rosmarino, alloro e sedano. Come tutti gli altri legumi, i ceci sono molto apprezzati per le proteine in essi contenute. C’è da dire, però, che la qualità nutrizionale delle ceci-proteine non è altissima ma media e che per valorizzarla è bene abbinare a questi legumi le proteine dei cereali. Sono ricchi di fibre e hanno buone quantità di calcio e potassio. Mediamente, 100 gr di ceci contengono 364 Kl di cui 70,54% circa sono carboidrati, 22,44% proteine e 7,02% grassi. 

 

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Ceci al rosmarino: 

Ingredienti:
- 800 gr di ceci già ammollati;
- 1 cipolla;
- 1 dl di olio extravergine d’oliva;
- 1 mazzetto di rosmarino;
- sale e pepe.
Preparazione:
Lessare i ceci in acqua salata per circa 2 ore e a fuoco molto basso. Scolarli e tenerli da parte. Affettare sottilmente la cipolla e soffriggerla in una casseruola con l’olio extravergine d’oliva, insieme agli aghi di rosmarino. Poi, togliere dal fuoco, unire i ceci e profumare con un’abbondante macinata di pepe. Mescolare bene il tutto e servite a tavola.

 

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Ma il fagiolino è un ortaggio o un legume? 

Un po’ l’uno e un po’ l’altro, anche se c’è chi preferisce considerarlo più un ortaggio. E’ un ortaggio perché prodotto dell’orto, ma anche un legume perché è un fagiolo raccolto prima del suo tempo di maturazione. In pratica, il fagiolino è il baccello immaturo del famoso fagiolo che i ‘conquistadores’, di ritorno dall’America, portarono in Europa intorno alla metà del XVI secolo. Non si sa con esattezza quando si scoprì che raccogliendo il baccello in anticipo si poteva ottenere un prodotto comunque ottimo, anzi! più tenero e delicato del classico fagiolo, né si conosce il nome dello scopritore e se la scoperta fu casuale o pensata, certo è che fu una bella trovata, di quelle piccole ma assai preziose. Per decenni, questo legume/ortaggio è stato coltivato sempre allo stesso modo: canne legate a croce e ben piantate a terra, su cui le piante rampicanti si avvinghiano rigogliose e prosperose dalla primavera all’autunno. Poi, per rendere più semplice la raccolta meccanizzata, tipica delle grandi produzioni, qualche anno fa sono state selezionate le nuove varietà nane, pianticelle che non superano i 50 cm di altezza e che non necessitano di supporto. Sia rampicanti, più classiche e familiari sia nane, più moderne e industriali, entrambe le piante danno ottimi prodotti, da gustare all’agro o ripassati in padella con cipolla e pomodoro. Come non apprezzare i gustosissimi fagiolini corallo, schiacciati, più larghi e più grandi dei fagiolini comuni, cotti in padella con la cipolla finemente tagliata, il pomodoro fresco da sugo, sale, pepe e un mazzetto di profumatissimo prezzemolo? Buonissimi! e tutti, a corallo e non, sono pure ricchi di fibra alimentare e di vitamine del complesso A, B e C. I fagiolini, poi, contengono anche calcio, rame, fosforo, clorofilla e cobalto, hanno proprietà ricostituenti, depurative, diuretiche e una bassa concentrazione di proteine, dovuta al fatto che il baccello è raccolto quando ancora il fagiolo, al suo interno, è in fase di maturazione. Alla fine, è per questa bassa concentrazione di proteine che qualcuno preferisce considerare il fagiolino più un ortaggio che un legume.

 

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FAGIOLINI SOTT’OLIO

Ingredienti:
2 kg di fagiolini;
300 gr di pomodori maturi;
2 spicchi di aglio;
2 cipolle;
1 l di olio extravergine d’oliva;
pepe e sale;

 

Preparazione:
Spuntare e lavare i fagiolini. Affettare finemente le cipolle e tritare l’aglio. Spellare i pomodori, togliere i semi, l’acqua di vegetazione e tagliarli a filetti. In 3 dl di olio extravergine d’oliva fare appassire la cipolla e l’aglio, unire i pomodori e dopo 5 minuti i fagiolini. Mescolare e cuocere per altri 8/9 minuti. Salare, pepare e lasciare raffreddare. Mettere poi il tutto in barattoli di vetro a chiusura ermetica e coprire bene con l’olio rimasto. Prima di consumare i fagiolini, farli riposare per 40 giorni.

 

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Dal 18 giugno, cani, gatti e altri animali da compagnia avranno vita facile in tutti i condomìni d’Italia.

Aboliti, per legge, i divieti a tenere animali in casa. Le clausole restrittive, contemplate da alcuni rigidi regolamenti condominiali, che negavano la possibilità di dare asilo agli animali, sono state cancellate, "terminate".

L’articolo 1138 del Codice Civile è ora integrato dall’articolo 16 della legge 220/12: “Le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere un animale in casa”. Il cambio di rotta, e di legge, è di certo stato supportato, anche inconsapevolmente, dal 53,2% di italiani che vivono con uno o più animali nei propri appartamenti e che iniziano ad avere un consistente peso decisionale e politico in merito alla questione "Diritti degli Animali".

E per tutelare questi diritti, la suddetta legge, dispone anche che le colonie di gatti, alloggianti negli spazi condominiali, non potranno essere allontanate o maltrattate e che, in detti spazi, tutti gli animali saranno liberi di muoversi, fermo restando l’obbligo, da parte di chi se ne prende cura, a mantenere pulito e a non danneggiare gli immobili altrui.

Tra tutti gli animali, il cane è il coinquilino più gettonato, lo preferisce, infatti, il 55,6% di chi tiene un animale nella propria abitazione, segue il micio con il 49,7% delle preferenze, terzi sono i pesci (9,7%), i volatili ottengono il quarto posto (9%), quinte le tartarughe (7,9%), a seguire i conigli (5,3%), i criceti (4,6%), i rettili (1,1%) e gli animali esotici con uno 0,8%. Rispetto al 2012, dati Eurispes, nel 2013 gli italiani che ospitano animali in casa sono aumentati del 13,6%.

Un dato indicativo, tenendo conto che la crisi economica degli ultimi tempi avrebbe dovuto incidere, negativamente, sulla decisione di aumentare la famiglia e quindi le spese. E’ come se l’amore per Fido e tutti gli altri amici a quattro, due e zero zampe, fosse riuscito a superare il potere costrittivo dei soldi. Segno che il vero bene rende oltrepassabili tutte le difficoltà, anche se a volte, c’è da dirlo, non troppo facilmente. Sarebbe ora di iniziare a pensare, facendo leva su quel consistente 53,2% di cui sopra, a un’eventuale detrazione fiscale sulle spese veterinarie e al riconoscimento del farmaco equivalente in veterinaria, che costi un po’ meno, insomma, dei soliti 15, 20, 30 e più euro. La petizione promossa dalla LAV (per la riforma della legge 281/91, firmabile su www.lav.it) si auspica di ottenere quanto sopra e chiede, inoltre, l’istituzione di un 118 veterinario nazionale, del “cane libero accudito” in aree specifiche e l’adeguamento dei canili alle norme di qualità e di decenza che spesso, fatte rare eccezioni, sono carenti o del tutto mancanti.

 

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Marignani Marinati
Curiosità: nel Lazio, le melanzane erano chiamate ‘marignani’, termine usato nell’Ottocento per indicare i prelati, che portavano sulle spalle un grande mantello color melanzana.


Ingredienti per 6 persone:


4 melanzane;
2/3 spicchi d’aglio;
2 dl di olio extravergine di oliva;
1 peperoncino;
sale.


Preparazione:
Pulire le melanzane, lavarle e tagliarle a dadini, cospargerle di sale e lasciarle spurgare per due ore. Sciacquare poi le melanzane, friggerle nell’olio extravergine d’oliva e asciugarle bene su carta assorbente da cucina. Prendere aglio e peperoncino e preparare un trito. Mettere il trito in una casseruola, irrorandolo con l’aceto e, eventualmente, aggiungere pochissima acqua. Portare a ebollizione, far cuocere per 2 ore e lasciare raffreddare. Porre poi le melanzane in un contenitore, coprirle con la marinata e lasciarle in infusione per due giorni, mescolandole spesso.

 

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Api robot per la sopravvivenza?

Attenzione! Stanno arrivando le api robotiche. Dato che dagli anni novanta, sia per l’incremento dei pesticidi sia per la massiccia diffusione delle monocolture OGM, le piccole e laboriose api, fondamentali per la sopravvivenza sulla Terra, si stanno estinguendo (come visto in precedenza, qui), alcuni scienziati del laboratorio di micro-robotica di Harvard, hanno deciso di lavorare su un progetto, già dal 2009, che prevede la sostituzione delle api ’nostrane’ con delle piccole macchine alate. Studiando l’organizzazione sociale delle api, supportati dalle ultime conoscenze sviluppate nel campo della biomeccanica, questi studiosi stanno realizzando dei piccoli robots in grado di volare di fiore in fiore e impollinare tutto il mondo senza subire i rischi, di estinzione, causati dai pesticidi ai piccoli insetti con un cuore vero. Sempre gli studiosi dicono che saranno anche in grado di programmare le api-robot per renderle capaci di ‘vivere’ in un alveare artificiale, comunicando e ordinando loro pure i diversi metodi d’impollinazione. I rapporti pubblicati dal laboratorio di Harvard parlano anche degli ‘usi militari’ delle api robotiche, utili per la mappatura e la sorveglianza del territorio … Non sarebbe più semplice, meno costoso e più pacifico pensare, studiare, rendere possibili dei progetti per tutelare le api rimaste, invece di inventarne di sintetiche, e assicurare così alla vita terrestre la sopravvivenza attraverso il meraviglioso e straordinario corso naturale degli eventi?

 

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Pizzoccheri alle Zucchine

(ricetta per 4 persone)

1 cipolla,
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva,
1 tazza abbondante di passato di pomodoro o quattro pomodori freschi da sugo,
4/6 zucchine dolci,
sale,
origano,
400 gr di pizzoccheri,
3 cucchiai di gomasio.

 

Sbucciare la cipolla e farla appassire nell’olio a fuoco basso, mescolando con un cucchiaio di legno. Aggiungere il pomodoro, salare, coprire e cuocere, sempre a fuoco basso, per venti minuti. Pulire le zucchine, lavarle, asciugarle, tagliarle a quadretti e aggiungerle al sugo dopo i primi 10 minuti di cottura, insaporendo con l’origano. Mettere sul fuoco una pentola con acqua abbondante, portare a ebollizione, salare e aggiungere i pizzoccheri. Quando saranno cotti, scolarli, condirli con il sugo di zucchine e spolverarli con il gomasio.

 

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