10 Lug

Gli uomini preferiscono la crème brulée. Ma scelgono la gelatina.

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La dolcezza è femmina. Come un sacco di altre cose.

È piuttosto bizzarro il percorso mentale che può scaturire da un’innocua tazza di Nesquik a colazione. Eppure, leggendo il fondo della tazza (ma non erano i fondi di caffè?...) mi salta in mente una metaforona ona ona spendibile nel più breve tempo possibile.

Era ne Il matrimonio del mio migliore amico, mi pare, in cui una splendida Julia Roberts si fa soffiare il posto da un’acerba sgallettata, tale Cameron Diaz, la rana dalla bocca larga. È di Julia/Jules la felice, felicissima metafora. Non starò qua a disquisire sul film (ah se Rupert Everett non fosse stato troppo amico e troppo gay, che acquisto avrebbe fatto Julia/Jules, altroché!), ma ruberò la gloriosa metafora a Julia/Jules, e la adatterò alla mia riflessione.

Gli uomini sono attratti dalla crème brulèe. Affascinante dolce, cremoso e sensuale, con quella crosticina caramellata che mmmmmm! Aveva ragione Amélie, è una goduria romperla col cucchiaino. Gli uomini ne sono intrigati. Ma le cose affascinanti, intriganti, in quanto tali sono anche complesse e tortuose. E non sempre decifrabili, o per lo meno non subito. Non ci si può e non ci si deve limitare alla crosticina caramellata. Per caramellare la crème brulée ci vuole la fiammata.

Ed è qui il magno discrimine rerum. Parlando come si mangia, qui casca l’asino.

Perché la fiammata non è un fuoco di paglia, ah no. C’è tutta una crema inglese da scoprire. E non si pensi che una volta rotta la crosticina i giochi siano fatti. Bisogna avere la pazienza e la costanza di raschiare col cucchiaino fino in fondo.

Ma è evidente che, quando il percorso si fa tortuoso, per quanto affascinante, non valga la pena rischiare, troppo complicato. Troppo interessante.

E allora non rimane che la gelatina. La gelatina è una sicurezza. Non è che gelatina. Molliccia e gommosa, ha un saporino standard. Ed è una garanzia. La gelatina la trovi ovunque. Soprattutto negli ospedali. Perché peraltro, improvvisamente, mi si stampa lucida in fronte l’immagine di un episodio di Dawson’s Creek, in cui una giovanissima Michelle Williams assiste un suo immaturo e tenero spasimante che, per comprarle un costoso anello, si fa letteralmente cavare il sangue dalle vene.

Ebbene, in una confortevole e confortante sala d’ospedale, i due gustano una deliziosa gelatina.

Ecco. La gelatina sa di ospedale. La crème brulée sa di donna.

E succede che l’uomo si mette con la gelatina per stare comodo e avere le spalle coperte, ma nel frattempo non disdegna la compagnia di una crème brulée che però si sa, getta fiamme e delizia i palati, se apprezzata appieno.

E a questo punto ecco che scatta la legge del contrappasso. Quella cattivona. Accade che la crème brulée, pur di piacere e compiacere, fa di tutto per diventare gelatina. Si smonta e si sgonfia, poverella. Ma non funziona, perché la crème brulée non potrà mai essere gelatina, né la gelatina crème brulée, ma di questo non c’è bisogno. Perché la gelatina sta benissimo dove sta, a fare quello che fa. Comoda, placida e tremolante. Mentre la crema bruciata annaspa, si affanna e si arrabatta a destra e a manca rischiando di snaturarsi per diventare ciò che non è.

 

uomini-scelgono-donne-sbagliate

 

A tutta prima mi verrebbe da esultare “Eureka! Ho trovato una contraddizione anche nella logica maschile! Ma allora siamo uguali!” E invece… Invece no. Perché? È presto dimostrato.

Si potrebbe pensare che nemmeno gli uomini sappiano cosa vogliono, che preferiscano la storia comoda comoda, ma si divertono a stare coi piedi in due scarpe, e manco si sognano di mollare la gelatina comoda comoda per la crème brulée!

Invece siamo daccapo. Care amiche donne, è ancora colpa nostra. Perché siamo noi, noi dico, a dare corda all’Umanoide maschio, noi ad alimentare il gioco, noi che in fondo in fondo un po’ lo cerchiamo, un po’ ci speriamo, un po’… Un po’ ci facciamo infinocchiare. E ci piace e non ci piace.

E invece dovremmo essere granitiche, ferme e ferree, marmoree.

E invece siamo noi, ancora noi, sempre noi a permettere all’Altrui di gestirci e giostrarci a suo piacimento. E non proviamo nemmeno a dire che riusciamo a tenere in mano la situazione, perché non è così.

È la situazione che tiene in mano noi. Allora bruciamoci, siamo crème brulée. Sbruciacchiamoci fino a diventare immangiabili. Ma non possiamo fare nemmeno questo. Perché in fondo ci piace troppo essere crema.

Ah, quanto ci piace.

 

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Letto 3925 volte Ultima modifica il Mercoledì, 10 Luglio 2013 17:02
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Martina Vecchi

È difficilissimo definirmi, ho un carattere confuso e contraddittorio, faticoso da gestire perché spesso impenetrabile. Forse perché sono dei gemelli? Una spada di Damocle che mi accompagna da sempre!

Quel che so è che amo scrivere, tantissimo, e leggere, e camminare e camminare per ore e chilometri. Amo tutta l’arte, sono una persona molto (troppo!) mentale e riflessiva, mi piace la comunicazione, e, ahimè… Lo shopping! Dovrei aprire una succursale perché il mio armadio comincia a scricchiolare…

Non sono una nottambula, amo le serate casalinghe in compagnia di un buon libro o di un film, e del mio orsacchiotto preferito. Sono una coccolona e mi lego profondamente a tutto e tutti, cose, persone, situazioni, profumi. Amo perdermi nella quotidianità delle piccole cose rassicuranti, e questa è la mia vera ambizione, trovare la serenità qui e ora.