15 Mar

Le storie del sorriso

Pubblicato in Libri

Un libro e un progetto meraviglioso

Da sei anni esiste un’iniziativa che vede il realizzo di un libro intitolato LE STORIE DEL SORRISO, i proventi dello stesso, tramite Mediafriends Onlus, sono utilizzati per aiutare il Sistema delle Orchestre e Cori Giovanili e Infantili che ha l’obiettivo di diffondere ai giovani gratuitamente la possibilità d’imparare a cantare o suonare.
Tutte le edizioni precedenti, ed io spero anche questa, hanno avuto un grande successo, tante vendite del libro significa tante possibilità in più per chi magari per mille motivazioni o disagi non può studiare diversamente.
Il volume si trova in libreria già dal 9 dicembre, al costo di 15 euro circa, raccoglie quattro storie, raccontate dalle associazioni che hanno detto SI al progetto tra cui, oltre all’associazione Mediafriends Onlus, anche L’Amico Charly Onlus, Enzo B, Lipu Onlus.
Il libro del sorriso, raccoglie storie di ragazzi che crescono in un mondo disagiato e difficile, ma che non si arrendono e trovano il modo di superare le difficoltà e il coraggio di credere e vivere i propri sogni.

 


Nelle sue pagine le parole ci vogliono ricordare che spesso proprio quando ci troviamo davanti alla perdita della speranza, qualcosa cambia e improvvisamente troviamo in noi quella forza che ci rende capaci di realizzare qualsiasi cosa.
Basta sedersi è pensare alla nostra vita… quante volte questo cambio di rotta è avvenuto? Infinite … bisogna non arrendersi come non l’hanno fatto i quattro protagonisti delle relative meravigliose favole.
Nel libro possiamo trovare la storia di Alice che riscopre e ritrova il suo sogno o di Sergio, che lotta per diventare un cavaliere coraggioso, per poi incontrare la storia di Toni che scopre chi nella vita è veramente il suo supereroe o di Mad che osservando e imparando da un cigno salva un bosco.
Personalmente credo che il libro sia adatto a tutti, bambini e adulti, io lo leggo a Mattia, ma non nego che lo adoro anch’io, amo il suo lato estremamente positivo che in un certo senso fa parte della mia persona e del mio modo di vivere: consiglio quindi a tutti di comprarlo e di leggerlo… un modo meraviglioso per trascorrere alcuni minuti del nostro tempo libero.
Importante anche dire che le storie del libro sono illustrate da Alessandro Sanna, per me bravissimo illustratore e pittore o come amo definirlo io, meraviglioso poeta del disegno.

 

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È quello che afferma Frédéric Beigbeder nel suo libro intitolato appunto L’amore dura tre anni. Pubblicato nel 2003, ha riscosso un successo tale da spingere il suo autore a realizzarne la versione cinematografica. In un’età compresa dai 9 ai 99 anni, ossia tutti, desideriamo sapere perché, dallo stato di innamoramento e quindi dall’avere le farfalle nello stomaco e un entusiasmo assoluto, si passa all’indifferenza altrettanto assoluta. Perché, ci chiediamo, la stessa persona che ha suscitato in noi una passione travolgente fino a ieri, oggi, se solo ci sfiora ci provoca una sensazione di fastidio? Qual è il meccanismo per il quale si passa da frasi del tipo “Con lui posso parlare di tutto, ci intendiamo al volo” a “Inutile parlargli tanto non mi capisce”.

E dalle interminabili conversazioni si arriva ai silenzi che sfondano le orecchie. Da qui al tradimento, poi, il passo è breve. Ma partiamo dal principio. Il sospetto che l’Amore, anche quello a cui è stata attribuita la A maiuscola, non fosse eterno, prima o poi fa capolino anche nei romantici ed idealisti più incalliti. Pur non avendo mai aspirato e creduto al principe azzurro, presto o tardi ci si sbalordisce nel vedere crollare sodalizi sentimentali consolidati nei decenni.

 

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Nei nostri entourage le coppie non ancora scoppiate sono come mosche bianche. E, all’aumento smisurato di famiglie sfasciate, corrispondono greggi di figli disorientati che si ritrovano in nuovi nuclei familiari allargati. I single, intanto, avanzano a frotte. Ai sensi di colpa insinuati inevitabilmente nella nostra coscienza, si alternano alzate di testa nel momento in cui pensiamo che è meglio separarsi che continuare a scannarsi. Il matrimonio è, secondo Beigbeder la causa prima di tanto sfacelo. Dice risoluto: “Ci ho messo molto ad ammettere che mi ero sposato solo per gli altri, che il matrimonio non è qualcosa che si fa per se stessi.” Le convenzioni dunque sono controproducenti per l’Amore, ma anche nel caso di convivenza o di relazione tout court le cose non vanno meglio. In qualunque caso, continua “La nostra generazione è troppo superficiale per il matrimonio. Ci si sposa come si va al Mc Donald’s. Poi si fa zapping”.

Tutto si consuma in un trienno.

Il primo anno è tutto di passione. Nel secondo la passione si trasforma in tenerezza la quale si trasforma a sua volta in noia. Secondo lo scrittore francese l’unico Amore possibile resta quello non corrisposto. Tutto l’Amore che ci mettono a diposizione, che ci spiattellano sotto il naso non è niente in confronto a quello anelato. Viviamo dunque amando chi non ci ama, inseguiti da chi ci ama. Ciò nonostante, Beigbeder non ci priva dell’happy end non prima però di averci regalato una pillola di saggezza. Per restare innamorati “bisogna rifiutare la piattezza” e soprattutto “bisogna essere stati molto infelici. Senza apprendistato del dolore, la felicità non è solida”.

Voi cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza?

 

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Spesso non ce ne rendiamo conto, ma le nostre giornate sono caratterizzate da una routine tanto stabile quanto insidiosa. Una serie di compiti più o meno ripetitivi e noiosi che svolgiamo uno dopo l’altro come degli automi.

Ti alzi, ti prepari, esci, lavori, torni a casa, cucini, e così via, un giorno dopo l’altro. A parte l’evidente “piattume” che questo porta nella nostra esistenza, questo copione abitudinario ha anche un altro pericolo: trascinarci lontane da ciò che vorremmo e dalla qualità di vita che meriteremmo. Purtroppo il cervello umano tende al risparmio di energia, cerca una RIPETITIVITA’ nelle cose che gli permetta di non sforzarsi troppo. Percorrere le stesse strade, svolgere le proprie attività sempre nello stesso modo, frequentare le stesse persone e gli stessi luoghi. Tutte situazioni conosciute, in cui c’è poco sforzo d’adattamento, poca tensione. Si chiama in gergo "zona di comfort" e ci fa sentire sicure e protette. 

Ma a che prezzo? 

Così facendo, ogni piccolo cambiamento ci spaventa, ci fa sentire sotto stress, agitate. Perché cambiamento significa novità, una cosa sconosciuta, nella quale potremmo non trovarci bene o fallire. E questo ci mette un PANICO tremendo. 

Ma ti faccio un’altra domanda: ci sono delle cose nella tua vita che vorresti migliorare? Qualcosa di cui non sei contenta? E sai che per migliorare è necessario... cambiare? Ogni miglioramento nella nostra vita è stato generato da qualcosa che è cambiato. Ecco allora il pericolo delle abitudini: ci chiudono in un recinto che rende difficile migliorare.

E purtroppo la nostra giornata è costellata di abitudini. 

La soluzione? 

Prendersi una manciata di minuti per riflettere su cosa "nella nostra routine" ci limita, non ci permette di ampliare i nostri orizzonti e di avvicinare la nostra vita all’ideale che abbiamo in mente. Fatto questo, dobbiamo iniziare a rompere queste RESISTENZE. Piano piano, senza traumi, ma con decisione. Devi avere ben chiaro qual' è il tuo OBIETTIVO, cosa vuoi migliorare. Vorresti lavorare in proprio, ma tutte le tue amiche sono dipendenti? Inizia a frequentare donne con aspirazioni simili alle tue, con le quali confrontarti e informarti. Vorresti imparare a fare giardinaggio, ma pensi di non essere in grado? Nessuno nasce "imparato", cerca un bel corso vicino a casa e iscriviti, senza timore. Ti annoia svolgere un determinato compito? Chiedi a un’amica o una collega come lo svolge lei, potresti scoprire un nuovo metodo più divertente che puoi applicare anche tu. 

 

MORALE: esci dai tuoi schemi, dalle tue rigidità, possono essere rassicuranti ma non è detto che siano la cosa migliore per te.

 

Vai alla seconda parte

 

Ecco l’ultima parte di questa "trilogia" in cui abbiamo parlato di come la routine quotidiana può impedirti di migliorare la tua vita e i motivi che ti hanno portato ad avere paura del cambiamento. 

Con questo articolo conclusivo andremo finalmente a svelare le SOLUZIONI.

Come uscire dal tunnel della routine? 

Innanzitutto, bisogna dire che quando decidiamo di iniziare un cambiamento non dobbiamo fermarci davanti alla prima difficoltà e non dobbiamo avere fretta nel vedere subito dei risultati. Anche perché molto spesso i risultati arrivano quando quel cambiamento diventa esso stesso un’abitudine, cioè entra a far parte stabilmente delle nostre giornate.  

Un esempio: se iniziamo a fare una dieta, sarà difficile perdere i kili di troppo subito. Bisognerà proseguire la dieta un po’ di settimane. E una volta raggiunto il peso desiderato, sarà necessario adottare un regime alimentare più bilanciato che ci permetta di non ingrassare di nuovo. Quindi, all’inizio c’è la novità (introduzione della dieta), e poi c’è l’abitudine (adozione di un modo di mangiare diverso da quello precedente, da mantenere nel tempo). È una novità che diventa un’abitudine e ci permette di ottenere il risultato che volevamo. Chiaro il passaggio?

Ma quanto ci vuole prima che una novità si consolidi ed entri nella nostra routine? Cioè, QUANTO TEMPO è necessario per far diventare un cambiamento qualcosa di automatico, naturale, che facciamo senza doverci pensare? Alcuni esperti dicono 90 giorni. Ovviamente non è un limite rigido, può variare a seconda delle situazioni e della persona.  

C’è però un modo per accelerarlo, ed è facendo diventare il cambiamento stesso un’abitudine. Cioè, se ci abituiamo a fare cose nuove ogni tanto, a non rimanere imbrigliate troppo a lungo nelle routine, a non abbandonare un’idea solo perché ci sembra troppo lontana da noi, il nostro cervello si imposterà in maniera tale da ACCETTARE il cambiamento in modo più facile e favorevole. Perché sarà abituato a pensare che le cose ogni tanto devono cambiare. 

Apportare ogni giorno una piccola novità può essere un buon esercizio. Bastano davvero delle cose minime: cambiare bar, mettere vestiti che non si portano da tempo, svolgere i nostri compiti con un ordine diverso. Tante piccole variazioni che abituano la nostra mente al cambiamento. Così facendo, le novità più grosse non ci sconvolgeranno più di tanto e saremo in grado di cambiare le nostre abitudini velocemente, per raggiungere la qualità di vita che meritiamo. Provare per credere!

MORALE: fai diventare il cambiamento un’abitudine, rendi la novità e il miglioramento parti integranti della tua vita.

 

Nel precedente articolo abbiamo parlato di come la routine quotidiana può impedirti di migliorare la tua vita, mettendo a rischio la tua felicità e realizzazione personale. Oggi approfondiamo le ragioni che possono averti portato ad essere prigioniera di questa situazione. 

Se, nonostante le buone intenzioni, non riesci a vincere la paura di fare cose nuove o diverse, i MOTIVI possono essere essenzialmente due: 

  • temi di non riuscire, di non essere in grado: in realtà, gli essere umani sono incredibili. Se leggi il libro dei guinness dei primati troverai decine (se non centinaia) di esempi di persone che sono riuscite a fare cose impensabili, ad affrontare sfide impossibili. Come mai? Perché ci hanno creduto, perché l’hanno voluto e hanno LOTTATO, senza lasciarsi vincere dalle difficoltà. E se l’hanno fatto loro, puoi farlo anche tu. Ti sembra un esempio stupido? E allora pensa a tutte quelle persone che sono disabili eppure conducono una vita normalissima e felice. O a tutti quelli che sono diventati ricchi partendo da zero. Non è fortuna, non è caso, è volontà. Se una persona vuole davvero qualcosa, la ottiene.
  • hai paura che si riveli una scelta sbagliata: nessuno di noi ha la sfera di cristallo. Non possiamo sapere se una cosa andrà bene o male. Quello che è sicuro però, è che se rimaniamo in una situazione che non ci piace saremo infelici a vita. Davanti a questo, un tentativo per cambiare le cose è il minore dei mali, non credi? BUTTATI, rischia. Se poi si rivelerà un errore, avrai comunque imparato qualcosa di nuovo, e magari avrai più elementi per capire qual è la soluzione giusta. E poi, nulla è davvero irreparabile. 

Ce ne aggiungo un terzo, diciamo... collaterale. 

  • ci hai provato, ma hai visto che le cose non sono cambiate e quindi hai lasciato perdere. Ebbene, per ottenere dei risultati bisogna avere anche un po’ di pazienza e dare tempo al tempo. Specie quando si tratta di cose importanti. Più il risultato è ambizioso, più sforzo ci vuole, però anche la felicità di raggiungerlo sarà ovviamente proporzionata! 

 

MORALE: puoi essere e avere ciò che vuoi, se hai volontà e tenacia. Gli unici limiti che hai sono quelli che ti poni tu.

 

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