Verso l'uomo ideale. 

Care lettrici e lettori ho deciso di dedicare questo piccolo angolo a tutte quelle donne che all’alba dei trenta anni, in carriera o meno, iniziano a pensare di mettere su casa e si accingono a trovare pertanto un uomo, che come visto, di questi tempi è ardua impresa. E già perché trovare un uomo oggi è davvero un terno al lotto:

1) Perché le donne sono esigenti il che è molto comprensibile

2) Perché gli uomini solitamente rifuggono dalle esigenze femminile.

Quando solitamente si cerca di fare nuove conoscenze la scelta del luogo del probabile magico incontro diventa determinante. Ci si chiede quali siano i posti più frequentati da giovani uomini e ci si avvia. Posto giusto, abito giusto, accessori, e il tocco finale: due gocce di profumo. Il trucco è mettersi in mostra e socializzare. Si opta per le palestre, scuole da ballo, locali notturni dove solitamente la giovane donna si avvicina al bancone ordinando il primo cocktail e a fine serata o sei sbronza o sei fortunata, un lancio di dadi insomma.

Potrei elencare una miriadi di difetti di uomini e donne che inficiano una possibile relazione, ma sarebbe altamente riduttivo, perciò credo che sia più esatto parlare di ostacoli.

Ogni donna disegna l’uomo giusto, il principe, ma talvolta anche i più semplici presupposti per una futura vita di coppia (single o/e eterosessuale) prendono forma di miraggio. Mille e uno tentativi, mille e uno incontri, mille e uno fiaschi e a fine giornata un fondotinta sbiadito o un rimmel sbavato sono il risultato.

Dopo che ci si lava il viso e ci si asciuga le lacrime per l’ennesimo buco nell’acqua una parte di te si ripromette che è l ‘ultima ed ennesima umiliazione, l'altra invece è sempre pronta a ricominciare, ritentare, la prossima volta, la prossima volta sarà la volta giusta, sarà quello giusto.

E se fosse questa definizione di giusto, se fosse proprio il nostro giusto a essere sbagliato?

Se il nostro istinto si sbagliasse quando su due piedi decidiamo che non è il caso di continuare a vedersi, frequentarsi, conoscersi?

Se fosse una parte di noi a essere sbagliata, poco disponibile?

E se fosse solo paura?

Come si fa a riconoscere che è il tipo giusto?

 

Noi donne attribuiamo il nostro status di single con molta facilità agli uomini, finendo di ignorare il più delle volte le nostre cattive abitudini, manie, ossessioni in cui ci imbattiamo spesso quando siamo sole. Corazze che portano a pretendere dall’altro la perfezione del Dio in terra. Imparare ad accettarsi ed accettare sarebbe il primo passo giusto verso l’amore. Scoprirsi dentro e non fuori, rivelarsi a sé stesse e smussarsi, un po’ come concedersi a sé stesse prima di concedersi agli altri.

Come-trovare-uomo-giusto

Una volta superato il più grosso degli ostacoli, se stesse, si è pronte per davvero alla ricerca del tipo giusto, al grande incontro. Io, lo definisco magia. Una donna ha bisogno di magia, quel non so che di magico, sorpresa, infatuazione, incanto. Una donna ha bisogno di un uomo che porgendole la mano si distingua dagli altri, quando stanca della giornata sbuffa seduta al tavolino di un caffè ..

 

La legge eterna sentimentale, maturata negli anni Trenta, stabilisce che la distanza e il (sacro) mistero dei corpi, sono lo spazio che il desiderio deve percorrere, per far si che l'amore vero cresca.

Nondimeno qualcosa è cambiato nel corso del tempo.

Noi protagonisti che viviamo durante questo millennio, ritroviamo tra le lenzuola ogni segreto del cuore, anche nell'immediatezza delle prime uscite.

Ma questa corsa verso corpi nudi e cuori infranti da insulse speranze fragili, a cosa potrà mai condurre se non ad un inflazione dell'amore?

Cerchiamo di capire, da dove scinde questo marketing sentimentale, che “usa” emozioni, quasi come se fossimo ad un supermarket. Come se si potesse passare il codice sul nastro per acquistare una notte d'amore, nella speranza di sensazioni nuove, senza un post-coinvolgimento obbligato.

Colpa di genitori troppo assenti, che hanno tramandato valori fragili o nulli? 

O forse tutti colpevoli di esser diventati discepoli senza la parola di un Dio che non è quello della Bibbia, troppo legati al “fugace” e al “peccato” che incuriosisce. 

Troppe coppie di fatto, senza un legame eterno, o di un educazione che riversa in quella fantasiosa proposta dai modelli massmediatici?

A cosa ricondurre, come fulcro, questo sgretolamento del bello e del giusto, se non all'impoverimento, che ogni giorno alimentiamo per colpa di quella corazza della quale la vita, ci ha fornito per batoste troppo forti da superare.

Care donne, ma vi siete mai chieste, come quei bei componimenti classici, risultino sempre gioiosi ai nostri cuori e sempre più lontani dai nostri occhi? 

Giovani che la portiera la lucidano a nuovo, per pavoneggiarsi in strada, più che aprirla alla propria donna, o di fiori quasi richiesti prima di riceverli, date dimenticate e telefonate sempre più scemate dal tempo. 

Un enorme voglia di amore-bancomat, in un secolo dove si trova più semplice trascorrere ore in compagnia di una donna, che non stirerà mai i pantaloni e né sarà mai la madre dei suoi figli.

 

 

Dove essere andati a letto non significa avere una relazione duratura, ma un amicizia più “particolare”. 

Tutto ciò colma di tristezza i cuori di noi inguaribili romanticone, che desideriamo, lottiamo e ci schieriamo a favore d'un amore fatto di difetti, di notti insonni e di mariti, che tornando a casa scrutano un sorriso sul volto delle loro compagne, che ridonano colore a giornate buie in ufficio.

 

L'amore arriva quando meno lo si aspetta. Sembra una frase fatta, ma in realtà nasconde una grande verità. Molte donne sono in cerca dell'amore, ma ogni donna è differente dall'altra: ce ne sono alcune che sono felicissime di essere single, uscire con le amiche, fare shopping, avere la propria indipendenza anche economica e così via. Altre si struggono nel desiderio di incontrare qualcuno con cui condividere le piccole cose, o semplicemente che hanno bisogno di conferme: esiste nel mondo la mia metà della mela?

La questione della metà della mela è un mito raccontato da Platone: inizialmente l'essere umano era perfetto, bastava a se stesso, come una mela. Ma gli dei, invidiosi di questo status, divisero le mele in due metà, e da allora uomini e donne cercano la propria metà per completarsi. Così, alcune finiscono per cercare spasmodicamente il proprio uomo per il mondo. Ma come si conosce l'uomo ideale?
Tutto capita molto spesso per caso, ma dipende sempre dalla propria età, dal proprio stile di vita e anche da proprio carattere. Alcune donne sono troppo timide e a volte incontrano uomini a loro volta troppo timidi per fare la prima mossa. Inoltre, è spesso facile incontrare qualcuno con cui condividere la propria vita quando si è giovani, negli anni della scuola e dell'università in particolare, ma crescendo, soprattutto se si conducono abitudini un po' troppo defilate dalla vita sociale, si hanno maggiori difficoltà. Molte donne si rifugiano in Internet, non solo frequentando siti di incontri, ma anche attraverso community e social network.

 

 

I siti di incontri e le community sono in realtà l'ideale per incontrare persone che condividono le stesse passioni, ma differente è il ruolo dei social network, dove l'incontro avviene in maniera random e a volte la persona che si trova non è quello che ci si aspetta. Altre volte si può essere anche fortunate.
L'ideale sarebbe sempre, in generale, cercare di conoscere l'uomo giusto alla vecchia maniera, attraverso amici comuni, andando a feste, festival del cinema, mostre, facendo sport, frequentando palestre e trovandosi così a scoprire delle passioni e degli interessi comuni. Da non sottovalutare neppure il ruolo svolto dai locali, in particolare quelli che offrono intrattenimento dal vivo, o dal teatro.
Ci possono volere anni perché si incontri la persona giusta, ma l'uomo che fa per noi è là fuori. Anche se magari non lo stiamo cercando.

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11 Mag

Incantesimo

Pubblicato in Amore

Giusto quando ci si concentra su sé stessi, sul lavoro, gli impegni, si rimandano inviti, cene, proposte e si inventano mille scuse per uno stile di vita assolutamente misantropo, quasi all'insegna della sociopatia, giusto una mattina quando la fretta e l’ansia di arrivare anche stavolta in ritardo, nel bel mezzo della strada ci s’imbatte, ci si scontra in una visione assolutamente celestiale.

Era successo in una delle mie incasinate mattine, una di quelle in cui afferri ventiquattrore giacca e jeans, giusto il tempo di un cappuccino e di una sistemata quasi decente ai capelli.

Il tempo era sempre stato un tiranno, imperdonabile, non bastava mai , e il prezzo era quasi sempre sacrificare la vita privata, per la vita lavorativa. Avevo deciso di prendermi una pausa, avevo smesso di vedere gli uomini, un po’ per noia, un po’ perché avevo già perso fin troppo tempo, e fin troppo me stessa nell'ultima storia.

Le mie giornate trascorrevano velocemente. Alle otto del mattino ero già fuori casa e il mio rientro non era mai prima dell’orario di cena. L’unico lusso che ancora mi concedevo erano i miei bagni caldi al profumo di mirra e vaniglia, i miei sigari, lo shopping e infine la tappa al supermercato ogni sera prima di cena, anche se questo più che un lusso era una necessità .

Quando gli scrittori avevano le stagioni, io avevo i mesi, i giorni, le ore, i minuti e i perfino secondi. Sentivo che nessuno avrebbe capito i miei stati d’animo, la mia vulnerabilità, i miei sbalzi di umori, e perfino le mie incazzature, a parte me.

E in effetti passare un po’ di tempo con me era l’unico modo per sentirmi serena, niente scenate, niente obblighi, niente vincoli me e soltanto me. Un ego ingordo di sé. Tenevo alla larga gli uomini, sebbene non demordessero mai negli inviti, nelle proposte, e talvolta nelle dichiarazioni che se non fossero state d’amore sarebbero state da horror. La mia paura di cadere ancora una volta nell'amore mi teneva lontano da qualunque coinvolgimento emotivo, qualunque.

Ma quella mattina, con distrazione e passo veloce, inciampai su quell'uomo. Accennai con voce incazzata a “un mi scusi”, quando alzai gli occhi lo guardai, sembrava un angelo, e fu un incanto.

 

 

Gli occhi di colore zaffiro rivelavano un accennato sorriso e i lunghi riccioli biondi cadevano su larghe spalle. Doveva essere alto 185 e il suo petto era decisamente ampio e piatto. Quando le sue braccia mi accolsero nello scontro, sentì un meraviglioso profumo. Indossava un vestito elegante, uno di quelli costosi.

Non riuscivo a distogliere lo sguardo neanche a mettercela tutta. In un attimo avevo mandato a fanculo tutte le mie fantateorie sugli uomini, tutte le convinzioni sulla single-tudine. Quell’uomo era padre natura, e io una povera donna che non vedeva un uomo, che non usciva con un uomo da un pezzo. Mi chiese se andava tutto bene risposi di si.

Sono trascorsi due mesi da quel fatale incontro scontro, e andava ancora tutto bene fino ieri mattina, quando fatalmente ci siamo per l'ennesima volta rincontrati scontrati...

 

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«Che amarezza. Constatare che in giro ci son più coglioni che piccioni»
(riflessione personale, inaspettatamente aforistica)


Non pensavo (non speravo) di dovermi ritrovare tra me e me a raccogliere ulteriori elementi, salterini come pulci sul cuoio capelluto fertile, a suffragio della mia totale sfiducia nei confronti dei rapporti umani, anzi, mi ripeterò, dei rapporti uomo-donna. E, ancora una volta, la freccetta della mia delusione si va a ficcare dritta dritta nel suo bersaglio preferito.

Il bacino di utenza dei trentenni-trentacinquenni pullula di esemplari, alcuni depennabili d’acchito, altri apparentemente meritevoli di interesse ma, dopo aver sollevato il velo di Maya, degni soltanto di essere ricoperti, ma che dico, avvolti da un Sudario Pietoso.
Cerco di superare la fase dell’autocolpevolizzazione mortificante. Dopo essermi biasimata per aver dato spago al classico Bastardo Fascinoso, ricadendo nell’imbarazzante cliché della tipica donna, ho preferito smettere di soffrire per fallimenti annunciati, e provato ad ampliare i miei orizzonti, aprendo la mia finestra emotiva anche all’altro emisfero maschile. E ho dovuto questa volta armarmi di onestà morale, prostrandomi al cospetto del mio cervello (o dello strano pasticcio di fettuccine che ne fa le veci).


Ok, lo ammetto, il tanto anelato, sospirato, decantato, mitizzato Uomo Serio e Rassicurante, che tutte noi (o molte di noi) vorrebbero al loro fianco, stanche di essere illuse e prese in giro da Delinquenti Senza Scrupoli Né Remore, ma che non trovano neanche a morire, in effetti c’è.
Gli uomini seri ci sono. Ma non ci interessano. E quindi non li cerchiamo. E non appena invece abbiamo sentore di delinquenza, allora caschiamo dagli alberi come pomi gravidi.

 


Mi riconosco esponente di spicco della categoria. E mi tocca dare ragione a molti di quei maschietti che, in virtù della loro elementare, genuina, invidiabile anche se talvolta lapidaria psicologia, ce lo vengono giustamente a recriminare in faccia, sollevando i nostri irsuti grovigli di “se” e di “ma”.
Ce lo vengono a spiattellare sul muso con commovente innocenza, che noi compriamo ciò che disprezziamo, che sputiamo nel piatto in cui ci alimentiamo. Che meniamo tanto il can per l’aia, percorriamo circonvoluzioni aerodinamiche, voli funambolici attorno alle nostre stesse contraddizioni, volendo e respingendo, respingendo e ancora volendo, e più ci respingono e più vogliamo, per un odioso gioco perverso che tratta a pesci in faccia il nostro amor proprio.
E ci credo, che gli uomini rinuncino a capirci. E il bastardo ci piace, ma ci tratta male perché è un bastardo. E quello serio lo vorremmo, ma ai fatti non ci intriga perché è troppo normale. E troppo zerbino, e ci sta appiccicato e non ci dà respiro. Che quando diciamo no intendiamo sì, e quando diciamo sì… Non ne siamo più troppo convinte.

Le cose potrebbero essere così semplici, in effetti. E allora provo ad assecondare e seguire questo percorso di linearità, sperando (o temendo? Eccolollì, il paradosso che aleggia e minaccia…) di mettere ordine nella centrifuga emozionale del mio organismo.

 

Provo a fare pratica sul campo, decidendomi per un esperimento antropologico. Faccio appello alla mia (scarsa, ma volenterosa) fibra morale e mi accingo a portare a termine un compito nobile e coraggioso: smentire l’inossidabile opinione maschile, rivalutando la pregiudiziale anti-muliebre, e dimostrare al mondo che noi donne non cadiamo vittime (in)consapevoli del primo ribaldo che passa.

 

E quindi incontro G., che lavora alle poste. Caruccio, con un sorriso caldo e candido. Serio, tranquillo, jeans, polo abbottonata e scarpe da ginnastica allacciate con doppio nodo. Fumatore, giusto per dare un tocco “bad” al ritratto. E perché no, mi dico. Perché non conoscerlo?
Appunto. Non c’è stato bisogno di conoscenza. Sono bastate poche battute perché la buona volontà scendesse col peso di un vaso di begonie dal settimo piano.
Cortesemente, discretamente, educatamente tampinata fino allo scambio dei numeri e dei contatti facebook, non accade assolutamente nulla, se non la promessa (rinnovata e da me colta, ma mai effettivamente applicata) di una pizza, con l’imbarazzante scrupolo, da parte sua, a lasciare a casa la cagnolina, non abituata a rimanere sola la sera per più di un’oretta.
Mi prudono le punte delle orecchie.
Chiamate mai fatte, sms mai mandati, chiacchierate mancate, caffè mai presi. Io che cerco di provocare gli eventi “capitando casualmente” presso di lui a salutarlo in ufficio, sorridente, gentile, solare, carina, accomodante, cercando di estorcergli (con simulata naturalezza e dissimulato calcolo) una larvata proposta di uscita (un caffè, mica una pizza, e che scherziamo!), proposta che un giorno pare quasi abbozzare, salvo poi rarefarsi come la ionosfera e svanire nel nulla cosmico.
Ma, soprattutto, quel che è grave, gravissimo, imperdonabile, vergognoso, inaccettabile, imprescindibile, inconcepibile, almeno per una gemelli come me: la totale, abissale assenza di comunicazione. E per comunicazione non intendo i soliti civili e qualunquisti convenevoli sul tempo, ma quella comunicazione brillante, fresca, colorita, in grado di inebetirmi come l’aroma dei croissants caldi di primo mattino. Zero dialogo, zero battute, zero stimoli, zero interazione. Il nulla, nero come il nulla pascoliano, anzi, grigio come la noia leopardiana. La calma piatta.
E io qui ad aspettare che Casper batta un colpo sotto il tavolo.
E allora basta. Allora ho ragione. E che non mi si venga a dire che “magari aspettava che ti facessi avanti tu”, perché esplodo come una pentola a pressione impazzita. Questa è la classica frase capace di farmi schizzare come un missile a velocità supersonica. Aspettava che mi facessi avanti io? Per avere eventualmente il permesso di fare il passivo casomai le cose fossero evolute (casomai, eh…)? E’ chiaro che stiamo parlando di fantascienza.
E allora ricado nella fossa del non ritorno. Perché se l’alternativa al Bastardo Senza Scrupoli dev’essere il Mollaccione Bollito, allora scelgo la cioccolata.

 

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